La maggioranza dei docenti italiana usa l’intelligenza artificiale ma solo la metà la adopera in classe. Sono i numeri dell’indagine “Docenti e intelligenza artificiale: tra opportunità, timori e bisogno di guida”, promossa da Spaggiari, La Fabbrica Società Benefit e dall’Associazione nazionale presidi su 1.294 insegnanti di scuole di ogni ordine e grado. La ricerca, presentata nei giorni scorsi al Senato della Repubblica nell’evento per i cento anni di Spaggiari, ha messo in evidenza un punto incontrastabile: l’IA è già dentro la scuola, e il passo successivo riguarda il modo in cui viene integrata nell’insegnamento.
Siamo di fronte a una novità che ancora non ha preso piede ovunque e che narra un’Italia a macchia di leopardo: possono esserci maestri e professori che ben usano l’intelligenza artificiale ma anche docenti che hanno dubbi sull’AI o non la sanno nemmeno adoperare. Un dato da cui partire a fare qualsiasi riflessione è questo: il 67% degli insegnanti – a detta dei ricercatori – ha imparato a usare l’IA da solo. Appena il 20% ha avuto una formazione istituzionale, il 7% ha eseguito corsi pagati di tasca propria e il 4% si è fatto aiutare dai colleghi. Numeri che evidenziano come la Scuola non sia per nulla all’altezza del momento storico visto che sono pochi i docenti ad essere stati formati sul tema. Tra coloro che adoperano i chatbot il 72% ha detto di usarli almeno una volta alla settimana: il 22% ogni giorno, il 36% più volte a settimana, il 14% una volta.
Ma a cosa serve l’IA ai docenti? La richiesta non riguarda tanto la conoscenza generale accessibile con l’intelligenza artificiale, quanto il suo uso professionale: indicazioni applicabili alla progettazione didattica, esempi pronti, strumenti verificati, laboratori, criteri per proteggere i dati degli studenti e per accompagnarli a un uso responsabile. È una domanda di formazione operativa. Prevalgono gli strumenti più accessibili: il 96% usa funzioni gratuite e il 57% assistenti conversazionali generalisti come ChatGPT, Claude e Gemini. Gli strumenti pensati specificamente per la didattica si fermano all’11%, un dato che indica quanto spazio ci sia per soluzioni progettate sui processi della scuola.
In classe con gli studenti, tuttavia, l’uso è ancora agli inizi: c’è chi la adopera per generare testi e immagini (22%); chi per favorire l’inclusione e la personalizzazione dei percorsi (22%) altri che lo fanno per spiegazioni e approfondimenti (11%) oppure per riflettere con gli alunni. Nelle risposte aperte l’intelligenza artificiale viene descritta come uno strumento che alleggerisce alcuni compiti, offre spunti e aiuta a personalizzare le attività, liberando tempo per la relazione educativa.
In parallelo cresce una funzione di guida, mediazione e verifica: accompagnare gli studenti a orientarsi tra i contenuti prodotti dall’IA, riconoscerne i limiti e usarli con criterio. Il potenziale educativo è comunque riconosciuto: il 47% indica nel risparmio di tempo il vantaggio principale, seguito da maggiore personalizzazione (15%), più creatività (14%) e maggiore coinvolgimento (10%). Gli ambiti in cui l’IA viene considerata più utile sono la progettazione didattica (30%) e il confronto e la ricerca di idee (29%). Ora – secondo i promotori dell’iniziativa – serve “una policy di istituto che indichi quali strumenti si possono usare così come è necessario portare il tema in classe: l’uso dell’AI deve diventare oggetto di riflessione – su come funziona, dove sbaglia”.