Di fronte all'aggravarsi degli attacchi ibridi russi in Europa, l'Unione si starebbe preparando all'eventualità che prima o poi queste azioni provochino anche delle vittime nei Paesi Nato. «Data la portata e la vastità dell’azione russa, è inevitabile che prima o poi vi siano delle vittime. È pura fortuna che non ce ne siano ancora state», ha dichiarato una fonte diplomatica a Politico.eu, pur rimanendo anonima per questioni di sicurezza.
Cosa è successo
Martedì le autorità bulgare hanno dichiarato dispersi diversi marinai dopo che la nave sulla quale erano a bordo è affondata a causa di attacchi con i droni nel Mar Nero. L'episodio ha fatto seguito all'incidente avvenuto all'aeroporto di Lipsia, in Germania, dove la stazione di terra che gestisce le comunicazioni Starlink, occupandosi di importanti snodi di trasporto commerciale in Europa e nel Regno Unito, ha preso fuoco.
«È abbastanza ovvio che, quando la Russia utilizza strumenti sempre più letali per mettere alla prova la nostra preparazione e la nostra volontà di adottare contromisure, a un certo punto ci saranno delle vittime», ha affermato Teija Tiilikainen, direttore del Centro europeo di eccellenza per il contrasto alle minacce ibride. «Prima o poi, intenzionalmente o meno, questo è ciò che accade».
Secondo quanto riferito dal funzionario europeo, mercoledì scorso i colloqui tra diplomatici e ministri si sono concentrati proprio sul dispiegamento di squadre di intervento d'emergenza, sullo stanziamento di fondi europei per aiutare lo stato colpito e sulle modalità di comunicazione tra i leader delle istituzioni europee.
I disaccordi
Non tutti i Paesi membri, però, ritengono che l'Unione Europea sia la sede opportuna per trattare di questi argomenti e delle possibili soluzioni: molti ritengono che se ne debba occupare la Nato e che le proposte dell'Ue rischiano solo di complicare le cose. Un timore che nasce anche dalla possibilità che alcune informazioni sensibili potrebbero essere condivise con la Russia, come nel casa dell'l'ex ministro degli Esteri ungherese, sospettato di aver condiviso il contenuto dei colloqui con il suo omologo russo.
«Il mio governo è molto diffidente nei confronti della condivisione di informazioni riservate in seno al Coreper o persino nella sala dei leader», ha affermato un diplomatico di uno stato del fianco orientale. «O finiscono sui media o arrivano direttamente a Mosca».
In particolare, l'idea di Ursula von der Leyen di creare un protocollo di sicurezza di emergenza sarebbe vista con scetticismo da diversi Paesi, dato che occorrerebbero mesi per metterlo in piedi e che rischierebbe solo di duplicare un meccanismo già esistente, l'Integrated Political Response, che ha già funzionato «molto bene» ai tempi della pandemia, ha spiegato un diplomatico.
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