Il papa in soccorso di Kiev: la telefonata a Zelensky allenta la morsa di Trump

Leone chiama il leader ucraino mentre gli Usa tagliano Starlink e Patriot: «Facilitare la tregua umanitaria a Oleshky». Putin propone una nuova Yalta

KIEV – Dopo la telefonata con Vladimir Putin, venerdì scorso, papa Leone ha chiamato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Al centro della telefonata, come della precedente conversazione con Putin, la situazione umanitaria di Oleshky, il villaggio nella regione ucraina di Kherson occupato dalla Russia nei primi giorni di guerra e i cui abitanti da mesi non ricevono cibo né medicine.

Leone ha auspicato collaborazione con la Russia per arrivare a una tregua nella cittadina e nei suoi dintorni e ha ribadito la disponibilità della Santa Sede per favorire il dialogo.

Oleshky si trova a breve distanza dal fronte, che in quella regione segue il fiume Dnipro. La situazione in città è peggiorata da maggio, quando spostarsi dentro e fuori dalla cittadina è diventato molto pericoloso a causa dei campi minati e dei frequenti attacchi di droni e artiglieria. Mosca e Kiev si accusano reciprocamente per la situazione.

Secondo Dmytro Lubinets, commissario per i Diritti umani del parlamento ucraino, le trattative con la Russia per evacuare gli abitanti di Oleshky e dei villaggi vicini sono in stato avanzato: i dettagli dell’evacuazione sono ancora in discussione, ma potrebbe riguardare fino a seimila persone che saranno trasportate in territori sotto il controllo del governo ucraino.

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Il tempismo di Leone

La telefonata del papa e il suo intervento a mediare con Putin non poteva arrivare in un momento migliore per Zelensky, in questi giorni sotto una pressione senza precedenti da parte di Donald Trump: difficile pensare che il tempismo del pontefice sia casuale.

Zelensky ha confermato che il sistema Starlink usato dai militari continua ad aver problemi, nonostante le smentite e le rassicurazioni arrivate dalla Casa Bianca. «Sfortunatamente ci riferiscono che in varie parti del fronte che il sistema smette di funzionare a velocità tra i 130 e i 160 chilometri all’ora», ha detto Zelensky dopo una riunione con i capi delle forze armate. Una limitazione, ha detto il presidente, che danneggia soprattutto gli attacchi a medio-raggio (tra i circa 20 e i 200 chilometri dal fronte) e l’uso di droni intercettori. «La velocità è importante per proteggere vite», ha detto Zelensky.

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È dallo scorso 14 ottobre che i militari ucraini denunciano problemi con Starshield, la versione per uso militare di Starlink. Ufficialmente non ci sono state spiegazioni, ma il proprietario e fondatore di Starlink, Elon Musk, ha detto che solo un ordine della Casa Bianca può determinare questo tipo di limitazioni. Lo scorso 16 ottobre, Trump ha negato di essere coinvolto e diversi militari ucraini hanno iniziato a riferire un miglioramento nel sistema. Nel fine settimana, però, è diventato chiaro che il problema non se n’è affatto andato o che almeno, dopo un primo miglioramento, è tornato peggio di prima. Secondo i media americani, Musk avrebbe proposto l’idea a Trump che avrebbe dato il suo via libera, per punire gli ucraini dei loro attacchi alle raffinerie di petrolio russe. Trump ha più volte chiesto a Zelensky di sospendere questi attacchi, che considera responsabili per l’aumento nei prezzi del diesel.

Le conseguenze per la manipolazione di Starlink sono arrivate ben oltre l’Ucraina. L’ambasciatore americano a Bruxelles, Andrew Puzder, ha promesso ritorsioni «devastanti» se l’Unione europea limiterà l’accesso ad aziende come SpaceX e Starlink, un’ipotesi quest’ultima ventilata da molti in Europa proprio in questi giorni e che aveva portato alla proposta della Commissione di riservare agli operatori europei parte delle frequenze radio utilizzate dai sistemi come Starlink.

Washington non si sta limitando a usare Starlink per fare pressione su Kiev. Secondo Zelensky, gli Stati Uniti stanno anche ritardando la consegna di missili intercettori Patriot, acquistati negli Usa con fondi Ue nell’ambito del programma Purl. Zelensky non ha specificato il numero di intercettori, ma diversi analisti e giornalisti hanno riportato nelle ultime settimane che Kiev riceve circa 10-15 intercettori Patriot al mese, una frazione delle centinaia di missili usati dalla Russia nello stesso periodo.

E infine, il portavoce dell’areonautica di Kiev, Yuriy Ignat, dice che ancora una volta, durante l’attacco subito da Kiev nella notte tra domenica e lunedì, la prima salva di missili russi è arrivata senza nessun preavviso da parte degli alleati.

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Yalta due

Insomma, Trump sembra intenzionato a continuare a fare pressione su Zelensky, fino al punto di sospendere o limitare accordi di collaborazione chiave che duravano dall’inizio del conflitto. Il tycoon è tornato ad attaccare direttamente il presidente ucraino che, ha scritto sul suo social, Truth, «non vuole porre fine a questa guerra, e probabilmente non l'ha mai voluto».

Vladimir Putin cerca di approfittare del momento e, secondo il Wall Street Journal, avrebbe proposto un incontro a tre, con la partecipazione della Cina, per discutere la pace in Ucraina. Per Putin essere il terzo presente a un vertice tra Trump e il presidente cinese, Xi Jinping, sarebbe un trionfo, a prescindere dal risultato. Ma il leader russo otterrebbe anche un teatro senza ucraini ed europei dove discutere della guerra. Il vertice, per ora, non sembra destinato a concretizzarsi rapidamente. Pechino non ha commentato, il portavoce di Putin, Dmitri Peskov è rimasto vago mentre il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha detto che della proposta «si è parlato», anche se non è chiaro quanto ufficialmente.

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