Gli uccelli canori sono in crisi per colpa di una pratica disgustosa dell'uomo

In Indonesia le gare di canto degli uccelli sono diventate eventi spettacolari, capaci di riunire centinaia di persone e mettere in palio motociclette, automobili, bestiame e somme equivalenti a diversi anni di stipendio. Durante le competizioni, gli animali vengono giudicati per potenza, regolarità, repertorio e presenza scenica.

Questa facciata, però, mostra in realtà un commercio enorme che sta svuotando le foreste del Sud-est asiatico. Sull’isola di Giava si stima che siano custoditi in gabbia tra 66 e 84 milioni di uccelli. Una famiglia su tre ne possiede almeno uno, mentre oltre tre milioni sarebbero shama groppabianca e circa due milioni gazze pettirosso orientali.

Gli esemplari selvatici sono considerati cantori migliori rispetto a quelli allevati, perciò vengono catturati nei boschi e trasportati verso i mercati di Jakarta, Surabaya e altre città. Durante il viaggio sono stipati in cassette, tubi di scarico o bottiglie di plastica. Tra il 30 e l’80% di queste creature perde la vita prima di arrivare a destinazione (sapete che c'è un segreto sulla migrazione degli uccelli?).

Il commercio di uccelli canori nel Sud-est asiatico

Il commercio prospera anche in Vietnam, Thailandia, Malaysia e Singapore, ma quello indonesiano resta tra i più vasti del mondo. La passione per gli uccelli in gabbia ha radici antiche nella cultura giavanese, ma le competizioni, diffuse dagli anni Settanta, hanno trasformato l’hobby in un’attività redditizia. In Indonesia vivono circa 1.800 specie di uccelli e una su cinque è stata osservata nei mercati. Tra queste figurano animali protetti, endemici o già vicini all’estinzione. La gazza verde di Giava conterebbe meno di cento individui selvatici, mentre dello storno alineri ne resterebbero meno di 250.

La crisi asiatica degli uccelli canori

Gli esperti parlano ormai di “crisi asiatica degli uccelli canori”. Senza interventi, le foreste potrebbero rimanere apparentemente intatte ma perdere gran parte della fauna. Le conseguenze coinvolgerebbero anche l’impollinazione, la dispersione dei semi e il controllo degli insetti.

Il ruolo del centro Wak Gatak

Una risposta arriva dal centro Wak Gatak, nel Kalimantan occidentale, che dal 2022 ha accolto quasi 3.000 uccelli appartenenti a 45 specie. Molti arrivano denutriti, feriti o debilitati e fino all’80% può morire nelle prime due settimane. Dopo quarantena e riabilitazione, 348 esemplari sono tornati in libertà. È un risultato importante, ma ancora insufficiente. Per fermare la crisi servono controlli più severi, strutture di recupero e soprattutto un cambiamento culturale davvero capace di ridurre la richiesta di animali catturati in natura.

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