Futura diocesi, il vescovo: "Fine gestazione vicina. Manca l’unione giuridica"

"La gestazione della nuova diocesi è ormai verso la conclusione, e tanto più ci si avvicina alla fine della gravidanza, quanto più crescono attesa e desiderio", ha detto don Maurizio Trevisan, vicario per la pastorale, suggellando l’assemblea interdiocesana dei fedeli di Modena e Carpi, ieri mattina alla chiesa di Gesù Redentore. La nascita della nuova diocesi ‘unica’ sembra ormai vicina, "ma io ormai non faccio più pronostici sui tempi", sorride l’arcivescovo Erio Castellucci.

Don Erio, parte un nuovo anno pastorale per le due diocesi ancora ‘distinte’: la prospettiva è che possa concludersi con le due diocesi unite. A che punto siamo? "Di certo siamo a buon punto, e in questi mesi di lavoro abbiamo già realizzato due terzi dell’unificazione. Per esempio, abbiamo unito alcuni organismi diocesani sotto forma di servizi pastorali che oggi sono in comune fra Modena e Carpi. E poi, di fatto, abbiamo già unificato il territorio: prima c’erano tredici vicariati nella diocesi di Modena e sei zone pastorali in quella di Carpi, e oggi abbiamo cinque grandi vicariati. Proprio oggi in assemblea abbiamo ascoltato i cinque vicari territoriali nominati a Pentecoste".

Che sono cinque parroci... "Sì, don Daniele Bernabei, designato vicario per l’area Mirandola - Finale Emilia, don Andrea Zuarri, parroco di Sant’Agata di Cibeno, per il vicariato di Carpi, don Alberto Zironi, parroco di Nonantola e Redù, per il vicariato di Modena - Nonantola, don Luca Fioratti, parroco di Vignola e Brodano, per la Pedemontana, e don Martino Lofek, parroco di Zocca e Montombraro, per la Montagna".

Manca un ulteriore passo? "L’unificazione giuridica. Ma questo dipende dal Vaticano. Ci stanno chiedendo ulteriori determinazioni, come il nome della diocesi, i santi protettori e altro. Questo fa pensare che, per riprendere l’immagine utilizzata da don Maurizio, si stia andando verso la sala parto".

Ma con quali tempi? "In passato mi ero sbilanciato con alcune date, ma adesso non più. Sappiamo che i tempi si sono dilatati per vari fattori, come la morte di Papa Francesco e gli avvicendamenti al vertice del dicastero per i vescovi. Avrò un nuovo appuntamento con il Nunzio apostolico tra fine ottobre e i primi di novembre. Spero che si possa compiere l’ultimo tratto dell’unificazione per l’inizio del 2027".

In assemblea qualche vicario ha sottolineato difficoltà nell’unificazione... "In generale, ho notato che i laici delle nostre comunità parrocchiali, delle associazioni e dei movimenti sono felici di lavorare insieme. Alcuni sacerdoti fanno più fatica, e posso comprendere: probabilmente hanno un diverso senso di appartenenza diocesana, sono sempre stati incardinati in una diocesi e ‘allargarsi’ per loro può sembrare più difficile. Ma direi che tutti stiano superando questi campanilismi".

Ha posto al centro dell’anno pastorale la formazione integrale e soprattutto l’incontro. Perché? "Perché in realtà le possibilità di incontro sono tantissime, molte più di quelle che avvengono nel perimetro della chiesa parrocchiale o della canonica. Parroci e operatori pastorali lo sanno benissimo: la Chiesa è presente nei passaggi di vita delle persone, non soltanto quando si celebrano i sacramenti, ma anche in altri momenti di gioia o di difficoltà, una malattia o magari la festa per un esame scolastico scuperato. Attraverso una rete di laicato attento, la comunità cristiana può intercettare questi momenti e rendersi presente".