In poche ore il mondo cambiò, per sempre

ROMA – Alle 14.46 ora italiana, le 8.46 a New York, di un martedì qualsiasi. Appena finito di mangiare un boccone, tornato in redazione, sulla tv le immagini di un aereo che colpiva la Torre Nord del World Trade Center di New York. Subito pensai ad un guasto tecnico con l’aereo fuori controllo. Ma 17 minuti dopo, alle 15.03 (9.03 ora locale), un secondo aereo colpiva la Torre sud. Sullo schermo le immagini delle grandi colonne di fumo, le torri che bruciavano. Non era finita. Alle 15.37 (9.37 ora locale) un terzo aereo si abbatté sul Pentagono, il cuore militare degli Stati Uniti, un quarto aereo alle 16.03 (10.03 ora locale) che doveva colpire un altro bersaglio invece precipitò in una campagna dopo che i passeggeri avevano tentato di riprendere il controllo del velivolo. Poche ore e gli Stati Uniti, con le due torri crollate e 2.977morti, sotto gli occhi del mondo, si ritrovarono da super potenza irraggiungibile e imbattibile a un facile obiettivo.

Ma per capire lo sconvolgimento mondiale causato dall’attentato dell’11 settembre bisogna ragionare su che cosa è cambiato, sul mondo prima e dopo l’attacco. Tralasciando l’immediato contraccolpo sul versante economico e finanziario, prima si pensava ai conflitti in chiave di Stati; si prendeva l’aereo con meno controlli; il terrorismo internazionale era una questione che riguardava solo ambiti regionali; la sorveglianza digitale era molto ma davvero molto meno invasiva; gli Stati Uniti erano ancora nel pieno dell’euforia per aver sconfitto il comunismo sovietico e aver chiuso con i decenni della Guerra fredda. Dopo l’11 settembre il terrorismo internazionale diventò la priorità assoluta, da quel momento ogni azione militare, addirittura guerre, all’Afghanistan e poi all’Iraq, Yemen e Somalia, sono state intraprese dagli americani il più delle volte da soli fregandosene in pieno del diritto internazionale e delle relative istituzioni, Onu in testa. E ancora oggi, con le guerre scatenate da Trump al Venezuela e all’Iran, regna la stessa visione.

Ma la questione a mio avviso essenziale, il segno del profondo cambiamento, è che per avere più SICUREZZA negli anni abbiamo sacrificato ampi spazi della nostra LIBERTÀ personale. E lo vediamo ancora oggi con i programmi di sorveglianza e raccolta massiva di dati e il loro utilizzo molte volte per colpire gli individui ancora prima che vengano applicate le normali leggi.  C’è poi una conseguenza grave anche sul piano culturale e sociale. Dopo l’11 settembre, e fino a oggi, si è creata una pericolosa sovrapposizione, quasi che il terrorismo islamista fosse espressione della guerra tra Occidente e Islam tutto. Soprattutto il diritto internazionale in questi 25 anni, anno dopo anno, è andato in frantumi. Ora autocrati e dittatori, da Trump a Putin fino a Netanyahu possono scatenare guerre e genocidi senza che qualcuno possa fermarli. Ma dopo 25 anni di controlli sempre più severi e invasivi, attacchi e guerre contro i ‘cattivi’ del momento, non siamo e non ci sentiamo più sicuri, anzi.

Oggi al posto delle Due Torri c’è un nuovo complesso architettonico e commemorativo: One World Trade Center (o Freedom Tower), l’edificio principale del nuovo complesso. Con i suoi 541 metri di altezza (1.776 piedi, un chiaro riferimento all’anno della Dichiarazione d’Indipendenza americana), è il grattacielo più alto degli Stati Uniti. Il National September 11 Memorial & Museum: nello spazio esatto in cui sorgevano le Torri Gemelle sono state create due grandi vasche riflettenti a livello della piazza, circondate da cascate d’acqua. Sui bordi in bronzo sono incisi i nomi di tutte le vittime degli attentati. Accanto si trova il museo sotterraneo dedicato alla memoria di quel giorno. All’ingresso principale sulla grande parete della Memorial Hall, si trova la scritta scolpita con l’acciaio recuperato dalle vecchie torri: “No day shall erase you from the memory of time” (Nessun giorno potrà cancellarvi dalla memoria del tempo). È una citazione tratta dal Libro IX dell’Eneide di Virgilio. Nel poema, il narratore si rivolge con queste parole a Niso e Eurialo, due giovani amici e guerrieri morti eroicamente durante una missione. Il poeta celebra la loro memoria promettendo che la sua poesia avrebbe reso il loro sacrificio immortale, impedendo al tempo di cancellarne il ricordo. Forse la sicurezza totale è un’illusione, un miraggio per cui abbiamo barattato la parte più preziosa della nostra convivenza civile. La vera sfida che ci è stata lasciata in eredità da quel martedì di 25 anni fa, non è solo di ‘ricostruire’ quello che ogni giorno perdiamo, ma essere capaci di difendere la libertà senza smarrire la nostra umanità.