Il fantasma di San Benedetto  - L'Unione Sarda.it

L’immagine è di quelle che difficilmente si riescono a togliere dalla mente. Soprattutto quando, a finire sotto le macerie, è un pezzo della storia di Cagliari. Dal 1957 il mercato di San Benedetto ha accompagnato generazioni di cittadini tra banchi del pesce, cassette di frutta e verdura, profumi e voci. Oggi, di quelle pareti rosse, restano inaspettatamente solo due facciate: quelle di via Pacinotti e via Bacaredda. Il resto è terra, calcinacci, ferro e memoria .

La demolizione infatti, nel progetto iniziale avrebbe dovuto interessare solo la parte centrale della struttura. Poi, dopo una valutazione delle strutture che mostravano i segni profondi del tempo, si è deciso di buttare giù quasi tutto. Resta però una perplessità sul tempismo: possibile che questa necessità sia emersa soltanto ora, a un anno e mezzo dall’apertura del cantiere? Se la struttura presentava condizioni tali da rendere necessaria la demolizione, viene naturale chiedersi se questa valutazione non potesse essere fatta prima. Forse, con una decisione presa allora, oggi avremmo già visto comparire i primi segni del nuovo mercato.

«I cittadini devono sapere»

«Il problema è capire quale sarà il progetto finale». È sull’incertezza del futuro che pone l’accento l’ingegnera cagliaritana Maria Sias. «Il progetto sembrava buono. Ma oggi non conosciamo ancora quello definitivo. Questa è la carenza principale da parte del Comune». Cagliari sta vivendo una grande trasformazione, aggiunge, «e, visti i sacrifici che vengono chiesti ai cittadini, è fondamentale conoscere le motivazioni di tanto disagio». Una richiesta di trasparenza che riguarda soprattutto il tema dei parcheggi. «È necessario che i cittadini sappiano quale sarà la configurazione finale anche sotto questo aspetto», dice ancora Sias. E sul futuro del simbolo, l’ingegnera non nasconde le aspettative: «Credo che la nuova struttura possa reggere il confronto, ma spero che questo progetto sia di qualità».

Il progetto

La forma definitiva del nuovo mercato, per quanto già delineato nelle funzioni principali, non è ancora stata resa pubblica. Il progetto continua infatti a essere oggetto di modifiche in itinere. Resta confermata l’organizzazione su più livelli, a cambiare sarà soprattutto la distribuzione degli spazi: percorsi più leggibili, accessi meglio organizzati, scale e ascensori e una maggiore attenzione all’accessibilità. Il piano interrato avrà invece un ruolo centrale la logistica, con l’obiettivo di separare il movimento delle merci da quello dei clienti. Ma per il progetto ufficiale, ancora nulla.

«Era una struttura malata»

La lettura della professoressa Maria Antonietta Mongiu, invita a guardare alle condizioni dell’edificio prima di fermarsi all’immagine dolorosa delle ruspe. «Il manufatto, simbolicamente e materialmente, fa parte della memoria storica di Cagliari – riconosce –. Ma la memoria, per essere conservata, non deve necessariamente coincidere con ogni elemento materiale dell’edificio». Il mercato era stato costruito nel secondo dopoguerra e, conferma Mongiu, presentava fragilità strutturali profonde. «Le strutture sono state abbattute perché fatiscenti». Il principio, dunque, è quello della conservazione finché è possibile. «Ma in questo caso – spiega l’antichista –, non c’era più nulla da fare. La struttura era malata e fatiscente». La demolizione, nella sua lettura, non equivale quindi alla cancellazione della memoria. «Una città di lunga durata ha molti simboli, e deve manutenerli e rifunzionalizzarli». E San Benedetto, proprio per il ruolo che ha avuto nella storia della città, può continuare a essere uno di questi.

La tristezza

Alberto Melis, ristoratore, ricorda San Benedetto come un luogo centrale per la cucina cittadina. «Forse si poteva fare qualcosa per recuperare la struttura. Dopotutto ha fatto la storia dei cagliaritani, ma anche dei turisti. È stato menzionato in tantissime guide e rappresentava un luogo di interesse turistico nel mondo». Davanti alle macerie, però, prevale l’emozione. «C’è un po’ di tristezza nel vederlo completamente buttato giù. Ma penso che, superata la prima fase della malinconia, possa tornare a essere un punto di riferimento per la città e non solo».

Una piccola lacrima anche per Piero Comandini, assiduo frequentatore del mercato. «L’aspetto più importante è che gli operatori possano tornare al più presto al lavoro nella sede storica. Certo, ora quando passo davanti al cantiere scende una piccola lacrima». Ma subito dopo la distinzione tra contenitore e contenuto: «Non dobbiamo dimenticare che il valore del mercato non è rappresentato dalla struttura, ma dalle donne e dagli uomini che ci lavorano con passione e competenza».

I costi

E poi ci sono i costi. Secondo i dati contenuti in un’interrogazione presentata in Consiglio comunale, lavori, sicurezza e progettazione sono passati dai 20,77 milioni del contratto originario ai 25,02 milioni del progetto definitivo-esecutivo. Il quadro economico del mercato storico è salito da 28,48 a 30,28 milioni. Gli aumenti vengono ricondotti negli atti alle modifiche progettuali e alle prescrizioni emerse durante la Conferenza di servizi. Resta ora da chiarire quale sarà il costo complessivo e il progetto finale dell’operazione.

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