Il Danubio a secco fa emergere dal fondale una misteriosa sfera di pietra: potrebbe avere fino a 2.000 anni

Il Danubio scende ai minimi storici e restituisce una sfera di pietra: forse un antico proiettile, ancora tutto da esaminare

3 Agosto 2026

X – @mhahaber_

Indice

  • Se è un proiettile, potrebbe avere almeno quattro secoli
  • Il letto del Danubio sta restituendo relitti e banchi di sabbia
  • La siccità ungherese è alimentata anche dal caldo estremo

Una sfera di pietra quasi perfetta è rimasta all’asciutto nel letto del Danubio, vicino a Visegrád, una quarantina di chilometri a nord di Budapest. Potrebbe essere il proiettile di un’antica macchina da lancio, forse usato durante uno degli assedi della fortezza che domina il fiume. Potrebbe, appunto: gli archeologi devono ancora esaminarlo. La storia ha già una forma molto precisa; l’identificazione, per ora, decisamente meno.

Nel frattempo il livello del Danubio ha continuato a battere i propri record al contrario. La sera del 2 agosto la stazione di Budapest riportava 9 centimetri sulla scala idrometrica; la mattina del 3 agosto il valore era risalito appena a 12. La misura indica l’altezza rispetto allo zero convenzionale della stazione, non la profondità complessiva del fiume. Il precedente minimo, registrato nel 2018, era di 33 centimetri. I dati sono pubblicati dal servizio idrologico ungherese Hydroinfo.

Se è un proiettile, potrebbe avere almeno quattro secoli

La sfera è stata segnalata al Museo Re Mattia di Visegrád, istituto che conserva e studia i reperti archeologici della zona. Secondo il direttore e archeologo Gergely Buzás, pietre simili non rappresentano una rarità nei dintorni: durante gli assedi del castello venivano scagliate a centinaia e alcuni esemplari sono già conservati nei depositi del museo.

L’esame dovrà stabilire se la forma regolare sia davvero il risultato di una lavorazione destinata all’uso bellico. Se l’ipotesi fosse confermata, il reperto potrebbe risalire al più tardi al XVI secolo, quando simili munizioni erano ancora utilizzate. Visegrád ospitava però una fortificazione già in epoca romana e le macchine capaci di lanciare pietre erano note da molto prima.

Da qui nasce la forbice temporale circolata in queste ore: da circa 400 fino a 2.000 anni. È un intervallo di possibilità, non una datazione. Una sfera trovata nel fango non arriva con l’anno di fabbricazione inciso sul fondo, dettaglio poco collaborativo da parte della Storia.

Il letto del Danubio sta restituendo relitti e banchi di sabbia

La pietra di Visegrád è soltanto uno degli oggetti resi visibili dalla ritirata dell’acqua. A luglio, vicino a Kölked, nella zona di Mohács, dal letto di un ramo laterale del Danubio è affiorato anche un relitto della Seconda guerra mondiale.

Le immagini dei satelliti Sentinel-2 pubblicate da Copernicus mostrano lo stesso tratto dell’ansa del Danubio il 14 luglio 2025 e il 25 luglio 2026. Nel secondo scatto il corso d’acqua appare molto più stretto, con ampi banchi di sabbia scoperti lungo le curve. La navigazione commerciale, i traghetti e il turismo fluviale hanno già subito limitazioni in diversi tratti.

Il fondale esposto offre immagini spettacolari e qualche possibile reperto. La ragione per cui oggi è possibile camminarci sopra, però, ha molto meno fascino.

La siccità ungherese è alimentata anche dal caldo estremo

A fine luglio HungaroMet, il servizio meteorologico ungherese, descriveva gran parte del Paese in condizioni di siccità agricola grave, con terreni sempre più poveri di umidità. Alle scarse precipitazioni si è aggiunta la cosiddetta siccità atmosferica: aria molto calda e secca che sottrae acqua al suolo e alla vegetazione accelerando l’evaporazione.

Un’analisi di World Weather Attribution ha esaminato la siccità europea del 2026 distinguendo le condizioni occidentali da quelle orientali. Nell’Europa orientale, dove rientra l’Ungheria, il riscaldamento provocato dalle attività umane avrebbe reso il deficit di umidità del suolo osservato tra gennaio e giugno circa 11 volte più probabile. Le condizioni di evaporazione estrema sarebbero diventate circa 40 volte più probabili e dell’8% più intense.

L’analisi riguarda una regione ampia e periodi di diversi mesi: quei numeri non possono essere trasferiti automaticamente al singolo tratto del Danubio o alla giornata in cui è stata trovata la pietra. Indicano però un meccanismo ormai difficile da ignorare. La pioggia scarsa pesa; temperature più alte fanno sparire più rapidamente anche l’acqua che rimane.

La sfera dovrà ancora essere osservata, misurata e confrontata con reperti simili. Potrebbe raccontare un assedio medievale, una fortificazione romana oppure qualcosa di molto meno avventuroso. Il letto che l’ha restituita ha già consegnato una notizia più netta: il Danubio non era mai sceso così in basso.

Tuna Nehri'nin çekilmesiyle 2 bin yıllık taş küre ortaya çıktı.

• Uzmanlar, taş kürenin kale kuşatmalarında kullanılan bir gülle olabileceğini belirtti. pic.twitter.com/J6hffFwPZv

— MHA Haber (@mhahaber_) July 31, 2026

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