ANCONA - «Profondo sconcerto, sgomento e fortissima preoccupazione». È la reazione del mondo sindacale e delle opposizioni marchigiane all’inchiesta «Ricostruzione», che ha portato a otto arresti in carcere, 51 indagati e sequestri per oltre 57 milioni di euro.
Fillea Cgil e Cgil Marche: «Prevenire è necessario e doveroso»
«L’operazione antimafia che parte da Ancona, dalla Regione Marche, ma che si allarga e coinvolge numerose province e regioni d’Italia sta facendo emergere pericolose infiltrazioni criminali e mafiose negli appalti pubblici, nei subappalti a cascata, ed anche nella ricostruzione del Sisma 2016». Fillea Cgil e Cgil Marche sottolineano come, ancora una volta, le ingenti risorse destinate agli investimenti possano diventare terreno fertile per la criminalità organizzata.
«La Fillea Cgil e la Cgil Marche, come sindacato, hanno sempre denunciato i rischi che oggi, ma anche nel passato, si sono palesati grazie al lavoro incessante della polizia giudiziaria e della magistratura», affermano. Da qui la necessità di rafforzare la prevenzione: «Gli accordi sindacali realizzati, i protocolli di legalità, dal Durc di congruità al badge di cantiere sono importanti e necessari ma da soli non possono bastare se non si rende tracciabile la spesa dei flussi finanziari».
Per le due organizzazioni sindacali servono «vigilanza, controllo, rafforzamento della cultura della legalità» per proteggere le imprese sane e impedire che le conseguenze delle irregolarità ricadano sui lavoratori, mettendo a rischio «la loro sicurezza e il loro futuro».
Nel documento il sindacato richiama inoltre la fragilità del sistema imprenditoriale e istituzionale e critica la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio: «Aver depenalizzato il reato di abuso d’ufficio non aiuta a fare azioni preventive contro le mafie e per la legalità».
Pd, M5S, Avs e alleati: «Acquaroli riferisca immediatamente»
Una richiesta di chiarimenti diretta al presidente della Regione Francesco Acquaroli arriva dal documento sottoscritto unitariamente dai gruppi assembleari di Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Progetto Marche e Lista Ricci.
«Le notizie diffuse questa mattina sull’operazione “Ricostruzione” della Guardia di Finanza di Ancona destano profondo sconcerto, sgomento e fortissima preoccupazione», scrivono le opposizioni, richiamando i numeri dell’indagine e le accuse di truffa aggravata, corruzione e infiltrazioni della criminalità organizzata.
I gruppi esprimono «piena e incondizionata fiducia nel lavoro della magistratura e della Guardia di Finanza» e ribadiscono che «ogni responsabilità penale dovrà essere accertata nelle sedi competenti e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza». Ma aggiungono: «La gravità dei fatti contestati e i profili politici emersi impongono fin da subito una risposta istituzionale e trasparente».
Nel documento viene richiamato Fabio Pistarelli, avvocato che ha ricoperto il ruolo di capo di gabinetto di Acquaroli e figura di riferimento del centrodestra maceratese e regionale. Le minoranze pongono una serie di interrogativi sul piano politico: «La Giunta e le forze di maggioranza erano a conoscenza delle dinamiche o delle criticità che oggi emergono dalle indagini?».
La richiesta riguarda direttamente i controlli sulle procedure pubbliche: «Poiché tra le stazioni appaltanti c’è la stessa Regione Marche, la Giunta deve dire con assoluta chiarezza quali controlli sono stati effettuati, quali falle nell’apparato di verifica hanno permesso che accadesse tutto ciò e come si intende correre ai ripari».
Le opposizioni contestano anche un modello di ricostruzione concentrato sulle inaugurazioni, mentre restano aperte questioni di legalità e sicurezza nei cantieri. «La ricostruzione non è una passerella elettorale né un banchetto per appetiti politici o affaristici», affermano.
E avvertono: «Quando la criminalità o la speculazione entrano in un cantiere, non lo fanno per ricostruire: lo fanno per arricchirsi». Secondo i gruppi, il profitto illecito può tradursi in «paghe ridotte, lavoro nero e tutele calpestate» oppure in «materiali di scarto, lavorazioni al ribasso e opere contabilizzate ma mai eseguite». In una terra colpita dal terremoto, proseguono, il problema investe anche la sicurezza degli edifici nei quali le famiglie dovranno tornare a vivere.
Il documento richiama inoltre le vertenze per gli stipendi non pagati segnalate nei giorni scorsi a Tolentino e Colmurano: «La legalità deve essere garantita lungo tutta la filiera, compresi i subappalti, e non può fermarsi alla regolarità formale di un contratto».
La conclusione è una richiesta precisa: «Per queste ragioni, a seguito della conferenza stampa degli inquirenti, chiediamo con urgenza la convocazione di un Consiglio regionale straordinario in cui il presidente Acquaroli riferisca immediatamente e con massima trasparenza su quanto accaduto, sulle azioni di tutela intraprese e sul ruolo delle figure chiave della sua maggioranza politica».
Maurizio Mangialardi (Pd): «La Regione faccia chiarezza»
Anche Maurizio Mangialardi, consigliere regionale del Partito democratico, chiede che venga fatta piena chiarezza. Le notizie sull’inchiesta, afferma, suscitano «profonda preoccupazione per la gravità delle ipotesi investigative, per la dimensione dell’indagine e per il coinvolgimento di figure che hanno ricoperto ruoli di primo piano nelle istituzioni regionali».
Mangialardi esprime «rispetto e ringraziamento alla magistratura e alle forze dell’ordine per il lavoro svolto a tutela della legalità e dell’interesse pubblico», ma ribadisce anche «il principio costituzionale della presunzione di innocenza per tutte le persone coinvolte, anche in presenza di arresti, misure cautelari e ipotesi di reato particolarmente gravi».
Il consigliere Pd distingue il piano giudiziario da quello politico e istituzionale: «Questo, tuttavia, non può far venire meno la necessità di fare piena chiarezza sul piano politico e istituzionale, soprattutto considerando che tra le stazioni appaltanti interessate dall’indagine figura anche la Regione Marche».
Da qui la richiesta che Acquaroli riferisca nella seduta straordinaria del Consiglio regionale in programma mercoledì 28 ottobre a Muccia, convocata per ricordare i dieci anni dalle scosse del 2016 e fare il punto sulla ricostruzione. Il presidente dovrà chiarire «quali controlli siano stati effettuati, quali eventuali criticità siano emerse e quali iniziative la Giunta intenda assumere a tutela dell’interesse pubblico».
«Non si tratta di anticipare giudizi o attribuire responsabilità che spetta esclusivamente alla magistratura accertare», precisa Mangialardi, ma di esercitare fino in fondo il ruolo di controllo e garanzia dell’Assemblea legislativa. «La ricostruzione è un impegno assunto con le comunità terremotate. Tutelarne la credibilità, la trasparenza e la legalità è un dovere delle istituzioni, prima ancora che una responsabilità politica».
Gabriele Marcozzi (Rifondazione): «Una bomba sociale, oltre che legale»
Più dura la lettura di Gabriele Marcozzi, segretario regionale di Rifondazione comunista-Sinistra europea, secondo il quale le vicende emerse «squarciano il velo sulla tanto sbandierata ricostruzione post sisma nelle Marche».
«Da un lato, il sistema di illeciti individuati, se confermato, lascia presagire un meccanismo perverso, in cui la malavita organizzata rischia di essere la prima beneficiaria», afferma Marcozzi, puntando l’attenzione anche sul coinvolgimento di figure della politica locale e regionale.
Il segretario di Rifondazione allarga però il ragionamento alle condizioni dei lavoratori nei cantieri, denunciando carenze nei controlli su orari, tutele e garanzie. Tra gli esempi cita la protesta dei lavoratori saliti su una gru a Tolentino per rivendicare il mancato pagamento degli stipendi e la situazione dei tecnici e degli amministrativi impiegati nei Comuni del cratere, che rischiano di perdere il posto in assenza di una stabilizzazione.
«Il problema tuttavia non riguarda solamente le vicende in loro stesse, pur gravi, ma è la situazione complessiva della ricostruzione che rischia di diventare una bomba sociale, oltre che legale», sostiene, indicando nell’assenza di una visione complessiva uno dei nodi da affrontare nella fase di uscita dall’emergenza.
Nel mirino finisce la Regione Marche: secondo Marcozzi, la Giunta Acquaroli avrebbe delegato le scelte al commissario alla ricostruzione Guido Castelli, rinunciando a un ruolo di indirizzo nelle politiche di sviluppo dei territori. La richiesta è di «fare il punto sulla ricostruzione, coinvolgendo tutte le comunità, le categorie produttive, i sindacati, le forze sociali», affrontando anche la questione dello spopolamento dell’entroterra.