Dottore, quando è iniziata questa “disavventura”?
"Alla fine dello scorso febbraio, quando in reparto diverse persone mi hanno detto che il colore del mio volto era un po’ strano. Fatto al quale non ho dato grande importanza, anche perché stavo facendo una dieta. Poi, però, nei giorni successivi, la situazione è cambiata”.
In che modo e quando?
“Nella prima decade di marzo ho iniziato a sentirmi affaticato e ad avere affanno. Il 15 del mese ero in ospedale per fare il mio turno quando mi sono sentito male. Ho chiesto la somministrazione di un farmaco per esaminare successivamente, con calma, il mio stato di salute. Per fortuna i colleghi, che non finirò mai di ringraziare (in particolare Ludovica Tombolini, Francesco Pellone e Sara Salerni) non mi hanno dato retta: avevo un serio scompenso cardiaco e un edema polmonare, nei giorni precedenti avevo avuto un infarto senza accorgermene”.
A quel punto che cosa è successo?
“Vista la gravità del quadro clinico hanno disposto il mio trasferimento all’ospedale di Torrette ad Ancona, dove è stato accertato un aneurisma ventricolare che avrebbe reso pericoloso qualsiasi intervento. Bisognava attendere che i tessuti si rafforzassero, con il rischio – però – che potevo non farcela. Alla fine, tenuto conto del fatto che i sintomi si erano ridotti, si è deciso di attendere per quindici giorni, un periodo in cui ho avuto per la testa tanti pensieri, anche i peggiori, ma sono stato sempre fiducioso. Poi, il primo aprile, sono stato sottoposto a un delicato intervento di ricostruzione della parete danneggiata, durato – mi hanno detto – ben sette ore e mi è stato impiantato un defibrillatore. Sarò sempre debitore a Marco di Eusanio, direttore della cardiochirurgia e a Marco Marini, direttore della Struttura operativa dipartimentale di Cardiologia degli Ospedali Riuniti di Ancona. A loro devo la vita”.
Come sta adesso?
“Discretamente, tutto è sotto controllo, tanto è vero che dal primo giugno sono rientrato in servizio, anche se non sono ancora tornato ad operare. Naturalmente mi sottopongo a visite periodiche per monitorare costantemente la situazione. Ora sto facendo alcuni giorni di ferie”.
Oltre all’intervento, che cosa le ha lasciato questa esperienza?
“Mi ha fatto vedere la vita da una prospettiva particolare: grandi sono stati la vicinanza e l’affetto della famiglia, dei colleghi medici, degli infermieri, degli operatori socio sanitari e persino dei pazienti. Il mio cellulare è stato inondato da messaggi bellissimi, in tanti ogni giorno si sono preoccupati di sapere come stavo, a partire dal mio direttore Mauro Pelagalli. Emanuele Rossi, direttore del pronto soccorso, ha contattato D’Eusanio, che era fuori Ancona, per avvertirlo in anticipo della mia situazione. Tutto questo mi ha commosso. Vorrei, però, dire un’altra cosa”.
Dica…
“Il mio caso è una ulteriore testimonianza di quanto sia importante la prevenzione, anche quando si pensa di non avere tempo per poterla fare, magari perché troppo impegnati nel lavoro. Quindi, mai trascurare sintomi, specie quando questi sembrano poco chiari; e, poi, da una certa età in su è bene sottoporsi ai necessari controlli. Due semplici indicazioni che possono fare la differenza”.