
Il comandante del Reparto operativo provinciale dei carabinieri, Claudio Scarponi, durante il sopralluogo nell’abitazione (f. Migliorini)

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Era in casa, ma non si sarebbe accorto di nulla. È uno dei dettagli più drammatici emersi dalle indagini sull’omicidio di Tania Sperindio, la 63enne uccisa a martellate nell’abitazione di via Agello, a Mulazzano di Coriano. Thomas, il figlio 27enne della coppia, rientrato da Roma, si trovava all’interno dell’abitazione quando il delitto è stato commesso. Secondo quanto ricostruito, stava facendo la doccia mentre, nel locale caldaie, si consumava la violenta aggressione costata la vita alla madre. Pochi minuti prima nell’abitazione era presente anche il geometra incaricato del sopralluogo per avviare la vendita della casa, cointestata ai due ex coniugi. Dopo la sua uscita, secondo gli investigatori, tra Mario Bonifazi e l’ex moglie sarebbe scoppiata una discussione legata, forse, proprio all’immobile. La lite sarebbe poi degenerata nel locale caldaie, dove la donna è stata colpita più volte con quello che gli inquirenti ritengono essere un martello. Il giovane avrebbe scoperto la tragedia soltanto in un secondo momento. Stando a quanto emerso, sarebbe stato lo stesso padre a dirgli: "La mamma è di sotto", invitandolo a scendere. Solo allora il 27enne si sarebbe trovato davanti alla scena dell’omicidio, rimanendo sotto choc. L’esatta successione degli eventi è ancora al vaglio dei carabinieri. Sarà l’autopsia, disposta dalla Procura di Rimini, a chiarire con precisione l’orario della morte, il numero dei colpi inferti e la dinamica dell’aggressione. Bonifazi, dopo il delitto, ha chiamato il numero di emergenza confessando di aver ucciso l’ex moglie. Oggi si trova in carcere con l’accusa di omicidio aggravato.
"Il controllo perduto, la scelta di chiudere un matrimonio, l’incapacità di amare del partner – è la riflessione delle attiviste di Rompi il silenzio, associazione che si batte contro la violenza sulle donne –. Esiste, nel linguaggio giuridico, l’impotentia coeundi, ovvero l’impotenza sessuale. E questo è il mostro, il fantasma del maschio padrone: forse dovrebbe e dovremmo cominciare di più a preoccuparci dell’ impotentia amandi, di questa incapacità di troppi uomini di amare una donna. Amare non significa possedere, controllare, dominare Si possiedono e controllano le cose, non gli esseri umani. Si ama se si cerca di comprendere l’altra; si ama se la si rispetta, soprattutto nelle scelte per noi più dolorose. Si ama se si desidera il bene per l’altra". "Tutto il resto – aggiunge Rompi il silenzio –. è perversione del concetto di amore: anzi, è esattamente il suo contrario. Dobbiamo lottare per l’educazione sessuoaffettiva nelle scuole, per una nuova cultura affettiva nelle nostre comunità. La repressione, le leggi che aumentano le pene quasi ogni anno, sono certo utili ma non risolutive. Il femminicidio, tra le altre differenze sostanziali con l’omicidio, ha anche questa. Fin troppo spesso il femminicida prevede e accetta l’eventualità del carcere, e infatti addirittura è lui stesso a chiamare le forze dell’ordine. A volte accetta e determina anche la sua stessa morte. Difficilmente quindi questa mattanza si fermerà solo agitando lo spauracchio del carcere".
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