La Fata Morgana è l’effetto ottico che mostra all’orizzonte immagini di cose lontane e distorte fino a diventare irriconoscibili, a causa dell’aria che si stratifica per temperatura. Alla Fata Morgana consapevolmente, ma anche no, cedono tantissimi che spiegano l’intelligenza artificiale, portandosi avanti prima ancora di capirla a fondo.
Succede, soprattutto quando la tecnologia e la nostra capacità di assimilarla e digerirla viaggiano a velocità differenti. Sono momenti, fasi che segnano svolte importanti, in cui occorre un faro, una luce di riferimento.
E se scienza e percezione della realtà divergono, la filosofia aiuta a leggere e spiegare. Luciano Floridi è filosofo e faro, assieme. Ha cominciato con il mettere in un unico ambiente informativo la realtà fisica e quella digitale. Ci spiega che la fusione fra la vita online e quella di tutti i giorni è completa e indissolubile. Ed arrivano l’infosfera e il concetto “onlife” a inquadrare le nuove categorie di confronto.
Merce rara, e non è una banalizzazione. Floridi riporta al centro il pensiero critico e dà la giusta dimensione a un confronto epocale a partire dal linguaggio. Evidenzia quei prestiti concettuali che mutuano le terminologie della biologia e delle neuroscienze per spiegare eventi tecnologici e mette in guardia dai solchi mentali che ne derivano, indirizzando la percezione dei fenomeni, creando bias e pregiudizi. Come lo stesso termine “intelligenza”, impropriamente attribuito a una tecnologia statistica, certo stupefacente, estremamente potente, comunque altro rispetto all’intelligenza umana. E dirla artificiale non basta a marcare la differenza, anzi. Nel 1956, quando John McCarthy per primo parlò di «intelligenza artificiale» alla Conferenza di Dartmouth, questa scelta lessicale, oltre a unire un campo di ricerca ancora frammentato, fu utile ad attirare fondi e attenzione.
Seguire Floridi, leggerne i libri e le pubblicazioni, appassionarsi al percorso di Orbits, che da tre anni genera un confronto attivo con la comunità allargata di chi produce sia cultura sia beni materiali, significa tenere la rotta in questa navigazione, complicata come lo è ogni itinerario che passi attraverso le rivoluzioni tecnologiche e sociali. Conforta vederlo fresco premiato per la Saggistica Internazionale, riconoscimento che marca il confine fra il filosofo da Strega e i troppi apprendisti stregoni.