Corbo su Repubblica tratteggia un clima eccessivamente severo. È difficile contemperare le esigenze dei tifosi (spesso voraci) e quelle dei calciatori. Sotto accusa la sicurezza privata del club. Il Napoli è l'unico club che apre ai tifosi per tre settimane

Photo Antonio Balasco (foto offerta dall'ufficio stampa Nicer Comunication Trentino
Il sogno di un selfie o di un autografo
Antonio Corbo su Repubblica Napoli scrive del ritiro di Dimaro ed evidenzia un atteggiamento del Napoli, a suo dire, eccessivamente respingente con i tifosi del Napoli che accorrono in Trentino per portare un casa un selfie, un autografo, per sentirsi vicini alla squadra. Chiaramente è complicato contemperare le esigenze. I tifosi sono voraci, vogliono tutto. I calciatori sono lì per lavorare, affrontare allenamenti. Bisognerebbe trovare una giusta via di mezzo. Il contatto col pubblico fa parte di questo lavoro anche se è comprensibile che talvolta il cosiddetto affetto (termine probabilmente non indovinato) possa risultare soffocante.

Meno comprensibile invece è la critica nei confronti del sistema on line di prenotazione che funziona il giorno prima per il giorno dopo per assistere agli allenamenti. Ormai on line si fa tutto, anzi in Italia troppo poco: non capiamo perché si debba protestare per un’esigenza di sicurezza che peraltro non comporta alcun aggravio per i tifosi. Una prenotazione on line oggi è come bersi un caffè.
Il Napoli apre per tre settimane al proprio pubblico
Va ricordato che il Napoli è l’unico club che consente ai propri tifosi di sentirsi vicino alla squadra per tre settimane.
Scrive Corbo su Repubblica:
È sempre più difficile gestire il rapporto tra il grande business e i tifosi che lo creano. Anime candide, arrivando sognando un selfie, un autografo, il brivido di scoprire la nuova squadra, personaggio e metodo dell’allenatore che cambia, i profili tattici.
Porte aperte, file sotto il sole, caso meritavano ordine. Le nuove restrizioni deludono, vanno forse attenuate o ripensate. (…) Alcune proteste sono rivolte anche alla sicurezza privata dello stesso Napoli, definita inutilmente drastica anche con i bambini. (…) Gli steward si sentono troppo nel ruolo. Trascurano che il colossale affare fonda sulla giovanile passione del tifo.