Il braccio di ferro tra cinesi e americani: dietro le quinte di TikTok

di Martina Pennisi

Il social come terreno di confronto (non solo mediatico) tra il potere di Cina e Stati Uniti, con ricadute che finiscono per incidere anche sulla vita di creator e influencer. Lo racconta il regista sinoamericano Hao Wu in «Tik Tok Never Dies»

«Non è solo una stupida e piccola app. È la mia vita». A pronunciare questa frase nel documentario «TikTok Never Dies» (2026) è una donna americana di 30 anni, Chloe Sexton (@chloebluffcakes). E no, non è la solita storia di dipendenza da social media di più o meno giovani. Se è questo il pensiero che vi ha attraversato la mente è perché negli ultimi mesi la narrativa sul settore è fortemente legata ai disturbi causati dall’uso eccessivo di TikTok, Instagram e simili finiti sotto processo e davanti alla legge in più Paesi. Invece: uno dei motivi principali per apprezzare il lavoro del regista sinoamericano Hao Wu presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival 2026 è che sposta il fuoco, lo mette sul ruolo che TikTok ha nella vita personale e professionale dei creator. Nel ricostruire il braccio di ferro fra la proprietaria cinese dell’app ByteDance e il Congresso americano, con il secondo che ha accusato la prima di rappresentare un rischio per la sicurezza nazionale, il documentario mostra le storie di alcuni creator, tra cui Sexton, pasticcera che nel secondo anno di attività online dice di aver raggiunto grazie a TikTok un milione di dollari di vendite, sconvolti dalla possibilità che l’app venisse bloccata a tempo indeterminato negli Stati Uniti. Hao Wu si sofferma sui giorni in cui utenti, comunità e imprese hanno dovuto effettivamente salutare i follower. E poi sulla «riaccensione» della luce. Racconta anche, con il linguaggio e i tempi tipici dei social, come Trump sia passato dall’essere carnefice a salvatore. Indaga il rapporto fra Stati Uniti e Cina, con un’iconcina a fare da ago della bilancia, e si domanda - attraverso le voci che interroga - se TikTok non sia diventata «l’oggetto su cui abbiamo proiettato tutte le ansie del nostro tempo» e se il passaggio a una proprietà americana elimini davvero il problema dell’influenza politica o non finisca semplicemente per cambiarne la provenienza. Spiega, su tutto, che questi sono micro-mondi con effetti macro sul mondo in cui viviamo, in cui la gestione di tutte le cose legate alla Rete è diventata una questione geopolitica. Piattaforme, algoritmi, dati, nuove economie e forme di socialità, libertà d’espressione online, non riguardano solo singole applicazioni o le aziende che le possiedono, e neanche intere categorie di prodotti digitali, come i generici social media. Sono porzioni di realtà in cui le persone vivono, lavorano, comunicano, imparano, si fanno condizionare o truffare. Hao Wu ce lo ricorda. E ci ricorda quale impatto possano avere le scelte di chi quelle porzioni di realtà le governa o controlla.


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14 settembre 2026 (modifica il 14 settembre 2026 | 08:08)

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