Grandi alla Fiera dei piccoli (con voci di favoritismi)

Nel cda di Laterza siede il capo dell’Aie. La replica: "Ridicolo pensare che ci siano state interferenze"

Grandi alla Fiera dei piccoli (con voci di favoritismi)

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C'è un colpo di scena nella nuova polemica (dopo quella sulla dichiarazione di antifascismo) scoppiata a Più libri più liberi, la fiera del libro della Piccola e Media editoria che si svolge a dicembre a Roma, in merito alla partecipazione di case editrici con un fatturato superiore ai 10 milioni di euro contravvenendo al regolamento della manifestazione che potrebbe terremotare i vertici dell'Associazione Italiana Editori.

Tra le case editrici ammesse alla partecipazione nell'edizione 2026 c'è infatti Laterza il cui fatturato nel 2024 è stato di 14.324.080 euro, una cifra ben al di sopra di quella fissata dal regolamento secondo cui «Potranno inoltrare domanda di ammissione solo le Case Editrici il cui fatturato netto relativo all'anno 2025 non abbia superato i 10 milioni di euro e il cui capitale sociale non appartenga in misura superiore al 25% a Case Editrici o Gruppi Editoriali con fatturati netti relativi all'anno 2025 superiori ai 10 milioni di euro». Laterza non è l'unico marchio tra quelli presenti in fiera a superare i 10 milioni di fatturato ma c'è un aspetto che colpisce ed è la presenza nel Consiglio di Amministrazione della casa editrice di Innocenzo Cipolletta che è anche presidente dell'Associazione Italiana Editori.

In poche parole l'AIE organizza una fiera (che percepisce fondi pubblici) il cui regolamento vieta la partecipazione di case editrici con un fatturato superiore ai 10 milioni di euro ma ammette un marchio che non rispetta questa condizione, nel cui Cda siede il presidente dell'ente promotore della manifestazione. Siamo di fronte a un conflitto di interessi in piena regola e a una decisione inopportuna che, da qualsiasi angolazione la si guardi, non trova giustificazioni plausibili. Anzitutto perché non sono chiari i criteri per cui viene concessa una deroga al regolamento ad alcuni editori e ad altri no, in secondo luogo perché la deroga è concessa proprio alla casa editrice nel cui Cda siede il presidente dell'Associazione Italiana Editori.

Se è vero, come ha dichiarato Cipolletta in un'intervista al Corriere della Sera, che «i regolamenti sono uguali per tutti» per quale motivo non lo è per l'editore con cui lavora? Anche perché lo stesso Cipolletta ha affermato che, una delle motivazioni per cui non sono state accettate 34 domande, sono dovute a ragioni di spazio poiché «il numero di postazioni si è ridotto». A maggior ragione allora perché consentire di partecipare a editori che secondo il regolamento non ne avrebbero il diritto? Nessuno mette in dubbio il valore del catalogo di case editrici come Laterza quanto l'applicazione di criteri equi, oggettivi e trasparenti come sottolineato anche da una lettera pubblica inviata all'AIE e sottoscritta dagli editori Settecolori, Liberilibri, Giubilei Regnani, Eclettica, Edizioni Sindacali, Idrovolante.

Al Giornale la presidente di Più libri più liberi Annamaria Malato spiega che: «È ridicolo pensare che ci siano state interferenze o deroghe. Siamo onorati che ci sia Laterza in Fiera e vogliamo continuare ad averlo come esempio prestigioso e autorevole degli editori che costituiscono il meglio della piccola e media editoria di cui stiamo parlando da settimane: tutti sanno che una parte importante di quel bilancio è fatto dall'editoria scolastica, il che rende pienamente legittima la sua partecipazione». In realtà nel regolamento si parla di fatturato senza esplicitare da dove derivi tanto che la Malato aggiunge «è vero che c'è stata una trasformazione dal 2002 a oggi di questo comparto e oggi piccoli e medi editori cominciano a essere più strutturati e consolidati. Capiremo se il prossimo anno ha senso alzare quel massimale».

Evidentemente, riprendendo una celebre citazione di George Orwell (un autore che, a proposito del patentino di antifascismo, di censura se ne intendeva), per gli organizzatori di Più libri più liberi «tutti gli editori sono uguali ma alcuni editori sono più uguali degli

altri». Il problema è che la fiera si regge sul contributo di enti pubblici e dei piccoli editori che pagano lo stand e né gli uni né gli altri sembrano essere d'accordo su questo mancato rispetto del regolamento della fiera.

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