A diciannove anni dall'omicidio di Chiara Poggi, mentre l'ex fidanzato Alberto Stasi continua a scontare la sua pena - da qualche settimana fuori dal carcere grazie all'affidamento in prova ai servizi sociali - la Procura di Pavia sembra pronta a riscrivere il caso. Il termine per le indagini preliminari è fissato al 28 settembre. Poi Andrea Sempio, attuale indagato, potrebbe essere rinviato a giudizio. Tag24 ha fatto il punto con la criminalista Marta Casà, fondatrice e volto del canale Youtube di cronaca nera "Mente Criminale".
Il "bias di conferma" e gli errori nelle prime indagini
Per Casà, uno dei nodi principali riguarda il modo in cui furono condotte le prime indagini. "Ci si è concentrati subito su un'unica persona", spiega la criminalista. "Questo ha favorito il cosiddetto 'bias di conferma', un meccanismo per cui un'ipotesi diventa una teoria, guidando ogni mossa".
Nella sua lettura, la pista Stasi è finita per diventare il riferimento attraverso cui leggere gli elementi raccolti. "Una visione a tunnel", sostiene, che ha finito per lasciare molti interrogativi. Fino alle nuove indagini, che sembrano ora voler riscrivere il caso. "Non so se si sia trattato di incompetenza o se c'è stato qualcos'altro", spiega.
"Entrambe le possibilità mi preoccupano". La prima perché "il problema non sarebbe più solo il delitto di Garlasco, ma il sistema italiano". Cosa che, dice, "mi fa molta paura, soprattutto da persona che si occupa di questo campo". Casà si riferisce anche alla gestione della scena del crimine e dei reperti.
La scena del crimine e la posizione di Alberto Stasi
"I protocolli di prevenzione della contaminazione erano gli stessi anche nel 2007, non sono cambiati", precisa la criminalista. Eppure, come è emerso nel corso delle nuove indagini, "la scena del crimine fu frequentata da chiunque" e molti reperti sono andati perduti.
"Dell'impronta 33, per esempio, si è iniziato a parlare ora, nonostante Mattei (all'epoca tenente colonnello, ndr) l'avesse descritta come umida, fresca". Casà cita anche "le impronte della vittima che non sono state prese".
Ancora, "i due cucchiaini nel lavabo che non sono stati analizzati". E altri elementi. "Ci sono tanti aspetti che oggi purtroppo non si possono andare a recuperare", spiega. Con tutte le conseguenze che ne derivano.
"Non si può individuare la dinamica di un evento se non si hanno tutti i pezzi, un po' come accade per lo storico". Il risultato è, secondo lei, che resteranno zone d'ombra. Anche se, precisa, "non capisco come sia possibile che, dopo tutti i dubbi emersi in questo anno e mezzo, ci sia ancora chi considera Stasi colpevole".
Sempio, gli elementi dell'accusa e i dubbi da chiarire
Sul nuovo indagato, Casà osserva: "Penso ci siano gli elementi sufficienti affinché la Procura chieda un rinvio a giudizio. Faccio fatica a pensare che dopo tutto questo dispiegamento di forze e di consulenze i pm non abbiano o non stiano cercando di crearsi un'impalcatura solida", spiega.
Si attendono ancora gli esiti degli accertamenti disposti dopo il deposito delle consulenze della difesa di Andrea Sempio, in particolare del "lavoro del professor Catanesi, che dovrà pronunciarsi su qualcosa di molto importante, l'aspetto psichiatrico-forense". Tra gli elementi emersi finora, la criminalista ne individua tre in particolare.
"Il Dna, l'impronta 33 e i soliloqui: sono elementi molto importanti", sostiene. La difesa cercherà di smontarli, come ha già fatto, nel caso del materiale biologico, parlando di "contaminazione", "ma dovrà spiegare allora, per esempio, perché sotto le unghie di Chiara non sia rimasto il Dna del fidanzato", dichiara.
L'intervista integrale alla criminalista Marta Casà di "Mente Criminale" è disponibile sul canale Youtube di Tag24.