PORDENONE - Due note disciplinari sul registro elettronico, una mamma contrariata che si rivolge al dirigente scolastico per annullarle e un fantomatico Goran Stankovic che contatta il preside sul proprio telefono cellulare pretendendo le scuse altrimenti gli avrebbe «riempito la testa di proiettili» tanto da renderlo irriconoscibile.
L’odioso episodio è al centro di un processo per concorso in tentata violenza privata che si sta celebrando in Tribunale a Pordenone davanti al giudice Giacomo Lamonica (vpo Beatrice Toffolon). L’imputata, difesa dall’avvocato Gloria Favret, è la madre del bambino, di cui omettiamo le generalità per tutelare il minore. Nel corso dell’udienza in calendario nella giornata di ieri è stato sentito il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo in cui si sono verificati i fatti.
LA VICENDA
È il febbraio 2023. «Il bambino - spiega l’avvocato Favret - frequentava la “primina”. Si è rivolto alla supplente dicendole che se gli avrebbe dato altri compiti, le avrebbe tirato la borraccetta di Spiderman. La madre voleva soltanto che fossero annullate le note, non ha ingaggiato nessuno per far pressioni nei confronti del dirigente scolastico». Le note, datate 30 e 32 gennaio 2023, erano state inflitte per gli atteggiamenti aggressivi del piccolo allievo. La madre ne ha chiesto la rimozione e, dopo un paio di mail inviate all’insegnante titolare, ha chiesto di parlare con il preside. Non ha ottenuto ciò che desiderava, anche se ha minacciato che non se ne sarebbe andata e che avrebbe chiamato i giornali.
LE MINACCE
Il giorno successivo sono cominciate le telefonate da parte dei uno sconosciuto che parlava un italiano caratterizzato da un accento dell’Est. Inizialmente la vittima non ha risposto convinto che si trattasse di un call center, in quanto il prefisso era del Regno Unito. Quando la chiamata arriva su WhatsApp, ha risposto sentendosi dire «adesso tu stai zitto che io devo parlare». Ha interrotto la comunicazione e bloccato il numero. Da quel momento le telefonate sono arrivate da un numero con prefisso 350: «Ascolta bene - gli è stato detto - tu ieri hai trattato male una signora, oggi devi chiedere scusa». Il dirigente scolastico per prudenza ha registrato le conversazioni. Siccome lo sconosciuto non ha poi ricevuto risposta, ha inviato un nuovo messaggio ricordando che stava aspettando le scuse.
I PROIETTILI
Quando poi lo ha ricontattato telefonicamente, ha ripetuto alla vittima «non sai cosa ti succederà». E poi ha ricominciato con i messaggi: «Hai due opzioni adesso, 1 chiedi scusa e continui la tua vita. Se non lo fai partiamo adesso, vengo lì e ti porto dall’altra parte del confine e ti riempio la testa di proiettili che non ti riconoscerà anche la tua madre». Una chiamata al Nue112 e il caso, di cui ora si dibatte in Tribunale, è stato ricostruito dalla Questura. Alla prossima udienza saranno sentiti gli operatori di polizia giudiziaria.