In certi posti di montagna le case sono sempre più richieste

Il caldo delle ultime estati, in particolare di quella appena conclusa, ha spinto molte persone a rivalutare la montagna come meta non solo per le vacanze, ma anche per l’acquisto di abitazioni da usare sia come case di villeggiatura durante le ferie, sia nel resto dell’anno grazie a una sempre maggiore possibilità di lavorare a distanza. Nell’ultimo anno la richiesta di immobili è cresciuta in alcuni dei comuni montani più conosciuti e frequentati, e questo ha provocato in molti casi anche un aumento dei prezzi.

Lo dimostrano alcuni dati elaborati per il Sole 24 Ore da Immobiliare.it Insights, la società del grande sito di annunci immobiliari che si occupa dell’analisi e dell’elaborazione dei dati sul mercato delle abitazioni in Italia. L’azienda ha calcolato la variazione della domanda di case nelle principali località montane rispetto a 12 mesi fa, basandosi sul numero medio di contatti ricevuti dagli annunci pubblicati sul suo sito.

A Madonna di Campiglio, in Trentino-Alto Adige, e a Gressoney-Saint-Jean, in Valle d’Aosta, la richiesta di immobili da acquistare è aumentata di più del 68 per cento. Paolo Giabardo, direttore generale di Immobiliare.it, dice che questi picchi dipendono soprattutto da una diminuzione di case disponibili sul mercato. Immobiliare.it Insights infatti misura la domanda in una certa località sulla base del numero dei contatti ricevuti dagli annunci: se in un posto ci sono poche case in vendita, queste ricevono più richieste e la domanda risulta più alta.

A Sestriere, in Piemonte, la domanda di case da acquistare è cresciuta del 42 per cento, mentre nei comuni valdostani di Cogne e Valtournenche è cresciuta quasi del 25 per cento. A Pinzolo (in Trentino) e a Courmayeur (Valle d’Aosta) l’aumento è stato più limitato, ma ha comunque superato rispettivamente il 15 e l’8 per cento.

Nel resto delle località prese in considerazione la domanda è rimasta pressoché uguale, con le eccezioni dei comuni di Livigno (provincia di Sondrio) e Tre Ville (in Trentino, vicino a Madonna di Campiglio), che hanno avuto una contrazione significativa della richiesta di case, rispettivamente del 28 e del 36 per cento circa. Nel comune altoatesino di Ortisei, invece, la domanda è diminuita per l’acquisto, ma aumentata di quasi il 200 per cento per l’affitto.

Nella maggior parte dei casi l’aumento della richiesta di immobili corrisponde anche a un aumento dei prezzi. Oggi comprare una casa a Madonna di Campiglio, una delle località di montagna più costose, costa più di 10mila euro al metro quadrato, cioè il 10 per cento in più di un anno fa. Per comprarla a Valtournenche servono 6.700 euro al metro quadrato (il 22 per cento in più), a Courmayeur 9mila (un aumento del 7,5 per cento). Cogne è meno costosa, con circa 4.500 euro al metro quadrato, ma è comunque più cara di quasi il 14 per cento rispetto a un anno fa.

Nell’ultimo anno il prezzo medio delle case è aumentato anche in alcune località montane meno frequentate e tendenzialmente meno costose come Alagna Valsesia in Piemonte, Lavarone in Trentino-Alto Adige, Aprica in Lombardia, e Chamois in Valle d’Aosta. Alessandro Ghisolfi, responsabile del centro studi di Abitare Co (una società di intermediazione e servizi immobiliari), ha detto al Sole 24 Ore che le mete maggiormente in crescita sono quelle che è possibile godere sia in estate che in inverno, facilmente raggiungibili dalle città e che pur avendo già un turismo consolidato mantengono prezzi abbastanza accessibili.

La situazione del mercato immobiliare nelle zone di montagna, comunque, non è per nulla omogenea. Mentre in alcuni posti la richiesta aumenta, migliaia di piccoli comuni sono pieni di case scarsamente utilizzate o abbandonate e stanno affrontando da anni il problema dello spopolamento. È un fenomeno che riguarda soprattutto alcune mete che si erano sviluppate negli anni Settanta, dopo il boom di villeggiatura che aveva portato alla costruzione di grossi alberghi, stazioni sciistiche e complessi abitativi formati da piccoli appartamenti modulari, chiamati “alveari”.

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Nel corso del tempo molti di questi posti hanno perso la loro attrattività, soprattutto per la riduzione della stagione sciistica o la dismissione degli impianti causate dall’aumento delle temperature a quote sempre più alte, ma anche perché le famiglie italiane hanno cambiato abitudini in fatto di vacanze e abbandonato il modello turistico dei lunghi soggiorni poco lontano da casa, rimasto in voga fino agli anni Novanta.

Oggi le località dove è ancora possibile fare sport invernali per l’intera stagione sono poche, quindi molto frequentate e costose, senza contare che il modello di turismo basato sullo sfruttamento della neve sta diventando sempre meno sostenibile, sia dal punto di vista economico che ambientale. Chi acquista una casa in montagna per andarci d’estate, invece, tende a preferire borghi e costruzioni in pietra agli appartamenti nei villaggi turistici, che rimangono spesso mezzi vuoti e abbandonati.