ROMA – “Voglio fare il sindaco di Roma. Se parlano bene di me lo considero frutto del fatto che tutti noi abbiamo fatto bene. Come dico alla mia squadra, assessori e consiglieri, quando leggiamo queste cose consideriamole come un risultato positivo del fatto che è considerato buono il lavoro che stiamo facendo. Occupiamoci di continuare a goveRnare Roma, fare una buona campagna elettorale e continuare a trasformarla. Con la debita scaramanzia, perché ci sono le elezioni di mezzo, sono fiducioso che il prossimo anno verrò qui all’inizio del mio secondo mandato di sindaco”. Anche dal palco della festa di “Rumore”, il Festival di Fanpage, Roberto Gualtieri incassa i complimenti per il lavoro che sta svolgendo nella Capitale ma allontana la possibilità che lui possa essere la cosiddetta “Figura terza” o “Federatore” del campo largo nazionale alle prossime elezioni politiche. Ribadendo invece che si ricandiderà a sindaco della Città Eterna per il secondo mandato.
“E’ una cosa che voglio fare e ci consentirebbe di portare avanti un processo di trasformazione profonda della città- ha spiegato- Peraltro vincere a Roma, unire una coalizione larga qui e fare delle proposte e idee non sarebbe un contributo marginale alle vicende nazionali”.
Dopo avere chiarito che “se parlo di politica nazionale, cosa che ho sempre fatto in passato in questi anni, non vuol dire che sto sgomitando, anzi”, Gualtieri ha mandato un “invito” a chi lo sostiene a “non dare tutto per scontato” rispetto alla dinamica elettorale romana. “Perché la destra è capace di tirare fuori fake news e usare i media in maniera spregiudicata. Guardate cosa è accaduto in Brasile, dove si sono inventati che Lula avrebbe chiuso le chiese, che era contro la religione”, ha continuato Gualtieri declinando poi queste distorsioni comunicative anche su Roma: “Dicono che noi siamo quelli che tagliano gli alberi quando invcece siamo quelli che li piantano e li curano”. Quindi “Non bisogna cullarsi troppo sul fatto che siccome si parla di Roma come di un governo che funziona allora sarà una passeggiata”.
“Il centrosinistra ha tutte le condizioni per vincere, deve tirare fuori un programma e unirsi”. I sindaci di centrosinistra, che in Italia governano diverse città metropolitane, si aspettano si essere coinvolti nella redazione del programma nazionale del campo largo: “Ce lo aspettiamo- ha detto ancora Gualtieri rispondendo a una domanda- Già l’anno scorso c’è stato un evento improtante dei sindaci del mio partito, sollecitato dalla leadership del nostro partito. Pensiamo di avere tante cose da dire per un programma credibile”. Quindi “parteciperemo tutti noi alla sfida nazionale perché è decisiva, dobbiamo vincere e non possiamo sbagliare”.
“Noi abbiamo delle proposte, sulla casa ad esempio, e siamo sicuri che saranno parte integrante del programma del centrosinistra”, ha continuato Gualtieri sempre riferendosi al ruolo che i sindaci del “Campo largo” potranno avere nella stesura del programma del centrosinistra per le prossime elezioni nazionali.
“I beni pubblici che le istituzioni offrono sono il modo migliore per affrontare i momenti di difficoltà- ha aggiunto Gualtieri- La sanità pubblica finanziata da una quota in fondo piccola delle nostre tasse dà molto di più che se dare i soldi in mano (al cittadino, ndr) e dire ‘vai sul privato e comprati le prestazoni mediche’. Un ricovero di due giorni costerebbe 100mila euro. In momenti come questi, di grande cambiamento e tensione, più che dare qualche spicciolo in più di mancia elettorale bisogna rafforzare i servizi pubblici: trasporto pubblico, scuola, università e casa. Questo aiuta le persone ad avere autonomia e concorrere alla crescita economica”.
“Le politiche per la casa richiedono soldi pubblici per realizzare, rigenerare e acquistare più case popolari, come noi stiamo facendo a Roma prendendo i soldi della tassa di soggiorno. Noi abbiamo un numero ridicolo di case popolari, perché non si sono più fatte politiche per la casa da tanti anni. Il principio è molto semplice: in uno stato di welfare, di modello sociale europeo, nessuno deve essere costretto a pagare più del 30% del proprio reddito per avere una casa. E questo conta molto di più di qualche mancia elettorale di spicci che si mette nelle tasche dei cittadini con qualche manovra governativa. Ogni riferimento recente è voluto”.