Gioco e condizione atletica: le sfide di Palladino. Una sosta da terzultimi per rifare il Bologna

Fotografia impietosa ma fedele di ciò che dopo cinque giornate di campionato oggi è il Bologna: disarcionato Tedesco una nuova idea di calcio con Palladino ancora non c’è (e non ci può essere), dopo i risultati di ieri i rossoblù sono terzultimi davanti alle sole Genoa e Venezia, il serbatoio dopo un’ora segna riserva e il Dall’Ara, curva esclusa, fischia perché ha esaurito le scorte della pazienza. Siamo già al De Profundis? Ovviamente no, perché Palladino è arrivato da cinque giorni e, forte del pedigree che si porta dietro, ha tutto il diritto, e il tempo, per progettare la risalita. Ma il lavoro da fare in questa lunga sosta è tanto, sia sul piano tecnico che psicologico.

Per trovare un Bologna capace di firmare un avvio di campionato peggiore di questo tocca riportare indietro le lancette del tempo a quindici anni fa, serie A 2011-12, quando il solo punto raccolto nelle prime cinque partite costò l’esonero a Pierpaolo Bisoli, sostituito in corsa da Stefano Pioli. Pioli bagnò l’esordio con il 2-0 corsaro di Novara, Palladino invece non ha avuto lo stesso tocco magico. Del resto di magico in questo Bologna oggi c’è poco, a cominciare da un mercato estivo che ha riempito le casse ma ha tolto certezze a chi siede in panchina.

Tedesco ha pagato per tutti e Palladino adesso si trova tra le mani una squadra non costruita secondo le sue indicazioni a cui deve provare a dare un verso. Come abbia intenzione di fare giocare il Bologna difficilmente potevamo capirlo con il Torino: e infatti, al di là del passaggio a quel 3-4-3 che è la ‘comfort zone’ del tecnico campano, non si è ben capito.

Più facile immaginare che il tecnico inizi a plasmare la sua creatura nelle tre settimane della sosta, al netto del fatto che undici interpreti del nuovo spartito (Pessina, Holm, Heggem, Helland, Theate, Alhassane, Ferguson, Libra, Cambiaghi e Mbangula, più il terzo portiere Happonen) saranno assenti perché impegnati con le rispettive nazionali. Certo che i buchi da tappare sono tanti, a cominciare da quello di una condizione atletica deficitaria. Che fine hanno fatto gli allenamenti pesanti di Tedesco che in precampionato appesantivano le gambe e che furono usati come giustificazione dei flop nelle amichevoli?

Daranno i frutti più avanti (si disse così anche della famosa preparazione di Bisoli)? Sta di fatto che nell’immediatezza il Bologna è una squadra che dopo un’ora finisce la benzina. Poi c’è la difesa, che ha un gigantesco problema Skorupski e che, perso Lucumi, non ha ancora un nuovo leader in grado di guidare il reparto.

Risultato: il gollettino preso è diventato la regola e il ‘clean sheet’ un miraggio. Dalla cintola in su, poi, Tedesco, almeno fino a gennaio non potrà inventarsi nulla. L’unico regista vero è Moro, così come l’unico portatore sano di qualità è Bernardeschi, mentre il portatore di gol in teoria è Orsolini sperando che, smaltito l’infortunio, da Lecce ricominci a incidere.

Nel post gara di sabato Palladino ha ripostato su Instagram il suo abbraccio con Bernardeschi al momento della sostituzione, un video che il club aveva pubblicato sui propri profili social. Messaggio chiaro: per uscire dal tunnel tocca aggrapparsi alle poche certezze.