Ghoulam, intervista esclusiva: "Favasuli è il futuro del Napoli"

Il ginocchio saltò sul più bello, Napoli- City, nel periodo di massimo splendore del Sarrismo e di Faouzi Ghoulam, l'esterno che oggi studia a Coverciano per diventare allenatore e manager e che ha Napoli nel cuore. «Mi feci male al San Paolo, fu una mezz'ora show, il City non riusciva a fare tre passaggi di fila». Pagò di tasca sua il biglietto per arrivare in Italia, gennaio 2014, dopo aver ricevuto la chiamata di Benitez e aver visto il golfo di Napoli su internet. Se ne innamorò subito e il resto è storia: 216 presenze fino al 2022, due vittorie in Coppa Italia, la Supercoppa Italiana, uno scudetto sfiorato e due ginocchia ko a frenare le sue ambizioni. Ma resta il ricordo vivo di un giocatore che a quei tempi era devastante e l'ha ricordato recentemente, in tv, anche Benitez.

Ghoulam e il Napoli, una storia bellissima.

«Giocavo in Francia, mi chiama mio fratello: il Napoli ti vuole. Io dovevo andare alla Roma l'estate successiva. Di Napoli conoscevo solo Maradona. Su internet vedo le foto della città, appena scopro il golfo e il mare mi convinco subito. Mi chiama Benitez mentre sono in viaggio per il rinnovo col Saint-Étienne. Fermo subito l'auto e gli dico: ho il Mondiale questa estate, se vengo a Napoli e non gioco io lo perdo. Non volevo la certezza di un posto da titolare, ma un'opportunità. Lui me l'aveva promessa e poi me l'ha data. Comprai io stesso il biglietto per Napoli con scalo a Francoforte da Lione. E ovviamente non rinnovai più col Saint-Étienne. Arrivò il fax coi documenti del Napoli mentre ero con loro in sede. Fui felicissimo. Ma anche il primo giorno a Castel Volturno è da raccontare».

Prego.

«Già in viaggio non vedo il mare e mi preoccupo e il centro sportivo era meno bello del nostro al Saint-Étienne. Poi faccio le visite mediche, che supero, ma non riusciamo a firmare: avevo una clausola sul mio contratto, avrei preso soldi sul mio trasferimento ma il mio club non mi disse niente. Si parlava di una bella cifra. Così rinuncio a tutto pur di giocare al Napoli».

La partita più bella?

«Quella in casa del City quando mi procuro un rigore. Ma l'inizio fu choc: eravamo abituati ad avere sempre la palla ma dopo quindici minuti non riuscivamo a uscire dalla nostra area di rigore. Poi, però, abbiamo iniziato a palleggiare a casa loro, a casa di Guardiola, e allora pensammo: siamo davvero forti».