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21 settembre 2026
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È il giorno di Matteo Salvini, e Pontida, dove quest’anno si respira l’aria delle origini e si celebra il solco degli inizi, lo accoglie come si conviene ai leader che sanno incarnare, cambiando se necessario, lo spirito di una comunità politica. Cori ("C’è solo un capitano"), slogan e magliette ("Matteo siamo con te", "Non esiste altro leader") hanno accompagnato il vicepremier, che dal palco del pratone intitolato a Umberto Bossi - a sua volta incarnazione del mito fondativo del moderno "popolo padano" -, ha dato una indubbia prova di forza, parlando di molte cose, una sopra tutte: unità, da consolidare attraverso "un unico obiettivo, un’unica strada, un’unica voce". Con tanto di coup de théâtre con il quale ha annunciato un congresso straordinario ad ottobre, spazzando via così i chiacchiericci e i mal di pancia interni di queste ultime settimane. "Domani convocherò il consiglio federale della Lega a Milano e proporrò di convocare un congresso straordinario della Lega a ottobre per decidere insieme, ma poi rilanciare uniti e compatti", ha detto. "Non voglio divisioni, voglio unità, serenità, determinazione, idee chiare e compattezza", ha poi proseguito. "Torno al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia e lo chiederò alzata di mano per alzata di mano". L’offerta politica è chiara: chi vuole esserci ci sia, ma basta chiacchiere.
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Salvini ha anche altro da dire, molto altro. Europa e federalismo, anzitutto, sempre auspicando unità: "l’esame della coscienza me lo faccio tutte le notti e tutte le mattine. Sono convinto che il progetto autonomista e federalista, portato avanti della Lega, trionferà unito a un impegno sovranista e patriota in Europa per evitare che l’autonomia venga espropriata da Bruxelles. Autonomisti e federalisti in Italia, patrioti e sovranisti in Europa: è inevitabile". Poi le proposte concrete, gli "impegni certi": sicurezza, legge Fornero, flat tax. Per "coprire gli interventi" che la Lega proporrà, ha aggiunto, va chiesto "un contributo da miliardi alle grandi banche italiane che si arricchiscono con i nostri soldi e i nostri sacrifici. Questo è il mandato che chiedo a Pontida". Mandato che chiede anche per la prossima legge di bilancio, in cui inserire "il superamento definitivo dell’infame legge Fornero con quota 64, meno tasse sugli stipendi dei giovani e l’aumento degli stipendi, flat tax per partite Iva e autonomi". Senza dimenticare la sicurezza, che oggi fa il paio con il tema dell’islamismo politico: "Il pericolo non viene dall’invasione dei carri armati sovietici ma dal fanatismo e dal terrorismo islamico, dall’utilizzo politico del Corano per cancellare conquiste, diritti e libertà". Pertanto aggiunge, "dobbiamo dire subito no alla costruzione di nuove moschee o centri islamici, dire di no al burqa e al velo islamico". E, al contempo, "portare sul tavolo degli alleati 10mila militari armati e addestrati a portare sicurezza nelle nostre città. Si può fare subito".
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Ieri sul pratone c’erano anche i big del Carroccio, accolti ora con entusiasmo ora con qualche freddezza. C’era il ministro Roberto Calderoli, con il quale Salvini ha svelato la targa in onore di Bossi, e Riccardo Molinari, che ha accolto positivamente la notizia del congresso straordinario ("un’occasione per stabilire una linea politica per andare diretti fino alle elezioni"). Anche Massimiliano Romeo ha parlato di "occasione giusta per poter confrontare quelle che sono le varie sensibilità", ammettendo però: "Ci aspettavamo un congresso? No". Momento significativo quello voluto dall’europarlamentare Anna Maria Cisint, salita sul palco con quattro ragazze con il burqa, di cui si sono poi liberate: "Chi non rispetta i nostri valori se ne deve andare. La Lega è l'unico argine al fondamentalismo islamico". Infine Silvia Sardone, lanciata dal leader del Carroccio come candidata sindaco a Milano: "Ringrazio Matteo Salvini per la fiducia. Sono pronta, con tutta la Lega, ad affrontare la sfida delle comunali a Milano". Insomma, chi si aspettava una Pontida interlocutoria, o meramente celebrativa, sarà rimasto deluso.