EVENTI - Ventisette pizzerie, circa cento pizzaioli e 78 proposte complessive tra Margherita, Marinara e pizze speciali. Sono i numeri di Pizza a Vico 2026, in programma dal 15 al 17 settembre, per una nona edizione che è stata lanciata nel corso della conferenza stampa ospitata al Bikini di Vico Equense e moderata da Luciano Pignataro.
Numeri che danno la misura raggiunta dalla manifestazione senza esaurirne il significato, come è stato sottolineato nel corso della presentazione, con il confronto che si è spostato più volte sul rapporto tra pizza, identità locale, turismo e filiera produttiva, a partire da una condizione che a Vico Equense precede qualsiasi strategia di promozione: la pizza appartiene da tempo alla storia e alla riconoscibilità della città.
Lo ha ricordato anche Annalisa Donnarumma, vicesindaca e assessora al Turismo e alla Cultura, richiamando il peso che la “pizza a metro” continua ad avere nelle ricerche legate a Vico Equense. Un’associazione ormai sedimentata nell’immaginario di chi arriva, insieme alle insegne storiche, alle famiglie di pizzaioli e a un patrimonio gastronomico costruito nel corso di decenni.
A leggerne il valore in chiave turistica è stata Roberta Garibaldi, docente di Tourism Management all’Università di Bergamo e presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, intervenuta in collegamento alla conferenza. Garibaldi ha definito la pizza uno “strumento di narrazione territoriale”, indicando nella capacità di legare prodotto, luoghi e comunità uno degli elementi che oggi incidono maggiormente sulle motivazioni di viaggio.
Una lettura che trova un riscontro anche nel Position Paper Dalla ripartenza alla crescita: l’evoluzione della filiera turistica in Campania tra il 2020 e il 2025, realizzato da The European House – Ambrosetti. Nel contributo dedicato a Pizza a Vico, Carmen Bizzarri, professoressa associata di Geografia Economica all’Università Europea di Roma, sottolinea un tratto preciso della manifestazione: la sua origine non va cercata in un prodotto pensato per il turista, ma nell’iniziativa della comunità locale e dei pizzaioli.
Una differenza che aiuta anche a leggere la crescita successiva. Il turismo è arrivato sopra una relazione che esisteva già, non il contrario.
Una pizza, molte filiere
Se il forno è il centro della manifestazione, intorno si muove una parte consistente dell’agroalimentare campano. Provolone del Monaco Dop, Noce della Penisola Sorrentina, Castagna del Monte Faito Igp, Pomodorino del Piennolo del Vesuvio Dop, Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino Dop, Rucola della Piana del Sele Igp, insieme alla tradizione casearia del territorio, compongono una geografia produttiva che trova nella pizza un punto di incontro immediatamente leggibile.
Su questo aspetto si è soffermata Maria Carmela Serluca, assessora all’Agricoltura della Regione Campania, richiamando il valore della manifestazione anche come occasione per dare visibilità alle produzioni regionali. Antimo Caputo, di Mulino Caputo, ha riportato invece l’attenzione sull’artigianalità e sulla trasmissione del mestiere alle nuove generazioni.
Dal 2023 la Pizza di Vico è inoltre De.Co., Denominazione Comunale. Un riconoscimento che non appartiene al sistema europeo delle denominazioni, ma fissa formalmente il rapporto tra una preparazione e la memoria gastronomica del Comune che la rivendica.
Alla conferenza sono intervenuti anche il sindaco Giuseppe Aiello e Vincenzo Cirillo, consigliere delegato della Città Metropolitana di Napoli, inserendo la manifestazione nel più ampio patrimonio storico e turistico di Vico Equense.
Un sapore senza "confini", da Vico a New York
La nona edizione sceglie come claim “Un sapore senza confini”, una formula che quest’anno ha trovato una traduzione anche geografica.
Pizza a Vico è arrivata a New York, in occasione del Summer Fancy Food Show, mentre il manifesto dell’edizione 2026 è stato proiettato sui ledwall di Times Square. La delegazione vicana ha inoltre ricevuto dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida lo scudetto tricolore ufficiale.
La trasferta americana segna un passaggio ulteriore nella crescita del progetto. La Pizza di Vico esce dalla propria geografia, ma continua a presentarsi attraverso quella provenienza. Una questione tutt’altro che secondaria in un momento nel quale il successo internazionale di un prodotto locale può moltiplicarne il valore, ma anche renderne più labile il rapporto con l’origine.
Quello che rimane a Vico
Una parte della storia di Pizza a Vico continua però a essere scritta dentro la città.
Per l’edizione 2026, attraverso una manifestazione d’interesse, sono stati individuati tre progetti ai quali destinare risorse generate dall’evento: il restauro della statua del Cristo Morto dell’Arciconfraternita Venerabile dell’Assunta, la manutenzione del campetto polivalente e dell’area giochi dell’AMI di Montechiaro e “Oltre il Canile”, promosso dall’associazione I Cuccioli di Patrizia Veniero, con l’obiettivo di favorire anche l’adozione di circa venti cani ancora ospitati in struttura.
Memoria religiosa, spazi destinati alla comunità, tutela degli animali: ambiti molto diversi, accomunati dalla scelta di riportare sul territorio una parte di ciò che l’evento riesce a produrre.
Quest’anno cambia anche il rapporto con chi partecipa. Per la prima volta saranno infatti i visitatori a scegliere la pizza preferita di Pizza a Vico, votando attraverso il QR code presente sul ticket. È previsto inoltre un forno dedicato alle preparazioni per persone celiache, con procedure specifiche, insieme a proposte lactose free.
Dal 15 al 17 settembre i forni torneranno dunque nelle strade di Vico Equense. Dopo nove edizioni, però, Pizza a Vico può essere letta anche attraverso ciò che si muove intorno alle pizze servite: una rete di imprese e produttori, migliaia di visitatori (quarantamila quelli attesi), una reputazione che ormai viaggia fuori dai confini regionali e una parte delle risorse che torna alla comunità.
Tutte le informazioni relative al programma sul sito www.pizzaavico.com