
Da Gallarate a Firenze, Torino e Genova, fino a Marsiglia e soprattutto Parigi. Una carriera durata pochissimi anni, interrotta dalla morte a soli 29 anni, ma sufficiente a portare Renzo Colombo dagli studi artistici italiani ai Salon parigini e alla direzione artistica del Musée Grévin. È dedicata a questa figura dell’Ottocento gallaratese la mostra “Renzo Colombo. Uno scultore tra Gallarate e Parigi”, allestita al Museo della Società Gallaratese per gli Studi Patri e curata da Omar Cucciniello, conservatore della Galleria d’Arte Moderna di Milano.
L’esposizione, che inaugura sabato 3 ottobre e resterà aperta fino al 7 febbraio 2027, chiude il calendario con cui la Studi Patri celebra un doppio anniversario: i cento anni del Museo e i 130 anni della Società Gallaratese per gli Studi Patri.
«Questa mostra permette di riportare all’attenzione una figura importante della storia artistica gallaratese, che ha avuto una vicenda molto breve ma anche una dimensione internazionale sorprendente», spiega Matteo Scaltritti, direttore del Museo della Studi Patri.
Da Gallarate ai Salon di Parigi
Renzo Colombo nasce a Gallarate il 16 febbraio 1856. Il padre Giacomo è musicista e direttore della Cantoria della basilica di Santa Maria Assunta e della Filarmonica, mentre la madre Maria Grangé è maestra elementare. I primi passi nella formazione artistica avvengono proprio in città, dove frequenta la scuola tecnica di disegno, incontra anche due scultori destinati a incrociare nuovamente il suo percorso: Giovanni Dupré e Odoardo Tabacchi. In questi anni ottiene inoltre la protezione del barone Costanzo Cantoni, che ne sostiene la formazione.
Nel 1873 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove si diplomerà due anni dopo. Dopo un primo periodo con studio a Gallarate, nel 1877 è a Firenze, dove frequenta la bottega di Giovanni Dupré e realizza Archimede e una prima versione del “Ritorno dal Golgota”, una delle sue opere più impegnative, apprezzata dallo stesso maestro. Dopo un breve soggiorno a Roma, nel 1879 Colombo raggiunge Torino e la bottega di Odoardo Tabacchi. Qui collabora all’Angelo della tomba Ponti per il cimitero di Gallarate, prima che alcuni dissidi con il maestro lo inducano a tornare nella città natale.
Nel dicembre del 1881 Colombo va a Marsiglia «con l’intenzione di raggiungere la Spagna», ma si ferma nella città portuale francese, il destino lo porta poi a Parigi.
La capitale francese diventa il centro della sua attività. Nel 1883 espone al Salon Zuavo e Fanciulla abruzzese; l’anno successivo presenta Socrate davanti ai giudici e il busto di San Gerolamo. Diventa inoltre direttore artistico del Musée Grévin e sposa Aline, figlia di Billotey e a sua volta pittrice.
Napoleone e il “Ritorno dal Golgota”
Nel 1885 Colombo porta al Salon il busto di Napoleone I, destinato a diventare una delle sue opere più note e a essere riprodotto in diverse repliche. L’imperatore è rappresentato con gli attributi della sua iconografia militare, dal caratteristico bicorno all’abbigliamento da cavallerizzo. L’opera ha avuto una notevole diffusione anche sul mercato antiquario e una copia è conservata al celebre museo dell’Hermitage a San Pietroburgo.

Napoleone I, particolare
Un altro lavoro centrale nel percorso dello scultore è il “Ritorno dal Golgota”, opera religiosa che ebbe anche una fortuna in ambito funerario. Il gruppo in gesso venne esposto postumo al Salon di Parigi del 1886. «Quest’opera è presente in due copie anche al cimitero monumentale di Gallarate: una copia in scala ridotta sulla tomba famiglia Colombo e una copia in scala ingrandita, sulla tomba famiglia Martegani, a chiudere il primo viale a sinistra».
La morte a soli 29 anni
La parabola artistica di Colombo si interrompe bruscamente nel 1886. Lo scultore muore il 25 settembre a Fougères, dove si era recato per l’inaugurazione di un monumento. Aveva appena 29 anni. Viene sepolto al cimitero di Batignolles, a Parigi.
Sulle circostanze della sua morte rimane anche una piccola zona d’ombra nella storiografia locale. «Pier Giuseppe Sironi, nella Rassegna Gallaratese di Storia ed Arte del 1954, scrive “pare avvelenato” – ricorda Scaltritti – ma è un’affermazione che appare piuttosto azzardata e che non possiamo assumere come un dato certo».
La morte dell’artista non interrompe però il rapporto della famiglia con Gallarate. «È interessante anche il rapporto che continua dopo la morte di Colombo: la vedova mantiene i contatti con Gallarate e con la Studi Patri fino agli anni Cinquanta, quando era ormai novantenne», sottolinea Scaltritti.
I gessi dai depositi della Studi Patri
È proprio il patrimonio conservato dalla Studi Patri a costituire il cuore della nuova mostra. Il percorso presenta una trentina di opere tra gessi e bronzi nella sala principale. Una seconda saletta raccoglie invece disegni, fotografie, scritti, lettere e altri documenti originali, offrendo un racconto che affianca alle opere la ricostruzione della vita dello scultore.
Un ruolo particolare hanno i gessi conservati per lungo tempo nei depositi del museo e ora restaurati grazie a una convenzione con l’Accademia di Restauro Aldo Galli di Como. Il lavoro è stato realizzato in due lotti, in due anni differenti.

Ritorno dal Golgota, particolare
«Una parte significativa delle opere era conservata nei depositi del museo» spiega Scaltritti. «In particolare i gessi sono stati restaurati grazie alla convenzione con l’Accademia Aldo Galli di Como, attraverso un lavoro sviluppato in due lotti e in due anni diversi».
Il percorso permette così di riportare alla luce opere che raccontano anche lo stretto rapporto tra Colombo e la sua città. Tra queste c’è la fusione in bronzo del San Giovanni Battista, progettata già prima della nascita della Studi Patri «in previsione di una donazione alla basilica di Santa Maria Assunta per la cappella dedicata al santo», ma poi rimasta alla Società.
Tra i documenti figura invece una testimonianza del 1929 relativa alla donazione al sindaco di Gallarate di un busto di dama fiorentina, fatto fondere a Parigi.
Il convegno di studi al Teatro Condominio
L’inaugurazione della mostra sarà preceduta, nella mattinata di sabato 3 ottobre, da un convegno di studi dedicato a Renzo Colombo, in programma dalle 10 alle 13 al Ridotto del Teatro Condominio di Gallarate. A coordinare i lavori sarà Matteo Scaltritti.
Dopo i saluti istituzionali, Jessica De Fiore interverrà sul tema “Renzo Colombo e il suo tempo: vita, formazione artistica e contesto culturale nella Gallarate dell’Ottocento”. Omar Cucciniello, della GAM di Milano, approfondirà invece “Renzo Colombo e la Francia”.
Lo stesso Matteo Scaltritti parlerà de “Le opere di Renzo Colombo e il Museo della Studi Patri”, mentre Massimo Palazzi, presidente della Società Gallaratese per gli Studi Patri, proporrà un intervento dal titolo “Lo studio dell’Artista: Renzo Colombo nel suo ‘pandemonio’”.
A chiudere gli interventi saranno Vanda Franceschetti e Veronica Ruppen dell’Accademia di Restauro Aldo Galli di Como, che presenteranno “Le opere di Renzo Colombo tra tecnica esecutiva e restauro”, approfondendo dunque anche il lavoro condotto sulle opere oggi esposte.
Al termine del convegno ci si sposterà al Museo della Studi Patri, in via Borgo Antico 4, per l’inaugurazione della mostra.
“Renzo Colombo. Uno scultore tra Gallarate e Parigi” sarà visitabile al Museo della Società Gallaratese per gli Studi Patri, in via Borgo Antico 4 a Gallarate, dal 3 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027.