Traliccio austroungarico riemerge dal greto del Piave in secca. «Scoperta rarissima, lo porteremo al museo»

SETTEVILLE (BELLUNO) - Il Piave restituisce un pezzo di storia della Grande Guerra. Sul fiume sacro alla Patria si sono combattute battaglie importanti e lungo il suo corso sono stati costruiti ponti "bellici" per collegare le due sponde. Nelle scorse settimane, a causa della siccità e del cambiamento di letto, dal Piave è emerso un piccolo tesoro rimasto a lungo nascosto sotto le acque: si tratta del traliccio di un ponte austroungarico in metallo che collegava le sponde destra e sinistra all'altezza dell'abitato di Carpen.

Il reperto

«Un pezzo di storia -commenta Agostino Miuzzo, vicepresidente del Museo del Piave "Vincenzo Colognese" di Caorera- che il fiume ha voluto restituirci e che noi non possiamo perdere. Proprio per questo opereremo velocemente per mettere in salvo i resti e portarli al museo, in attesa di trovare una collocazione definitiva. Sulla destra del corso d'acqua il ponte partiva davanti al Bar Piave di Carpen e terminava a sinistra, passando sopra un enorme masso che è ancora ben visibile. È rarissimo trovare un pezzo come questo, dobbiamo assolutamente recuperarlo».
Miuzzo colloca la realizzazione dell'opera austriaca nel 1917, l'anno che prende il nome de "l'an de la fan" (l'anno della fame), quando il territorio fu occupato dall'esercito austroungarico dopo la rotta di Caporetto. «L'esercito invasore era ovunque -spiega Miuzzo- e aveva necessità di attraversare il Piave. All'altezza dell'abitato di Canal aveva realizzato un ponte di barche, di cui al museo custodiamo un esemplare, mentre a Carpen il ponte fu realizzato in ferro. Il materiale arrivava tramite ferrovia e gli uomini del Genio militare (KuK Eisenbahnregiment) montavano in brevissimo tempo la struttura».
Venivano realizzati circa 26 metri di ponte al giorno: era leggero e trovava facile appoggio e stabilità grazie a cavalletti in legno su cui poggiava la struttura metallica. Era di facile realizzazione grazie al metodo componibile e modulare, che permetteva di aggiungere un nuovo pezzo sempre lavorando dall'alto, un vantaggio quando si doveva superare una gola profonda. Miuzzo prosegue: «La struttura ricorda quella del ponte Bailey; nel caso di Carpen il ponte viene indicato come Roth-Waagner, per il sistema di realizzazione con la travata metallica, e prende il nome di Notbrücke, ponte provvisorio».

Il museo

Nella sua sede di Caorera, il Museo del Piave conserva autentici gioielli sulla vita e i risvolti bellici del primo conflitto mondiale: «Abbiamo recuperato moltissime cose e il museo è ora un posto dove rivivere emozioni di un tempo che non va assolutamente dimenticato. Ovviamente non c'è solo materiale italiano, visto che siamo stati invasi. Abbiamo ricreato un posto di comando, rifatto la tenda Bucciantini dove dormivano quattro persone e ricreato due postazioni Schwarzlose, mitragliatrici pesanti austroungariche». Prosegue: «È possibile vedere la replica dell'aereo di Francesco Baracca e la pista di atterraggio feltrina, che trovava spazio davanti a quello che ora è il Ristorante La Casona. Abbiamo anche ricreato una postazione dove le ali delle api venivano rese fotosensibili con albumina e nitrato d'argento, e su queste veniva stampato un micromessaggio: un codice che indicava, per esempio, l'ora, i colpi da sparare e la postazione da colpire. Le api, segnalate con un colore per riconoscerle, percorrono circa 3 chilometri dall'alveare: se il punto di osservazione è a Caorera e la batteria principale a Canal, e non si può attraversare il Piave, le api sono una possibilità». Il museo è aperto tutte le domeniche dalle 14.30 alle 18.30.
 

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