Sono stato denunciato alla Procura della Repubblica di Roma dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Lo stesso ministro ha anche intentato nei miei confronti un’azione legale in sede civile per ottenere da me un risarcimento di danni patrimoniali e non patrimoniali.
La motivazione di queste cause penali e civili è che avrei leso l’onore e la reputazione del ministro in un mio post sui social del 15 gennaio, nel quale usavo per lui e per il governo Meloni la parola razzismo. Questo per una circolare del Dipartimento per il sistema educativo e Istruzione del MIM, che chiedeva alle scuole di segnalare gli studenti palestinesi. Non avevo certo trovato io la circolare, essa era stata diffusa dall’indignazione degli insegnanti e dalla protesta dei sindacati, che avevano giudicato discriminatoria e inaccettabile la schedatura degli alunni di origine palestinese.
Io avevo di mio aggiunto sul post l’accusa di complicità del governo Meloni con il genocidio in corso a Gaza e nel titolo avevo proposto un paragone metaforico con le schedature degli ebrei nel 1938. Era la prima volta da allora che che si individuavano gli studenti su base etnica, né valeva il precedente, poi sostenuto dal ministro, con l’accoglienza dei bambini profughi dall’Ucraina in guerra. Diversissime erano le condizioni e le stesse procedure adottate in quella situazione improvvisa.
I bambini ucraini giunti in poco tempo dal febbraio 2022 erano 50000. I bambini palestinesi erano invece già alunni delle scuole italiane, spesso da molto tempo. Quindi la circolare ministeriale, nel contesto di un’azione del governo schierata chiaramente con Israele, suscitò giustamente una forte condanna nell’ opinione pubblica. Naturalmente il ministro Valditara e la sua parte politica respingono sdegnati, anzi querelano, le accuse di razzismo nei loro confronti. Eppure questo giudizio non può essere espunto dal dibattito politico, pena l’accettazione come normale del diverso trattamento delle persone in base alla religione o all’appartenenza etnica.
Nel passato il ministro era intervenuto contro una scuola di Pioltello, provincia milanese, con tanti alunni di religione musulmana, che si era fermata per l’ultimo giorno del Ramadan. Ora il governo pone un limite al numero di bambini stranieri presenti in una classe. Naturalmente le autorità affermano che non c’è nulla di razzista in tutto questo, ma solo efficienza e rispetto della legge. Eppure tutta la storia mondiale delle lotte antirazziste ha dovuto affrontare autorità che facevano le stesse affermazioni.
In un mondo nel quale è in corso il genocidio del popolo palestinese da parte di uno Stato, Israele, verso il quale vi sono sostegni e riguardi che sarebbero inconcepibili per altri. In paesi nei quale la discriminazione, la criminalizzazione, la detenzione senza reati, la deportazione dei migranti sono atti distintivi della politica. In una società dove viene normalizzata la distinzione sulla base della religione, soprattutto quella islamica, e dove torna anche quella basata sul colore della pelle, in questo mondo di oggi criminalizzare l’accusa di razzismo significa legittimare il razzismo. Se l’accusa di razzismo invece che essere terreno di radicale confronto politico e morale diventa denuncia in tribunale, allora tutti i Vannacci si sentiranno autorizzati a dire e magari anche a fare quello che vogliono.
La denuncia nei miei confronti da parte del ministro Valditara non è solo gravissima per il suo contenuto, ma anche per l’autorità da cui proviene. Un ministro che porta in tribunale un cittadino per ciò che ha politicamente affermato, contro il suo operare da ministro e non contro la sua persona, mette in discussione la libertà di critica e opinione.
SLAPP è l’acronimo inglese che sta per “azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica” cioè le cause intimidatorie di chi ha potere e soldi contro cittadini e attivisti che denuncino ingiustizie e prepotenze. Nel 2024 l’Unione Europea ha emanato una direttiva “anti SLAPP”, proprio con la motivazione che le cause di governanti e ricconi, assistiti da potenti studi legali, contro normali cittadini, sono un grave danno alla democrazia. Il Governo Meloni è sotto procedura di infrazione proprio per non aver recepito in modo adeguato questa direttiva: da noi le cause intimidatorie di chi comanda contro chi subisce continuano e si estendono. “Colpiscine per educarne cento” ha recentemente affermato il ministro Tajani.
La denuncia e la causa del ministro Valditara nei miei confronti sono dunque un atto grave, che credo riguardi tutti, per due ragioni: perché criminalizza l’antirazzismo e perché viene da un esponente del governo contro un cittadino che si oppone alla sua politica. Dobbiamo respingere la normalizzazione di questi comportamenti del potere, che sono una altro passo verso uno Stato autoritario.