L’approccio innovativo ha l’obiettivo di preservare il più possibile l’udito residuo. A Cona il primo intervento, in questo settore, con l’ausilio della ’macchina’ .

L’approccio innovativo ha l’obiettivo di preservare il più possibile l’udito residuo. A Cona il primo intervento, in questo settore, con l’ausilio della ’macchina’ .

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Nel mese di maggio di quest’anno sono stati eseguiti all’Ospedale Sant’Anna di Cona i primi tre interventi di impianto cocleare con tecnica robot-assistita, un approccio innovativo che ha l’obiettivo di preservare il più possibile l’udito residuo e le strutture anatomiche più delicate dell’orecchio interno. Si tratta di un approccio sperimentale da utilizzarsi su pazienti con caratteristiche particolari e selezionati dai medici.
Gli interventi sono stati eseguiti dall’équipe dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria, diretta dal prof Stefano Pelucchi, con il gruppo chirurgico guidato da Michela Borin, chirurga otorinolaringoiatra. I pazienti selezionati sono stati due adulti e una adolescente, affetti da perdita uditiva grave o profonda. L’impianto cocleare consente di restituire la percezione dei suoni a persone con grave compromissione dell’udito attraverso un dispositivo elettronico che stimola direttamente il nervo acustico. Dopo l’attivazione dell’impianto i pazienti possono iniziare il processo di riabilitazione audiologico e avviare gradualmente il recupero della percezione sonora, dalle voci ai rumori quotidiani, fino alla musica e alle conversazioni.
"Nel caso della nostra paziente adolescente questo approccio offre un vantaggio particolarmente importante: la possibilità di inserire l’elettrodo con estrema delicatezza, preservando al massimo le strutture più sensibili della coclea – dichiara la dottoressa Borin –. Questo aspetto è fondamentale se pensiamo alla prospettiva di vita molto lunga che questi pazienti hanno davanti".
La tecnica utilizzata prevede il supporto di una tecnologia robot-assistita che consente l’inserimento dell’elettrodo all’interno della coclea attraverso movimenti micrometrici, stabili e controllati. La chirurgia robot-assistita permette un inserimento lento, progressivo e costante dell’elettrodo, riducendo le micro-oscillazioni fisiologiche della mano umana durante l’intervento. La metodica contribuisce inoltre a migliorare la precisione chirurgica e il controllo delle diverse fasi operatorie.
"Voglio ringraziare di vero cuore la dottoressa Borin – dichiara Valentina Neri, la mamma di Emily Sartini – e tutta l’équipe che ha operato mia figlia. La dottoressa si è fatta in quattro per far sì che la mia bambina potesse essere operata con l’ausilio del robot. Emily ha affrontato con incredibile forza un percorso difficile, segnato dall’improvvisa perdita dell’udito a 11 anni. Oggi, grazie a questo straordinario intervento, guarda al futuro con entusiasmo e sogna di diventare lei stessa un chirurgo".
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