Giocatori, il ritorno al pressing è un banco di prova. Basta alibi

Nelle idee di Amorim c'è un ritorno importante al pressing nella metà campo avversaria. Sottolineiamo due parole: ritorno e idee. Ritorno perché l'anno scorso, con Allegri, il Milan ha abbandonato ogni tipo di velleità su questo fondamentale, arroccandosi in difesa con un baricentro basso al limite del fastidioso. Si può spezzare una lancia a favore del tecnico toscano: gli ultimi due anni di Pioli e l'annata che Fonseca e Conceiçao si sono divisi a metà hanno dimostrato che la squadra era ormai allergica al pressing organizzato, dopo tre anni in cui era stato un marchio di fabbrica efficace ed entusiasmante.

IL PRESSING DEL MILAN, ASCESA E DECLINO

Pioli era riuscito a modernizzare improvvisamente il modo di giocare della squadra: per un paio d'anni abbiamo potuto scrivere su questi lidi che il Milan era la miglior squadra europea per tiri arrivati dopo un recupero nella metà campo avversario. Vuol dire che i giocatori rossoneri erano organizzati, avevano una grande condizione fisica e soprattutto avevano una fame ed uno spirito di sacrificio che li portava a mangiarsi il campo per aggredire in modo mortale l'avvio di manovra avversario.

Dopo lo scudetto è finito tutto. "Ti stai imborghesendo, non ti riconosco più", direbbe un laconico Duccio Patanè per descrivere questa situazione. Anche se il tempo corretto sarebbe il passato: ti sei imborghesito. Anzi, vi siete imborghesiti. È bastato un campionato, vinto in modo splendido e con grande merito, per rompere tutto: i giocatori più rappresentativi del Milan, chi per un motivo e chi per un altro, hanno iniziato a mostrare un'involuzione calcistica preoccupante. Chi è andato via, chi si è infortunato, chi si è involuto. Ma tutti, bene o male, hanno smesso di correre per il compagno.

L'IDEA DI AMORIM E LE RESPONSABILITÀ DEI GIOCATORI

E quindi si torna all'altra parola da sottolineare: idee. Per ora è solo un concetto astratto che si è visto 10 minuti contro il Celtic ed una mezz'ora abbondante contro l'Inter. Amorim vuole un bel pressing alto che sia difficile da contrastare per gli avversari. Un po' come succede in ogni partita del Milan, ma al contrario: i rossoneri sono da anni in estrema difficoltà nella costruzione dal basso. Provate a guardare con curiosità, magari già nella prossima amichevole, come vengono gestite dai rossoneri le rimesse laterali nella propria metà campo. Se non ci fosse da piangere sarebbe quasi divertente.

Va completamente ribaltata la situazione: bisogna tornare ad essere macchine da pressing in avanti e concreti nell'uscita palla. Se per il fraseggio può volerci bisogno di tempo per costruire fiducia, automatismi e magari portare in rosa calciatori più capaci, per quanto riguarda il pressing non esistono scuse. Ci vuole propensione al sacrificio, organizzazione, un'ottima condizione fisica e una minima capacità nel riconoscere le varie situazioni di gioco. Allenatore o meno, basta alibi su questo fondamentale. Poi si può scrivere per ore sull'ultimo Pioli, su Fonseca, su Conceiçao, su Allegri e ora su Amorim. Ma è sempre chi va in campo a determinare il risultato o, com'è successo sempre più spesso negli ultimi anni, a fare figuracce. Basta alibi.