Il Tudor Northflag è tornato. E questa volta indica due orari

I ritorni sono pericolosi: obbligano a dimostrare che non si è tornati soltanto perché qualcuno sentiva la mancanza dei vecchi tempi. In orologeria, dove il passato viene spesso lucidato e rimesso in vetrina, la differenza sta tutta qui. Il Tudor Northflag riappare undici anni dopo la prima generazione e lo fa senza trasformarsi in un pezzo da museo: conserva l’aria da strumento tecnico, ma la aggiorna con una funzione GMT, una costruzione più raffinata e la certificazione Master Chronometer.

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Tudor

Il nome continua a evocare il Nord estremo. Negli anni Cinquanta gli orologi Tudor accompagnarono per due anni i membri della British North Greenland Expedition, trasformando la calotta glaciale in un gigantesco banco di prova. Ma “flag” racconta anche un’altra conquista: nel 2015 il primo Northflag fu il primo orologio della marca equipaggiato con un movimento meccanico sviluppato e prodotto internamente, il calibro MT5621. Era, in altre parole, una bandiera piantata all’inizio di una nuova epoca industriale.

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La seconda generazione riprende quella storia senza limitarsi a replicarla. La cassa in acciaio 316L misura 40 mm di diametro, 12,7 di spessore e 48,8 da ansa ad ansa. Le superfici prevalentemente satinate, interrotte da smussi lucidi, conservano l’aspetto pragmatico dell’originale.

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Anche il bracciale integrato a due maglie contribuisce alla sensazione di trovarsi davanti a un unico oggetto metallico, compatto e costruito per essere usato. La chiusura dispone del sistema T-fit, che permette di modificarne la lunghezza su cinque posizioni, per un’escursione complessiva di 8 mm, senza ricorrere ad alcun attrezzo.

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Il quadrante nero è ancora il volto più riconoscibile del Northflag. I grandi numeri arabi e gli indici in ceramica luminescente monoblocco mantengono una leggibilità quasi strumentale, mentre i dettagli gialli impediscono all’insieme di diventare troppo severo. Sul rehaut inclinato compare la scala delle 24 ore, indicata da una lancetta gialla a freccia. Quella bianca, anch’essa a freccia, segna invece l’ora locale. Il risultato è una grafica che deve qualcosa al Ranger II del 1973, ma possiede un’identità abbastanza forte da non sembrare una citazione d’archivio.

Meccanica sofisticata

Sotto il quadrante lavora il calibro automatico di manifattura MT5652-U, già impiegato da Tudor per la funzione GMT e qui visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro bombato. L’indicazione del secondo fuso orario è integrata nell’architettura del movimento e non affidata a un modulo aggiuntivo: una distinzione tecnica che gli appassionati sapranno apprezzare. La lancetta delle ore locali può essere regolata indipendentemente, mentre il datario istantaneo a ore 3 segue i suoi spostamenti.

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Il movimento lavora a 4 Hz, utilizza una spirale in silicio e offre 65 ore di autonomia. È certificato sia dal COSC sia dal METAS come Master Chronometer: significa una precisione compresa tra 0 e +5 secondi al giorno nell’orologio completamente assemblato, resistenza ai campi magnetici fino a 15.000 gauss e impermeabilità verificata fino a 100 metri. Prestazioni che contano più sul campo che nella scheda tecnica, esattamente come dovrebbe accadere per un orologio nato pensando agli esploratori.

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Il nuovo Northflag costa 5.110 euro e arriva con una garanzia "trasferibile" di cinque anni. Il primo modello annunciava l’ingresso di Tudor nell’era dei movimenti di manifattura; questo sembra voler ricordare che un design riuscito può concedersi una seconda vita, purché abbia qualcosa di nuovo da dire. Non è un orologio rimasto congelato nel 2015. È tornato dal ghiaccio, e nel frattempo ha imparato a orientarsi meglio.

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