Giochi del Mediterraneo Taranto: la vita degli atleti sulle navi da crociera

I colori dei Giochi del Mediterraneo, i giovani atleti, le lingue di tanti Paesi, sbarcano nella base navale della Marina a Taranto e realizzano una coreografia insolita per una struttura militare. L’Aroya, la nave da crociera degli arabi, è li, di fronte alla portaerei Cavour. E nello stesso specchio d’acqua è ormeggiata anche la Romantika, il traghetto estone che funge da supporto all’Aroya. Ieri c’è stato il media tour al villaggio Mediterraneo, dove alloggiano gli atleti.

Il messaggio del Papa

Per loro è arrivato anche il saluto del Papa: i Giochi del Mediterraneo sono un'opportunità per «costruire ponti tra culture e popoli, promuovendo l'accoglienza, la solidarietà e la pace», l’auspicio espresso da Leone XIV in un telegramma a firma del segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin. Il Papa ha esortato «a guardare con fede tale segno di redenzione che raccoglie le attese e le speranze, le gioie e le fatiche di quanti condividono esperienze sportive» e ha invitato a vivere le gare «con sentimenti di amicizia, di fraternità e di lealtà».

La nave

La sagoma imponente dell’Aroya spicca anche a distanza e per salire a bordo, ci si arriva dopo aver superato un doppio controllo. Nel percorso che conduce all’Aroya, le bandiere dei 26 Paesi dei Giochi sventolano sotto il sole di agosto. Sorrisi, saluti, parole di benvenuto: il personale dell’Aroya accoglie giornalisti e ospiti. Ti indica dove andare, ti fa presente dove sono gli ascensori della nave, osserva che i visitatori non si allontanino dal percorso stabilito.

È Marco De Oliveira, hotel director, un portoghese che lavora da un anno e mezzo per Aroya, a guidare i giornalisti nella visita. «Attendiamo tutti entro oggi (ieri per chi legge, ndr) - dice - perché i Giochi si stanno per inaugurare». E alla domanda su quali differenze vi siano tra i croceristi, che sono la normalità per l’Aroya, e gli atleti, che invece sono l’eccezione, De Oliveira risponde: «Ci sono delle differenze. Gli atleti sono concentrati sulle gare e sugli allenamenti e sono sulla nave per godere di un po’ di relax e di riposo. Taranto è un’avventura nuova per noi, ma mi piace molto per tutti gli atleti e il bel clima che c’è». Una volta salpata da Taranto alla fine dei Giochi, l’Aroya effettuerà due crociere per tornare poi al porto base. «Possiamo arrivare a 4mila passeggeri, mentre 1.500 costituiscono l’equipaggio», spiega.

Il tour parte da una delle aree di hospitality, una delle tante dell’Aroya, dove si stanno rilassando atleti di varie nazionalità: algerini, tunisini, croati. E poi prosegue tra l’area esterna - dove ci sono lettini, teli poggiati in ordine e atleti immersi comodamente in una delle piscine - e la palestra, dove attrezzi e tapis roulant sono tutti impegnati. Ma c’è pure chi, davanti alle scale, da un piano all’altro è intento a fare stretching per mantenere tonici muscoli e gambe. Quindi la visita ad una delle cabine, per vedere gli spazi dove i passeggeri dormono, e infine ad uno dei ristoranti - ce ne sono 12 -, prima di chiudere il tour nell’area medica. La nave si sviluppa su 19 piani, l’ultimo sono le terrazze, mentre le cabine sono dal nono al tredicesimo piano. Gli italiani sono all’undicesimo e il picco, tra entrate e uscite, sarà il 30 agosto quando ci saranno contemporaneamente 359 atleti. I posti letto assegnati all’Italia sono 488 tra doppie e alcune triple. Sull’Aroya ci sono quasi tutti tranne la pallavolo femminile e maschile, che sono all’hotel Salina, e il calcio femminile e il badminton che sono invece sulla Romantika. La delegazione italiana è assistita da uno staff medico e fisioterapico. «Per noi atleti è molto bello stare in un luogo come questo - dice Alessia Maurelli, ginnasta italiana, vincitrice di medaglie a tre Olimpiadi -. Con questo caldo, le piscine a bordo consentono di rilassarsi e rinfrescarsi dopo gli allenamenti. Stavolta vivo quest’esperienza non da atleta ma da sindaca del Villaggio Mediterraneo. Sono giorni molto intensi e c’è lavoro da fare per l’accoglienza. Sono emozionata. Il Villaggio prende vita». Sino a ieri era arrivata «più della metà di quelli che possono riempire la nave - prosegue Maurelli -, ma i numeri sono in evoluzione. Ci sono arrivi ogni ora».

Il centro medico

Ultimo passaggio, infine, al centro medico multidisciplinare con 90 tra medici e infermieri. Tappe: la sala d’ingresso, quella del triage, quella dove i pazienti vengono stabilizzati, la cardiologia, la terapia intensiva e la shock room, «dove - spiegano l’anestesista Marina Montrone e il cardiochirurgo Giuseppe Speziale - un paziente che arriva in condizioni di emergenza può ricevere un’assistenza adeguata».

D. Pa.