"Le espulsioni dalla Germania verso l'Italia si faranno". Berlino si dice "sorpresa dall'agitazione" di Roma e "dalle divergenze" su un tema, quello dei migranti cosiddetti 'dublinanti', che ai tedeschi sembrava chiarito ma che, in piena estate, si è ripreso la ribalta in tutta Europa in seguito alla crisi di Ceuta. E mentre le autorità di Madrid e Rabat intensificano appelli e sforzi per evitare un secondo assalto alle due exclave spagnole in Marocco (l'allarme stavolta sembra concentrarsi più su Melilla), la premier danese Mette Frederiksen - che per prima si era schierata con Giorgia Meloni nella querelle con la Spagna sulla sospensione di Schengen - si è detta pronta a rafforzare i controlli alle frontiere, fino a chiuderle del tutto, se dovesse arrivare una nuova ondata migratoria in Europa.
"Germania e Italia già da tempo collaborano bene sulla questione migratoria e sulla implementazione del sistema di asilo comune", ha detto un portavoce del ministero dell'Interno tedesco, manifestando lo stupore di Berlino per la reazione italiana alla ripresa delle espulsioni di chi ha raggiunto la Germania dal nostro Paese. "Nell'autunno 2025 - ha spiegato il portavoce - abbiamo chiuso accordi bilaterali con Italia e Grecia, stabilendo che le norme di Dublino sarebbero state nuovamente applicate dall'entrata in vigore del sistema europeo comune di asilo", avvenuta il 12 giugno 2026. Le espulsioni verso l'Italia riguarderanno dunque "i casi successivi" a quella data, mentre "per i casi precedenti" - che Matteo Piantedosi ritiene "azzerati" - il portavoce si è riservato di "verificare" prima di "fornire una risposta precisa in un secondo momento".
Non è chiaro quindi in quale caso ricada la giovane somala da marzo in Germania che Berlino vuole espellere in Italia il 19 agosto. Non solo, secondo un'ong tedesca il pugno duro del governo Merz - inasprito con l'avvicinarsi delle elezioni regionali -, pur sostenendo di non riconoscere "il regime del terrore di Kabul", ha di fatto già iniziato a collaborare con i talebani per rimpatriare cittadini afghani.
"Non credo che ci sia un problema" con la Germania, ha intanto smorzato Antonio Tajani, rilanciando allo stesso tempo la questione delle navi delle ong di soccorso in mare che battono bandiera tedesca e "che hanno fatto sbarcare" migranti in Italia. Nella redistribuzione dei 'dublinanti' - intesi come coloro che hanno lasciato il Paese di primo approdo per chiedere asilo in un altro -, Roma chiede di tenere conto di questa "componente", hanno insistito sia Tajani che Piantedosi, invocando una soluzione di "equilibrio". Il titolare del Viminale ha quindi parlato di "una discussione serena e proficua" con i colleghi tedeschi.
Il ministro degli Esteri è poi tornato a replicare al collega spagnolo Josè Manuel Albares che aveva criticato la posizione italiana su Ceuta. "Noi tuteliamo soltanto l'interesse del nostro territorio", ha ribadito Tajani ricordando che la sospensione dell'accordo di Schengen con la Spagna sarà mantenuta almeno fino al 15 agosto, in attesa di verificare se l'allarme per quella data su Ceuta venga smentito dai fatti. Il Marocco ha già rafforzato la sicurezza delle sue frontiere, dopo la diffusione di una campagna sui social media che incita a una nuova migrazione di massa, questa volta verso l'altra exclave spagnola, quella di Melilla. "Non lasciatevi influenzare da appelli sospetti e fuorvianti, che potrebbero mettere a repentaglio le vostre vite", ha avvertito Rabat con un appello ai giovani.
Ma se appelli, misure di sicurezza, militari e forze dell'ordine di Spagna e Marocco non dovessero bastare, e si dovessero ripetere le terribili immagini del 30 luglio - quando oltre 70.000 persone hanno raggiunto Ceuta a nuoto o via terra -, la Danimarca non esiterà "nemmeno per un secondo" ad adottare "le misure necessarie", fino a "chiudere completamente la frontiera, in modo che la polizia controlli tutti coloro che entrano", ha avvertito la socialdemocratica Frederiksen al parlamento di Copenaghen.
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