Infortunio in itinere: come non perdere indennizzo e risarcimento | Il Fatto Quotidiano.it

Incidenti nel tragitto tra casa e lavoro, cosa c’è da sapere per non perdere l’indennizzo o il risarcimento dei danni

Può bastare un ritardo del bus, una deviazione improvvisa per evitare un ingorgo di traffico o una scivolata sul gradino della metropolitana a trasformare il normale tragitto verso l’ufficio in una complessa vicenda legale e burocratica. L’infortunio in itinere, ovvero l’incidente accaduto nel percorso che separa la propria abitazione dal posto di lavoro, rappresenta una delle fattispecie più frequenti e al tempo stesso più delicate del diritto del lavoro. Se da un lato la tutela previdenziale ed economica garantita dall’Inail è solida, dall’altro il rischio di perdere l’indennizzo o il risarcimento dei danni a causa di una svista procedurale o del mancato rispetto dei termini di prescrizione è estremamente concreto. Comprendere come muoversi con tempestività, quali dettagli fare annotare e come difendere le proprie ragioni diventa quindi fondamentale.

I primi passi: ospedale, certificato e notifiche all’azienda

La prima regola aurea per il lavoratore colpito da un sinistro lungo la strada riguarda la gestione immediata dell’evento medico. Fin dal primissimo contatto con i soccorritori o al momento dell’ingresso in Pronto Soccorso, è indispensabile dichiarare esplicitamente che si tratta di un infortunio avvenuto nel tragitto casa-lavoro. Il medico curante o la struttura sanitaria dovranno rilasciare il certificato medico di infortunio, all’interno del quale va descritta in modo dettagliato la dinamica dell’accaduto. Il lavoratore ha poi l’obbligo di comunicare immediatamente al proprio datore di lavoro i dati identificativi del certificato, a partire dal numero di protocollo. Questa comunicazione non ammette ritardi: senza di essa, l’azienda non viene posta nella condizione di adempiere ai propri obblighi legali e la procedura di copertura rischia di incepparsi sul nascere.

Ricevuta la segnalazione e il relativo certificato con una prognosi superiore ai tre giorni, il datore di lavoro ha l’obbligo di inoltrare la denuncia di infortunio all’Inail entro quarantotto ore. Tale termine si riduce drasticamente a sole ventiquattr’ore nei casi più gravi in cui vi sia un immediato pericolo di vita per il dipendente. Una volta avviata la pratica, l’Inail apre una fase istruttoria per verificare se l’incidente rientri effettivamente nel perimetro della tutela prevista dalla legge. In questo frangente al lavoratore viene chiesto di compilare un modulo dettagliato, un passaggio decisivo in cui si deve fare la massima attenzione alle parole e alle descrizioni fornite.

Le condizioni dell’Inail: mezzi pubblici, deviazioni e auto propria

La copertura dell’infortunio in itinere non è automatica né priva di paletti. L’assicurazione pubblica copre il tragitto di andata e ritorno compreso tra la dimora e il luogo di lavoro, quello tra due differenti sedi lavorative oppure il percorso verso il luogo dove si consumano abitualmente i pasti durante la pausa. Tuttavia, il tragitto deve essere quello ordinario, ragionevole per distanze e tempistiche. Qualsiasi interruzione o deviazione dal percorso standard rischia di far decadere la tutela Inail, annullando ogni diritto alle prestazioni previdenziali. Esistono soltanto rare eccezioni in cui le deviazioni sono ammesse: deve trattarsi di pause o cambi di strada imposti da cause di forza maggiore, come un guasto improvviso al veicolo o un blocco stradale, da obblighi di legge o da necessità essenziali e inderogabili, tra le quali rientra tipicamente l’esigenza di accompagnare i figli a scuola.

Un altro nodo centrale riguarda il mezzo di trasporto utilizzato. La normativa predilige nettamente lo spostamento a piedi o tramite mezzi di trasporto pubblici. Se l’incidente avviene a bordo di un veicolo privato, come un’automobile o un motociclo di proprietà del lavoratore, l’Inail riconoscerà la copertura solo se l’uso del mezzo personale viene giudicato strettamente necessario. Tale necessità sussiste, ad esempio, quando i mezzi pubblici mancano del tutto, quando gli orari dei servizi collettivi sono del tutto incompatibili con i turni di lavoro assegnati, o quando la distanza dalla fermata più vicina comporterebbe un percorso a piedi sproporzionato. Inoltre, la tutela decade del tutto nei casi di condotta dolosa, di guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, oppure in presenza di violazioni dirette e gravi del Codice della Strada.

Prescrizioni e risarcimenti: le regole di Cassazione e Inail

Accanto alle modalità di svolgimento del percorso, la variabile tempo gioca un ruolo cruciale per la conservazione dei propri diritti economici. Il diritto ad ottenere le prestazioni da parte dell’Inail, che si tratti dell’indennità per inabilità temporanea assoluta o dell’indennizzo in capitale o rendita per i postumi permanenti, si prescrive di regola in tre anni dal giorno dell’evento. Tuttavia, a proteggere i lavoratori dai ritardi della burocrazia è intervenuto un fondamentale chiarimento di prassi: con la circolare numero 44 del 23 ottobre 2023, l’Inail ha recepito i principi stabiliti dalla sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione numero 11928 del 2019. In base a questo orientamento, il termine triennale di prescrizione rimane sospeso per tutta la durata del procedimento amministrativo di liquidazione e fino a quando l’istituto non comunica al lavoratore un provvedimento espresso di accoglimento o di rigetto. Ciò significa che il semplice superamento dei 150 giorni previsti per la chiusura dell’istruttoria non fa ripartire automaticamente la prescrizione a danno dell’infortunato.