Funerali Peppino di Capri, l’ultimo applauso arriva nella «sua» piazzetta

Grazia e nostalgia. Le parole di don Pasquale Irolla raccontano chi era Peppino di Capri e come sarà da ora la sua isola, la sua casa, in sua assenza dopo 86 anni di vita, quasi 87, li avrebbe compiuti il prossimo 27 luglio. In un assolato pomeriggio di domenica estiva, la ritualità quotidiana della piazzetta, fatta di selfie sfrenati, brulicanti comitive esauste, caccia al brand, si ferma. Chiudono i bar, per rispetto a un caprese doc. Poco prima che il feretro esca dalla camera ardente, gli ombrelloni vengono chiusi, le sedie portate via. Ai turisti si sostituisce la comunità caprese, gli amici dello chansonnier, artisti e non, istituzioni, anche la stampa, perché Giuseppe Faiella era cantante e uomo conosciuto in tutto il mondo. «Roberta» e «Champagne» riecheggiano dagli altoparlanti. Il sognatore accompagna l’uscita del feretro dalla chiesa di Santo Stefano. Un maxischermo viene allestito nella piazzetta per consentire alle tantissime persone intervenute di seguire la cerimonia funebre. Dalle 17 entra in vigore il lutto cittadino.

C'è Aurelio De Laurentiis che dal pulpito ricorda la sua amicizia con Peppino, nata al castello aragonese di Ischia, continuata poi con pranzi, cantate, anche al cinema. «Peppino ha fatto un inno negli anni ‘80 per il Napoli che voglio andare a rivisitare per riproporlo anche al Maradona quando ricomincia il campionato». Il presidente è visibilmente emozionato: «Con lui abbiamo fatto due film, ”A spasso nel tempo”, che lo rappresentava in pieno perché tu non puoi andare a spasso nel tempo senza fermarti alla tappa Peppino di Capri, e “Natale col boss”, in cui interpretava sè da un lato e un boss dall'altro, perché un chirurgo compiacente della camorra aveva cambiato i connotati al camorrista con quelli di Peppino. E lì la recitazione cominciava a diventare un po’ più complessa e complicata. Ma lui non ha avuto una perplessità, il film è stato un grandissimo successo». Adesso, ha concluso il produttore cinematografico rivolgendosi al figlio Edoardo, «immagino tuo padre alla corte del Signore con il suo pianoforte e una coppa di champagne brindare per l'eternità».

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Sopra la bara di legno chiaro un cuscino di rose gialle e una fotografia in bianco e nero del cantante, con gli inconfondibili occhiali. «Da ragazzino con il pianoforte e sempre con gli occhiali, che lo hanno accompagnato sino alla fine, anche nella bara. Perché questo era lui», ricorda appunto don Pasquale nella sua omelia. «Peppino ha portato e ha innalzato l’isola in tutto il mondo e in tutto il globo è riuscito a farsi conoscere, apprezzare, applaudire e ad amare, nella gioia di ciascuno di noi, nella bellezza di vederlo crescere e farci innamorare con le sue canzoni» ha continuato.

Nell’ex cattedrale presenti anche, tra gli altri, Diego Della Valle, Luca Cordero di Montezemolo, Eugenio Bennato con Pietra Montecorvino, il prefetto di Napoli Michele di Bari, che sottolinea a fine messa l'importanza della funzione del cantante, quella di portare bellezza e aggregazione. E l'assessore comunale di Napoli, Chiara Marciani, i familiari, la ex moglie Roberta. «Dovessi anch’io prendere come dettagli che parlano di lui le canzoni», aggiunge il parroco, «punterei su “Un grande amore e niente più”. Peppino ha avuto un grande amore e questo grande amore l'ha cantato ed è stata la musica, amore che ci ha fatto innamorare, amore che lo ha spinto a vivere e andare avanti fino alla fine, a cantare, a suonare.

Il primo a ricordarlo dopo la messa è Roberto Russo, brand caprese di abbigliamento. C'è anche Depsa, al secolo Salvatore De Pasquale, coautore di ben 54 canzoni di Peppino, tra cui «Champagne». Il sindaco di Capri, Paolo Falco, ricorda che «oggi diamo l'addio a un’icona della musica italiana e anche internazionale. È un nostro concittadino che ha avuto sempre un legame stretto con la sua isola, non l'ha mai perso, sia lui che la sua famiglia e i suoi figli. Quindi oggi onoriamo la sua memoria e la sua arte che resta indelebile per sempre, perché ha veramente onorato l'anima di Capri». Per il primo cittadino isola «Peppino lascia un grande esempio, l’esempio di un'Italia che nel dopoguerra ha saputo risalire, ha saputo difendersi da quello che era successo, lascia un esempio per i giovani e per tutti quanti noi di come da una piccola isola come Capri si possa arrivare a un successo mondiale facendo arte e lasciando la sua arte impressa. Ha rappresentato un sogno per tanti italiani e lo continua a rappresentare, ha rappresentato la vita di tanti italiani».

«Ultimamente mi sono legato al brano “Il sognatore” perché poco prima che morisse gli avevo chiesto qual era la sua canzone preferita delle oltre 500 che aveva inciso, e lui mi ha indicato quella. Adesso l’ascolto con orecchie diverse. È un po’ una sua autobiografia, perché c'è malinconia, però c'è anche eleganza, c’è papà». Così Edoardo Faiella, il figlio maggiore, in chiesa insieme ai fratelli Igor e Dario e alla zia Carola, sorella di Peppino.

Intanto continuano le reazioni addolorate del mondo dell'arte. Ieri Peppe Barra ha ricordato che «quando va via un amico, che oltre a essere un affetto è anche un artista che hai stimato e che ha accompagnato la tua crescita con le sue canzoni, non si può fare a meno di essere tristi. Caro Peppino, ora sei nella luce. La stessa luce che hai sempre avuto negli occhi e che hai donato a tutti noi attraverso la tua musica».

Poi... Ora Peppino riposa nel cimitero di Capri, nella cappella di famiglia.