Sophie Marceau nel nuovo film Il tempo di Anne scrive un nuovo capitolo del suo meraviglioso viaggio cinematografico
Sophie Marceau, con Il tempo di Anne - il nuovo film che la vede protagonista, dal 15 ottobre al cinema - si prepara a riconquistare il pubblico italiano. La commedia diretta da Lisa Azuelos, che rappresenta il sequel di LOL - Il tempo dell'amore (2008), esplora con ironia e delicatezza i complessi nodi dei legami familiari contemporanei, lo scontro generazionale nell'era dei social network e la riscoperta di sé in un'età matura, dimostrando come il cambiamento possa trasformarsi in un'inaspettata occasione di rinascita.
Per Sophie Marceau si tratta di un'autentica evoluzione artistica, una prova di maturità che dialoga idealmente con i suoi esordi e con le tappe più significative di una carriera straordinaria, confermando la sua capacità di dare voce alle sfumature più intime e universali dell'universo femminile.
Sophie Marceau ne Il tempo di Anne inquadra la Gen Z: la clip esclusiva
LOL - Il tempo dell'amore rappresenta il vero anello di congiunzione generazionale nella filmografia di Sophie Marceau. In quel primo capitolo, l'attrice aveva infatti compiuto il grande salto "dall'altra parte della barricata": non è più l'adolescente ribelle di inizio carriera, ma Anne, una madre single di Parigi alle prese con la burrascosa adolescenza della figlia quindicenne Lola (detta "Lol"). Tra smartphone, chat di MSN e i diari segreti scoperti per caso, il film fotografa le difficoltà di comunicazione, il gap generazionale e i primi cuori infranti, mentre la stessa Anne cerca faticosamente di ricostruire una propria dimensione sentimentale dopo il divorzio.
Quasi vent'anni dopo in questo sequel ritroviamo Anne mentre si gode finalmente la sua libertà dopo la partenza dei figli. Ma tutto cambia quando sua figlia Louise (Thaïs Alessandrin) torna a vivere con lei in seguito a un fallimento professionale e sentimentale. E siccome le sorprese non arrivano mai da sole, suo figlio Théo (Victor Belmondo) le annuncia che sta per diventare nonna. Non mancheranno, di conseguenza, scontri generazionali, sogni in evoluzione e nuovi slanci amorosi, con Anne che capirà che la vita non segue mai del tutto i piani stabiliti e che, a qualsiasi età, non si smette mai di imparare a crescere.
In questa divertente clip - che vi mostriamo in esclusiva - la vediamo in un bar mentre con il proprio smartphone (qui quanto mai simbolico filtro) inquadra la Gen Z.
Sophie Marceau torna ad essere Anne e si rivolge ai giovani: “I nostri figli devono staccarsi da noi, ma hanno bisogno di punti di riferimento”
«Sophie Marceau è la mia Romy Schneider!». Così la regista Lisa Azuelos ha definito Sophie Marceau, un'attrice che ha già diretto in quattro film andando oltre al rapporto professionale, come confermato dalla stessa attrice: "Io e Lisa completiamo nelle nostre differenze".
Stavolta le due pongono lo sguardo sulla generazione dei ventenni/trentenni, i cosiddetti "figli boomerang", quelli che se ne sono andati di casa ma che poi tornano: “È complicato per loro, il mondo è cambiato tantissimo - ha spiegato Sophie Marceau nell'intervista rilasciata alla produzione - I nostri figli devono staccarsi da noi, nonostante la nostra generazione di genitori li abbia protetti molto. La società è piuttosto aggressiva in questo momento, credo che il ritorno a casa dipenda da questo. Devono trovare i propri punti di riferimento in un clima di diffidenza generalizzata. Io però gli do fiducia, li trovo vivaci, carini, intelligenti… Bisogna accompagnarli!”.

© 2026 Curiosa Films – Love is in the air – Apollo Films Distribution – France 2 Cinéma – M6 Films
Nel film Anne a volte ha degli amanti più giovani, ma è con un uomo della sua età che ha voglia di costruire qualcosa: “Mi sembra più semplice per una donna di 50-60 anni vivere con qualcuno della sua età perché si è più o meno allo stesso livello nel percorso della vita, ma conosco eccezioni che funzionano bene - continua Marceau - Anne è in quella fase in cui, compiuta la sua missione di mamma, ha voglia di godersi tutto il tempo che le resta. Anch'io, oggi, ho bisogno di spazio, di tempo per me”.

© 2026 Curiosa Films – Love is in the air – Apollo Films Distribution – France 2 Cinéma – M6 Films
Ai ragazzi dell'età di Louise, l'attrice dice: "Viviamo in un mondo un po' virtuale e questo può essere complicato nella vita real. Si può fallire, cadere fa parte della vita, ma bisogna tentare, sperimentare. Io credo nel "fare": finché provi a fare delle cose, va tutto bene. Per "fare" intendo connettersi alla terra, far parte di questo mondo, non guardarlo da lontano attraverso degli schermi. Mi spiace che la "Gen Z" viva in un confronto permanente, dimenticando che abbiamo un'intera vita per fare le cose. Se a 20 anni si è già vissuto tutto, che noia!".
Sul famoso e divertente detto «Se i nostri figli non si vergognano di noi, significa che non ci stiamo divertendo abbastanza!», Sophie Marceau commenta così: "È vero che non appena facciamo un po' le "pazze", i figli si dicono: «Ma come? Non rappresentano più l'austerità e le regole?» (Ride). Sì, bisogna imparare a non essere sempre approvati dai propri figli, né da chiunque altro, del resto!".

Sophie Marceau, un nuovo capitolo al cinema
Il legame indissolubile tra Sophie Marceau e il pubblico internazionale affonda le radici in un battito di ciglia generazionale, una melodia pop ascoltata in cuffia che isola dal rumore del mondo. Quel fermo immagine appartiene a Vic Beretton ne Il tempo delle mele (1980), il personaggio che ha trasformato una ragazzina di quattordici anni nell'icona immortale dell'adolescenza.
Con la sua frangetta sbarazzina e lo sguardo carico di timidezze e ribellioni, Vic ha saputo fotografare i primi amori e le prime incomprensioni familiari di un'intera epoca. Ma ridurre la parabola artistica di Marceau a quel fortunato esordio significherebbe ignorare un viaggio cinematografico profondo, audace e in costante evoluzione.

Sophie Marceau ne “Il tempo delle mele”, 1981
Courtesy Everett CollectionNel corso della sua carriera, l'attrice francese ha cercato con determinazione di scardinare il cliché della fidanzatina ideale, esplorando territori complessi ed estremi. Una svolta cruciale avviene sotto la guida del regista Andrzej Żuławski con film come L'Amour braque (1985), dove la sua interpretazione si tinge di passionalità e ribellione. Successivamente, la sua predilezione per le eroine letterarie tormentate trova la massima espressione in Anna Karenina (1997), dove indossa i panni della tragica protagonista tolstoiana, restituendo l'intensità di una donna schiacciata dalle convenzioni sociali della Russia ottocentesca.
Questa transizione verso ruoli intensi le apre definitivamente le porte di Hollywood, dove consacra la sua allure globale prima come la fiera principessa Isabella in Braveheart (1995) e successivamente nei panni dell'ambigua ed elettrizzante Elektra King nel film di James Bond Il mondo non basta (1999), dove ammalia e stringe in trappola Pierce Brosnan dimostrando di saper abitare i grandi blockbuster con la medesima eleganza delle pellicole d'autore.
La sua maturità artistica si consolida ulteriormente negli anni Duemila attraverso thriller psicologici complessi come Carissima me (2010), in cui interpreta una donna in carriera costretta a fare i conti con le lettere scritte a se stessa da bambina, e nell'enigmatico Non ti voltare (2009), dove condivide lo schermo con Monica Bellucci in un inquietante gioco di specchi e scambi d'identità. La regista Lisa Azuelos intuisce la capacità di Marceau di farsi riflesso delle trasformazioni femminili e le affida il ruolo di Anne in LOL - Il tempo dell'amore (2008), dove l'ex adolescente Vic si riscopre madre single alle prese con le sfide digitali e sentimentali della figlia adolescente.
È un cerchio che si chiude e che trova la sua naturale evoluzione nell'imminente ritorno in sala con Il tempo di Anne (2026). In questa nuova commedia familiare, il personaggio affronta una fase inedita della maturità: la conquista di una ritrovata indipendenza viene improvvisamente stravolta dal ritorno a casa dei figli e dall'annuncio del primogenito che la renderà nonna. Da Vic ad Anne, il suo cammino sul grande schermo si rivela un manifesto di libertà cinematografica, capace di dimostrare che ogni stagione dell'esistenza custodisce la forza per ricominciare, cambiare e sorprendersi.
“Il tempo di Anne”, 2026
carole bethuelLeggi anche:
- Mammina, il film horror con Jessica Chastain in versione mostro ci chiede: possiamo davvero fidarci di nostra madre?
- Digger, recensione del film in cui Tom Cruise è il simbolo di un anti-glamour che si fa linguaggio del potere
- NAZA, recensione del documentario ora al cinema: disumanità oltre i limiti della realtà
- Una storia, il film raccontato a Vogue Italia da Anna Foglietta: «Amore è accogliere anche ciò che non amiamo più dell'altro»
- The Echo Chamber, recensione del film di Andrea Pallaoro: quando amore fa rima con dolore
- Tony è il film su Anthony Bourdain che racconta come un ragazzo del New Jersey è diventato lo chef più punk della storia
- The Dog Stars, il film in 5 curiosità: dai leggendari set italiani al rapporto speciale tra Jacob Elordi e Raksha (la cagnolina di Roma)
- Ti auguro ogni bene, il film LGBTQ+ raccontato a Vogue Italia da Alexandra Daddario: «Siamo destinati a essere liberi, ed è così che si crea la felicità»
- Camp Miasma, il film horror al cinema raccontato a Vogue Italia dalle protagoniste Gillian Anderson e Hannah Einbinder
- One Night Only, il film pensato per i single che sognano l'amore: la clip esclusiva con Callum Turner e Monica Barbaro
- La fine di Oak Street, il film al cinema: Anne Hathaway madre coraggio che sfida i dinosauri negli anni 80
- Couture, nel film ambientato durante la Paris Fashion Week vediamo Angelina Jolie entrare nel mondo di Chanel: la clip esclusiva
- Love Letters è il film che racconta la genitorialità burocratica: perché alle coppie omosessuali è richiesto di essere impeccabili?
- Se Obsession è il film horror di cui non smettiamo di parlare è perché c'è un po' di Bear e di Nikki in ognuno di noi
- Ricchi da morire, nel film sull'avidità spietata c'è una super Margaret Qualley che seduce in Chanel: la clip esclusiva
- Disclosure Day, recensione: Spielberg non si interroga più sulla nostra solitudine nell'universo, ma su come l'umanità reagirebbe se scoprisse tutte le risposte
Vuoi ricevere tutto il meglio di Vogue Italia nella tua casella di posta ogni giorno?
Iscriviti alla Newsletter Daily di Vogue Italia