Ischia, ecco il piano antidissesto. Trecento case da demolire: «Indennizzi per chi va via»

La data scelta è quella del 26 novembre. Una data simbolo: giusto 4 anni prima, nella notte, una tremenda frana scese dal monte Epomeo abbattendosi sulle abitazioni di via Celario causando 12 vittime. Un pianoro che moltiplicò la forza distruttrice del fango. E proprio lì inizieranno le demolizioni delle case, circa 300. «Altrimenti non sarà mai possibile iniziare a mettere in sicurezza il costone», spiega Marcello Feola, commissario per la ricostruzione. Accanto il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci che insiste: «La priorità deve essere sempre la sicurezza della vita delle persone». Ieri mattina Ischia è sotto una pioggia torrenziale che mette i brividi pensando alla frana di 4 anni fa ma è anche l’occasione per fare il punto sulla situazione attraverso la presentazione de «L’isola Verde, il diritto pubblico della ricostruzione», scritto a 4 mani dal commissario Feola e da Pierluigi Mantini, docente di diritto al Politecnico ed il via ai nuovi progetti: la demolizione dell’ex scuola Ibsen per farne alloggi e la riconversione, dopo quasi mezzo secolo di oblio, del maestoso complesso del Pio Monte della Misericordia. In sala, tra gli altri, i sindaci dell’isola, il presidente del consiglio regionale Manfredi ed il suo vice Fabbricatore ed il sottosegretario al Mit Antonio Iannone.

Le operazioni

Le demolizioni sono il cuore della messa in sicurezza. Nero su bianco lo prevede l’ordinanza n. 43 che stabilisce anche gli indennizzi per le abitazioni che andranno giù. Sono circa 300 di cui alcune gravate dal disco rosso dell’inedificabilità assoluta, poche per fortuna, altre solo da piccoli abusi. Ma oggi c’è finalmente un percorso che sarà stabilito in un protocollo d’intesa tra commissario, prefettura e procura di Napoli. Con un passaggio fondamentale che è stato anche il problema a cui si sono tutti appellati negli ultimi anni: le domande di condono edilizio (l’ultimo nel 1985) presentate ma mai affrontate dagli uffici tecnici. Un cavillo che ha permesso ad alcuni manufatti di rimanere nel limbo. Non sarà più così perché il commissariato per la ricostruzione, guidato da Feola, ha previsto una conferenza dei servizi in cui saranno espletate le richieste di condono che pendono su una parte di queste case da demolire. Giro di boa necessario che serve anche per quantificare, nel caso di piccoli abusi, i ristori economici per i proprietari. «Il piano prevede che vadano giù e i proprietari - spiega Feola - si vedranno riconosciuto il valore corrispondente del fabbricato. Finalmente il percorso è stato avviato. La vera sfida è questa: mettere per sempre in sicurezza il costone per evitare altre vittime. E ci sembra giusto dare il via alle operazioni nel giorno in cui si ricordano i 4 anni della tragedia». Nei prossimi giorni la gara, divisa in più lotti, per individuare le ditte private che si occuperanno prima degli abbattimenti e, successivamente dei lavori idraulici per rimettere in sesto briglie e vasche di laminazione.

«Stiamo facendo dell’isola di Ischia una sorta di laboratorio nazionale della ricostruzione. In questo territorio insulare, che ha conosciuto in cinque anni il terremoto e la frana, ed ha dovuto piangere dodici vittime, si sta lavorando con determinazione per riqualificare le cubature esistenti, demolire le costruzioni irrecuperabili e creare nuovi spazi compatibili con il contesto. Un lavoro complesso e delicato portato avanti con determinazione dal nostro commissario straordinario avvocato Feola d’intesa con i Comuni e le comunità», spiega al Mattino il ministro Nello Musumeci. Poi tocca un punto delicato: la consapevolezza del pericolo che hanno ora gli abitanti dell’isola. «Stiamo aprendo una breccia sul muro dell’indifferenza: i cittadini hanno compreso la lezione del passato e sanno che mitigare il rischio naturale dei luoghi in cui vivono significa tutelare le loro stesse famiglie. Si lavora - aggiunge sempre Mususmeci - sul fronte pubblico e su quello privato, senza tralasciare gli edifici di culto, che sono anche testimonianze storico-artistiche e luoghi di aggregazione sociale. Anche ad Ischia introduciamo il principio della delocalizzazione volontaria e incentivata per gli edifici in zone particolarmente a rischio, come abbiamo pensato di fare per i Campi Flegrei. Il governo Meloni ha posto la prevenzione dei rischi al centro della propria agenda. Nelle ricostruzioni post calamità il problema non è il denaro pubblico ma la capacità di spenderlo presto. Per questo abbiamo dato al commissario i poteri necessari ad operare secondo un cronoprogramma da rispettare».