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"All’interno dell’azienda c’è un clima pesante e di forte rassegnazione. Pensavo di aver toccato il fondo con la gestione precedente politica e amministrativa, ma non immaginavo mai di arrivare a questo punto. Speriamo che la nuova governance porti una ventata d’aria fresca, anche se il problema principale resta quello politico e noi dipendenti siamo destinati a pagarne le conseguenze". Parole di uno degli oltre 400 dipendenti di un’azienda partecipata pubblica (al netto degli errori amministrativi e dei cambi di marcia a livello statutario) che ogni mattina si reca al lavoro senza avere idea di cosa potrà accadere: "Sembra incredibile, ma per una volta il problema non è la mancanza di personale, ma di mezzi, ridotti all’osso – aggiunge il dipendente – Ogni mattina e ogni turno giornaliero chi va al lavoro non sa quante corse dovrà saltare perché non ci sono vetture da utilizzare. E una volta a bordo veniamo assaliti dalla richiesta di spiegazioni da parte degli utenti sui motivi per cui quel bus non è passato a quella data ora e così via. Abbiamo seguito la volontà dell’azienda in questi ultimi due anni, facendoci dettare la linea e sperando che le cose potessero migliorare e invece le cose stanno peggiorando giorno dopo giorno. Noi lavoratori non abbiamo più neppure la forza di protestare, subiamo le scelte pensando a come arrivare a fine turno. Così non si può andare avanti".
Proprio in questi giorni e nelle prossime settimane si giocherà il futuro di Conerobus che passa attraverso l’accordo con le banche per bonificare il passivo e avviare un percorso serio di rientro e saldare i debiti con i fornitori. L’altro passaggio cruciale sarà la ricapitalizzazione di Conerobus, giunta forse in maniera tardiva. Una manovra strategica decisiva per presentarsi il prossimo anno in condizioni quanto meno decenti alla gara europea per l’assegnazione del servizio di Tpl. Come già ricordato nei giorni scorsi, il passaggio cruciale arriverà entro un mese circa, allorquando i privati locali, già presenti con circa un quarto del capitale sociale (24%), comunicheranno la loro decisione di andare avanti per aumentare il capitale sociale, portandolo fino a un massimo del 49%, lasciando la maggioranza delle quote in mano pubblica. Con la nuova perizia, fatta preparare in fretta e fuga dal Comune di Ancona, il valore di Conerobus, rispetto a una stima della fine di dicembre scorso, è salito di circa un milione assestandosi a oltre 4,5 milioni di euro. Ora, i soci privati marchigiani (Bucci, Sacsa, Contram e forse altri; ci sarebbe anche Reni che però garantisce solo una tratta, Ancona-Numana/Marcelli) oltre a immettere fieno, magari non più i 4+1 milioni come previsto dal socio di maggioranza in passato, dovrà presentare credenziali inossidabili anche sul fronte dell’organizzazione industriale. Oggi intanto i soci si riuniscono nell’assemblea straordinaria per approvare la modifica dello statuto di Conerobus che torna a essere società partecipata e non più controllata al 100% dal pubblico.
p.cu.
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