«Il mio ex mi pedinava con il Gps nella bambola di nostra figlia. Ora è ai domiciliari, ma ho paura», il racconto di una donna a Frosinone

«Mamma, per piacere, togli le batterie a questa bambola». Una richiesta apparentemente innocente, quella di una bambina di nove anni, ha permesso alla madre di scoprire che l'ex marito, da quale si era separata dopo anni di violenze, la stava pedinando. È la storia di Carla, nome di fantasia.

«Mia figlia - racconta la donna - non sopportava più di sentire piangere la bambola che gli aveva regalato il padre e così mi ha chiesto di togliere le batterie. Ma proprio mentre la donna mi apprestavo a farlo, ha scoperto nascosto nella cavità della bambola, accanto alle pile, c'era un minuscolo dispositivo nero». La donna lo ha consegnato ai carabinieri e, secondo quanto ricostruito, era un sistema GPS in grado di consentire la localizzazione degli spostamenti. Non un dettaglio qualsiasi, visto che a controllarla era un uomo dal quale la donna si era separata dopo anni di maltrattamenti e che poteva incontrare la figlia soltanto nell'ambito di incontri protetti.

Per l'uomo, un operaio di un'officina meccanica originario di Castrocielo, è quindi scattato il cosiddetto Codice Rosso. Nei confronti dell'ex marito sono state adottate dall'autorità giudiziaria le misure previste, mentre alla donna, 43 anni e residente in un comune del Cassinate, è stato assegnato un dispositivo anti-stalking collegato con la caserma dei carabinieri. Un sistema pensato per segnalare l'eventuale avvicinamento dell'uomo alla vittima, alla quale era stato imposto il divieto di avvicinamento.

E arriviamo a domenica scorsa. «Stava uscendo dal lavoro e me lo sono ritrovato davanti - racconta Carla - Mi ha raggiunto in auto, affiancandola e minacciandola di morte, nonostante il divieto di avvicinamento». Dopo un iniziale ritardo, l'allarme è entrato in funzione. L'uomo si sarebbe accorto che la sua presenza era stata segnalata, avrebbe fermato l'auto e sarebbe fuggito a piedi, consapevole dell'imminente arrivo dei carabinieri. I militari lo hanno successivamente rintracciato nella sua abitazione. Attualmente il meccanico si trova agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

«Io non mi sento affatto al sicuro», racconta la donna, che guarda già con preoccupazione al momento in cui termineranno gli arresti domiciliari dell'ex marito. «Non sarà certo il braccialetto elettronico a fermarlo». Alle sue spalle ci sono 26 anni di soprusi e paura. Anni durante i quali, racconta, avrebbe sopportato le violenze anche per proteggere i quattro figli. Fino a settembre dello scorso anno, quando la situazione è precipitata. «Dopo aver tentato di strangolarmi mi ha puntato un coltello alla gola davanti alla mia bambina. È stata proprio mia figlia, inginocchiata davanti a lui, a implorarlo di non uccidermi, a salvarmi», racconta la donna. Quella scena ha rappresentato il punto di non ritorno. Carla ha trovato la forza di dire basta, prendere la figlia più piccola e lasciare la casa.

Gli altri figli, ormai maggiorenni, si sono allontanati dal nucleo familiare non appena ne hanno avuto la possibilità. E oggi, paradossalmente, è ancora una figlia a occupare un posto centrale nella storia della madre. Prima quella bambina inginocchiata davanti al padre, nel disperato tentativo di impedirgli di fare del male alla mamma. Poi la stessa bambina che, infastidita dal pianto di una bambola, le ha fatto scoprire il Gps attraverso cui l'ex marito la pedinava.

«Ho sempre il terrore di vedermelo sbucare davanti da un momento all'altro», racconta Carla. La sua vicenda diventa così anche un appello alle istituzioni: «Bisogna veramente fare di più per salvare le donne vittime di violenza. Chiedo leggi più severe. Dopo aver sopportato per 26 anni angherie e soprusi di ogni genere, il mio ex marito meritava soltanto il carcere».

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