«Ho un nodulo al polmone»: l'annuncio di Papa Leone XIV. Che cosa significa, quali sono le cause, come si interviene

Papa Leone XIV ha scelto di condividere con i fedeli una notizia personale al termine dell’Angelus di domenica 11 ottobre, in piazza San Pietro. Rivolgendosi direttamente ai fedeli, ha rivelato che, durante alcuni controlli medici per una sospetta infiammazione, gli è stato individuato un nodulo al polmone, descritto come «circoscritto, scoperto in una fase molto iniziale e ben localizzato».
I medici hanno consigliato di rimuoverlo chirurgicamente e il Pontefice ha annunciato che si sottoporrà all’intervento nei prossimi giorni.
A chiarire di cosa si tratta esattamente, quali possono essere le cause di un nodulo e come si decide il trattamento è il professor Massimo Di Maio, direttore dell’Oncologia delle Molinette, A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino e presidente AIOM- Associazione Italiana Oncologia Medica.

Che cosa significa avere un nodulo al polmone

«Il nodulo è semplicemente un’area che si nota, per esempio, alla TAC, perché presenta un addensamento rispetto all’aspetto abituale del polmone. È un’immagine che merita di essere approfondita, ma non significa necessariamente tumore: può trattarsi anche di un’infiammazione, di un’infezione o di altre condizioni benigne», spiega Di Maio. La distinzione è fondamentale. Una parte dei noduli polmonari, infatti, non ha natura tumorale e non richiede un intervento chirurgico. La gestione dipende da diversi elementi: dimensioni, forma, caratteristiche radiologiche, eventuale crescita nel tempo, fattori di rischio e condizioni generali della persona. «Quando leggiamo la parola nodulo in un referto, non abbiamo ancora una diagnosi. Abbiamo un sospetto da valutare. La decisione su come procedere dipende dalle caratteristiche della lesione e dagli approfondimenti necessari», sottolinea Di Maio.

Come si ottiene la diagnosi

L’esame che permette di stabilire con precisione la natura di un nodulo polmonare è l’esame istologico, effettuato analizzando un campione di tessuto prelevato tramite biopsia oppure dopo la rimozione chirurgica del nodulo.

È importante distinguere tre passaggi:

  • TAC del torace: individua il nodulo e ne valuta dimensioni, forma e caratteristiche, ma generalmente non consente di stabilire con certezza se sia maligno.
  • Biopsia ed esame istologico: il campione di tessuto viene analizzato al microscopio per determinare se il nodulo è benigno oppure maligno e, in quest’ultimo caso, identificarne il tipo.
  • Esame istologico definitivo dopo l’intervento: analizza il tessuto asportato e può fornire informazioni più complete sulla lesione e sull’eventuale coinvolgimento dei linfonodi.

In alcuni casi selezionati, la diagnosi viene formulata dopo l’asportazione chirurgica, senza una biopsia preliminare. «Nel caso del Papa, non conoscendo gli accertamenti già eseguiti, non possiamo sapere se la diagnosi sia già stata ottenuta tramite biopsia oppure se sarà l’esame istologico del nodulo asportato a chiarirne definitivamente la natura», precisa Di Maio.

«Ben localizzato»: perché è un elemento importante

È l’espressione utilizzata da Leone XIV a richiamare maggiormente l’attenzione. In oncologia, una lesione descritta come circoscritta e ben localizzata suggerisce che sia limitata a una determinata area. Se gli accertamenti confermano che non vi sono altre sedi di malattia e che il tumore non si è esteso ai linfonodi o ad altri organi, la possibilità di un trattamento con intento curativo può essere concreta. «Più una lesione è piccola e limitata, più può essere agevole trattarla in modo radicale. Quando invece la malattia coinvolge strutture vicine o linfonodi, la strategia terapeutica può diventare più complessa», spiega Di Maio.

La mancanza di sintomi

Uno degli aspetti più insidiosi delle lesioni polmonari è che possono svilupparsi senza provocare disturbi evidenti. Un nodulo di piccole dimensioni può essere individuato casualmente durante una TAC eseguita per un altro motivo, anche in una persona che non ha tosse né difficoltà respiratorie. «Molti noduli non danno sintomi e vengono scoperti per caso, durante esami effettuati per altri motivi. Non è possibile contare sui disturbi per individuarli precocemente: spesso, soprattutto nelle fasi iniziali, la persona non si accorge di nulla», sottolinea Di Maio. È proprio per questo che la diagnosi precoce può fare la differenza: una lesione scoperta quando è ancora circoscritta può offrire maggiori possibilità di trattamento efficace. Al contrario, sintomi come tosse persistente, sangue nell’espettorato, dolore toracico o affanno, anche se possono avere numerose cause diverse, possono essere segnali di una malattia già più estesa e quindi più difficile da trattare.

L’intervento chirurgico: quando può essere risolutivo

Se gli accertamenti confermano «un tumore polmonare in fase iniziale, limitato e operabile, la chirurgia può rappresentare il trattamento principale». L’obiettivo è rimuovere la lesione con margini adeguati, secondo la strategia più appropriata per quel caso. La possibilità di guarigione «dipende però da diversi fattori», continua Di Maio: «tipo istologico del tumore, dimensioni, eventuale coinvolgimento dei linfonodi, estensione della malattia e condizioni cliniche del paziente». E soprattutto, sottolinea il professore «anche dopo un intervento apparentemente risolutivo, solo l’esame istologico definitivo può fornire informazioni decisive per stabilire se siano necessarie altre cure». Non è automatico che alla chirurgia debbano seguire chemioterapia o radioterapia. In alcuni casi precoci, precisa lo specialista, la rimozione della lesione è sufficiente; in altri, una terapia aggiuntiva può ridurre il rischio che la malattia si ripresenti.

Quali sono gli altri percorsi terapeutici

«Non tutti i noduli devono essere operati. Se una lesione è molto piccola e presenta caratteristiche poco sospette, può essere sufficiente monitorarla nel tempo. Quando invece le dimensioni o l’aspetto radiologico destano maggiore preoccupazione, si procede con gli accertamenti necessari per arrivare a una diagnosi e decidere il trattamento», specificaDi Maio. La scelta viene valutata caso per caso, tenendo conto dei benefici e dei rischi delle diverse procedure: «Di solito, prima di programmare una terapia, è necessario capire con precisione di che cosa si tratta. Esistono situazioni particolari in cui si decide di intervenire direttamente, ma non si porta una persona in sala operatoria soltanto perché è stato individuato un nodulo». Infatti, non tutte le persone con un tumore polmonare possono affrontare un intervento. L’età, da sola, non è l’unico criterio: contano soprattutto lo stato di salute generale, la funzionalità respiratoria, la presenza di altre patologie e la possibilità di tollerare l’intervento e l’anestesia generale. «Quando una persona non è in condizioni di affrontare la chirurgia, si possono valutare alternative come la radioterapia. Nei casi in cui la malattia è più estesa, la strategia può prevedere trattamenti integrati, ma non esiste una soluzione valida per tutti: la decisione dipende dalla diagnosi, dallo stadio e dalle condizioni cliniche», precisa Di Maio. La scelta terapeutica viene quindi discussa da un gruppo di specialisti, che valuta il rapporto tra efficacia, rischi e qualità di vita.

Quanto tempo servirà al Papa per riprendersi

Dopo l’annuncio di Leone XIV, il Vaticano ha indicato che l’intervento è previsto nei primi giorni della settimana e che il ricovero postoperatorio dovrebbe durare circa una settimana. Il Corriere della Sera ha riferito che l’operazione al Policlinico Gemelli potrebbe essere effettuata già martedì e ha riportato la previsione di un ricovero di sette giorni. Il Papa ha 71 anni: l’età è un elemento da considerare, ma non permette da sola di prevedere i tempi di recupero. Contano soprattutto le condizioni cliniche complessive, la funzionalità respiratoria, il tipo di intervento e l’eventuale comparsa di complicazioni. Anche la ripresa degli impegni pubblici può richiedere tempi diversi da quelli necessari per la dimissione ospedaliera. «La cosa importante da ricordare», conclude il professor Di Maio «è che un nodulo polmonare non equivale automaticamente a un tumore maligno. Se viene confermato un tumore, scoprirlo quando è ancora circoscritto può offrire concrete possibilità di un trattamento con intento curativo. La diagnosi e la scelta delle cure, però, devono sempre basarsi sugli accertamenti e sulle caratteristiche del singolo caso».