MESTRE (VENEZIA) - «Su Amazon il cliente compra quello che serve e dopo non sa. In questa ferramenta quando viene espone il problema e gli si spiega cosa serve per fare quel tipo di lavoro». È il biglietto da visita di Vincenzo Franzese, 79 anni (80 tra quattro mesi), proprietario in Viale San Marco di una delle ferramenta più vecchie di Mestre, premiato dal Comune di Venezia nel 2019 per i suoi cinquant'anni di attività.
La storia
«Ho cominciato nel 1969 e questo negozio ha più di 5mila articoli». L'ordine con cui sono disposti è opera di Donna Elena, la sua compagna, che presenta con una barzelletta: «Ho chiesto al Padre eterno di darmi una moglie. Così mi spedisce un pacco grande in negozio: "Contenuto donna Elena, mittente padre eterno, maneggiare con cura". Nel buttare via la paglia e il polistirolo, ho buttato via anche la garanzia, e così ho dovuto tenermela».
Il sorriso e l'ironia sono il suo punto di forza: «Leroy Merlin e Obi non mi fanno nessuna concorrenza, perché non hanno il mio approccio, col cliente. Il cliente bisogna conquistarlo».
Si entra per acquistare qualcosa, se ne esce conquistati. Del viale non si lamenta. Originario di Benevento, Franzese è cresciuto a Mestre fin da quando aveva tre mesi: «Il 95% dei miei clienti sono miei amici. Vado d'accordo con tutti, anche con gli extracomunitari» con cui riesce a volte a comunicare anche servendosi dell'intelligenza artificiale. I negozi vicini? «Una volta c'erano la profumeria, il negozio di scarpe, la pasticceria. Hanno chiuso tutti». Il motivo, a suo dire, è presto detto: «Ci sono tante tasse. Anche l'affitto è caro, vogliono un'esagerazione».
L'analisi
Eppure, nel suo resoconto, non ci sono solo le botteghe di oggi che chiudono: c'è anche la memoria di quelle che hanno fatto la storia del quartiere. «Prima di me c'era sempre una ferramenta. Io ho rilevato il negozio a 20 anni. Una volta c'erano Gastaldi e Morasutti, che erano mostri, in senso buono: due negozi enormi, con tantissimi articoli. Tipo i grandi negozi di oggi, ma con un altro approccio, perché c'erano commessi storici».
Vincenzo ha le qualità di un tempo, ma in versione 2.0: «Tante botteghe stanno chiudendo perché non si sono aggiornate. Tra i miei colleghi c'è chi fa ancora gli ordini sul pezzo di carta». Impensabile per lui, che si è fatto costruire un sistema informatico su misura: «Un mio amico informatico mi ha installato un database. Io gli dicevo cosa fare e lui mi insegnava». Ha imparato, e nella vita ha anche insegnato: «Sono stato presidente degli installatori della Cgia di Mestre. Mi chiesero di insegnare all'istituto Edison di Marghera per un breve periodo».
Quell'esperienza gli ha lasciato una riflessione: «Bisogna far innamorare i ragazzi della materia. L'elettrotecnica ti dà subito la possibilità di lavorare. Se a un giovane insegni a fare un impianto, il giorno dopo può andare a fare il garzone, poi l'aiutante e dopo può mettersi anche da solo». Franzese è anche uno scrittore in erba. «Tra un cliente e l'altro scrivo romanzi gialli e di fantascienza. L'ultimo si chiama "Il violino di Helena". Il prossimo libro ruoterà attorno al tema dell'intelligenza artificiale».
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