Salvatore Calignano abbandonato in strada, arrestato il titolare dell’azienda: «Dici che ti ha investito un’auto»

Nessuna esitazione, né scrupolo, solo una pianificazione lucida, a tratti spietata. Mentre davanti ai suoi occhi Salvatore Calignano, appena precipitato da un’altezza di almeno dieci metri, iniziava una disperata lotta tra la vita e la morte, il suo unico pallino era già quello di non ritrovarsi nei guai con la legge. Così, si è fatto largo tra il capannello di soccorritori che si era radunato intorno all’operaio inerme, si è piegato sulle ginocchia e con tono rassicurante, ma fermo, ha pronunciato parole a prova di equivoco: «Non ti preoccupare, si risolve tutto. Se ti chiedono qualcosa, digli che ti hanno investito e l’assicurazione ti paga». Invece, nulla si sarebbe risolto. Ventiquattro ore dopo, il carpentiere di Orta di Atella esala l’ultimo respiro tra le corsie dell’Ospedale del Mare. Eccola, la prima tappa della strategia di insabbiamento messa in atto dall’imprenditore Michele De Rosa, 36 anni, titolare della Mdr Costruzioni, la ditta per la quale Calignano, venerdì scorso, stava lavorando in nero stendendo la guaina sul tetto di un capannone in via Fosso del Lupo, nell’area industriale di Caivano.

LE ACCUSE DEI PM

A quasi una settimana dalla tragica scomparsa, arrivano dunque a una prima svolta le indagini condotte dai carabinieri della compagnia e della stazione di Caivano. Un’inchiesta, quella diretta dal sostituto Sabrina Navarro e coordinata dall’aggiunto Maria Di Mauro e dal procuratore Domenico Airoma, andata avanti nonostante il pesante clima di omertà che ha provato a blindare i protagonisti della vicenda. La Procura di Napoli Nord e i militari dell’Arma, grazie a due telecamere di videosorveglianza privata e ad alcune testimonianze chiave, hanno delineato lo schema delle presunte responsabilità. Il giro di vite porta quindi la firma del gip Mariangela Guida, che convergendo sul quadro indiziario tratteggiato dai pm, ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per il costruttore De Rosa. Omicidio colposo e omissione dolosa delle cautele contro gli infortuni sul lavoro le accuse di cui deve rispondere. Restano invece indagati a piede libero i fratelli Antonio e Nicola Frezza, committenti dei lavori e proprietari della struttura su cui Calignano stava lavorando senza protezioni e senza inquadramento. C’è però anche un altro punto fermo in questo approdo investigativo: esclusa definitivamente l’ipotesi che il corpo sia stato spostato dopo il volo. Il punto di caduta e quello di impatto sono infatti pienamente sovrapponibili.

L’INSABBIAMENTO

Non solo il “suggerimento” bisbigliato all’operaio agonizzante. La strategia per silenziare il cantiere abusivo e disinnescare i controlli era solo all’inizio: «Un soggetto dalla trasgressiva personalità». È questo il ritratto tranchant che il gip Guida mette nero su bianco nell’ordinanza eseguita ieri mattina a carico di De Rosa. Un uomo capace di agire «in totale spregio alla normativa anti-infortunistica» e pronto a tutto pur di nascondere la verità. Mentre il carpentiere veniva caricato in ambulanza, la macchina del depistaggio si metteva in moto su più fronti. La seconda mossa è stata un maldestro tentativo di regolarizzazione ex post: alle 15.35 di quel maledetto venerdì, a incidente ormai avvenuto, la ditta invia la comunicazione per un’assunzione fittizia con decorrenza primo ottobre. Un espediente subito smascherato dagli accertamenti degli ispettori del Nil. Sui tetti di via Fosso del Lupo Calignano era salito con altri due colleghi. C’erano secchi, pennelli e attrezzi. Tutti spariti nel nulla la mattina seguente. L’imprenditore tenta poi di crearsi un alibi solido, raccontando di trovarsi «in autostrada di rientro da Roma» al momento dell’incidente. Una versione smentita da testimoni e telecamere, che lo riprendono mentre dispensa “consigli” all’operaio ferito. Sabato l’ultimo affronto. Poche ore prima che il cuore di Calignano smettesse di battere, De Rosa si presenta sotto casa. La moglie Carmela, sotto choc, non apre.

SCALA DI FORTUNA

A far crollare il muro di omertà sono state le parole di alcuni testimoni e la tecnologia. Decisive le immagini delle telecamere di una ditta che inquadrano l’accesso della vittima e di altri due operai «con l’uso di una scala di fortuna» per arrampicarsi su quel tetto privo di qualunque protezione. Nessun parapetto perimetrale, nessuna imbracatura. Solo una scala instabile. Un testimone racconta però di aver visto l’imprenditore piegato sul ferito e pronunciare frasi perentorie: «Non ti preoccupare, si risolve tutto. Se ti chiedono qualcosa dici che ti hanno investito e l’assicurazione ti paga». È l’accelerazione definitiva all’inchiesta. Sul caso è intervenuta ieri la Cgil di Napoli e Campania, che tramite il segretario generale Nicola Ricci annuncia: «Saremo parte civile nel processo». In primo piano resta adesso il dolore inconsolabile dei parenti della vittima. La famiglia di Calignano, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, chiede che venga fatta piena luce su ogni singola responsabilità e, soprattutto, un iter giudiziario senza sconti o scorciatoie.