Il ritiro delle acque dai grandi fiumi che attraversano l’Europa dovuto alla siccità e al caldo estremo sta restituendo reperti del passato. A inizio agosto, nel Danubio, sul lato di Buda del Parlamento ungherese, accanto all’approdo di piazza Batthyány, sono venuti alla luce i resti di una motocicletta militare tedesca della Seconda Guerra Mondiale, una DKW NZ 350-1 con tanto di tanica di benzina. Vicino al veicolo sono stati rinvenuti anche i resti di due soldati della Wehrmacht ed esemplari di mina anticarro 35 a disco.
Dopo l’intervento di bonifica degli ordigni bellici, Gabor Kohlrusz, addetto alle esumazioni per la Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge e.V. (l’ente tedesco per la cura delle tombe di guerra) ha esumato le spoglie dei soldati con le due piastrine di riconoscimento. I resti saranno inumati nel cimitero di guerra di Budaörs, alle porte della capitale ungherese.
Per oltre 80 anni il letto del Danubio è stato la loro tomba. Il fango del fondale mescolato a gasolio ha conservato in modo eccellente le piastrine di riconoscimento, rendendo perfettamente leggibili lettere e cifre. Kohlrusz ha rinvenuto anche uno scudetto da braccio “Kuban”, un’onorificenza che veniva conferita ai soldati della Wehrmacht che avevano combattuto nella testa di ponte sul fiume nel Caucaso.
Secondo il Volksbund è possibile che dai relitti di navi che stanno riemergendo dai letti dei fiumi, non solo in Ungheria ma anche in Serbia e Romania, si possano recuperare i resti di altri caduti. L’anno scorso l’associazione ha recuperato in tutto il mondo oltre 5.500 resti di tedeschi morti nelle guerre, di cui cura le tombe in 45 Paesi. Più di una dozzina di imbarcazioni tedesche della Seconda Guerra Mondiale è emersa anche vicino a Prahovo – cita la ARD- davanti alle cosiddette Porte di Ferro, una gola attraversata dal fiume al confine tra Serbia e Romania. Braccati dalla flottiglia sovietica, i nazisti in ritirata autoaffondarono parte della flotta del Mar Nero -circa 200 natanti- per rendere il Danubio impraticabile agli inseguitori. Carcasse che rendono solo un terzo del fiume innanzi a Prahovo navigabile. Dal 2023 esiste un programma finanziato dall’Ue attraverso la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) di 16 milioni di euro per la rimozione entro luglio 2028 di 21 relitti. I Serbi vorrebbero riuscire a eliminarli tutti entro la fine del 2027 e dragare il fondale per rendere più sicura la navigazione, ma dal 2024 a oggi ne sono stati recuperati solo 7. Apparentemente più semplice ora, persiste il rischio degli esplosivi a bordo.
In Slovacchia il basso livello del Danubio ha portato alla luce presso Virt nel distretto di Komárno (a est di Bratislava, al confine con l’Ungheria) una mina navale della Seconda Guerra Mondiale. Le infrastrutture strategiche di Bratislava -tra cui la raffineria di petrolio Apollo e l’area portuale- furono infatti pesantemente bombardate con mine navali avio sganciate per impedire i trasporti lungo il fiume. Ed in Bulgaria il Danubio in magra ha persino reso una mandibola, due zanne e una costola di un mammut.
Sul fondale del Reno, nei pressi di Kleve, è riemerso ancora il relitto della “De Hoop”, un antico cargo in legno risalente alla fine del XIX secolo, cita la Ard. Nel 1895, l’imbarcazione affondò per un’esplosione che causò la morte di 16 persone durante il trasbordo di dinamite.
Il basso livello dei fiumi comporta, da solo, notevoli costi economici. Non solo a turismo e pesca, ma anche agricoltura e trasporto merci. Proprio nel periodo di maggior caldo estivo diversi comuni tedeschi hanno dovuto chiudere le fontane pubbliche e in qualche regione è a rischio anche l’acqua potabile. Il Ministro tedesco dell’Agricoltura Alois Rainer (CSU) ha detto di “non poter far piovere”. Il Governo non pare affrontare con decisione la sfida epocale del cambiamento climatico. Combatte lo stop ai motori termici e al metano da riscaldamento negli edifici.
Diverse associazioni, come l’Associazione tedesca delle città e dei comuni (DStGB), richiedono perciò una modifica costituzionale per superare la ripartizione di competenze tra Stato, Länder e Comuni e poter garantire un finanziamento pubblico permanente per la resilienza al cambiamento climatico. In primo luogo si chiede che ospedali, case di cura e rifugi ai senzatetto vengano meglio equipaggiati ad affrontare il grande caldo. Quasi 12mila decessi legati al caldo computati dal Robert-Koch- Institut fino a luglio dimostrano che la Germania non è sufficientemente preparata.
Diverse associazioni ambientaliste e i Verdi domandano un piano d’azione nazionale di adattamento agli effetti del cambiamento climatico, transizione energetica e abbandono dei combustibili fossili. La Linke chiede sostegno a navigazione interna e capacità ferroviarie aggiuntive. Invita a creare “paesaggi-spugna” nei bacini idrografici e un registro delle acque come base per una strategia contro caldo e siccità, oltre ad assicurare l’approvvigionamento idrico pubblico e sostenere i Comuni nei loro interventi. Per il livello eccezionalmente basso delle acque del Danubio e del Reno quattro Länder tedeschi -Renania-Palatinato, Renania Settentrionale-Vestfalia, Saarland e Bassa Sassonia- hanno temporaneamente allentato i divieti di circolazione degli autoarticolati di domenica e festivi.