Il dado è tratto. Malagò proverà a tenere per sé, ancora per un po’, una scelta che in realtà, in fondo, non è mai stata realmente in discussione: aveva un impegno con Roberto Mancini preso prima di essere eletto presidente della Figc e lo manterrà. Nonostante i giri di parole, i tentennamenti veri o presunti. Tutto è deciso: sarà l’ex ct campione d’Europa a prendere le redini della Nazionale nel post Gattuso. Resta solo da formalizzare la durata del contratto, l’ingaggio e lo staff. Ma la grande sorpresa è che nel gruppo che dovrà riportare l’Italia ai Mondiali nel 2030 ci sarà anche Gabriele Oriali. Sì, Lele ha detto sì a Casa Italia, probabilmente incapace di non raccogliere il richiamo di Malago e dell’Inno di Mameli: sarà team manager, probabilmente, come lo era ai tempi di Antonio Conte. Già, Conte. Il ct perfetto per la rinascita di una Italia in frantumi è stato considerato irraggiungibile. Forse, una resa troppo anticipata perché una vera e propria trattativa con Conte non è mai iniziata.
Nazionale, Maldini verso il no: Conte o Mancini come commissario tecnico
Per questioni di stipendio ma probabilmente anche per le richieste che avrebbe potuto fare il tecnico leccese. Su tutto, Conte avrebbe preteso carta bianca, una rivoluzione, un anno zero di via Allegri per tutto ciò che riguarda la parte sportiva. Compreso il settore giovanile. Proprio come ha fatto nel Napoli. Giovanni Malagò, che l’altro giorno in quella foto al Circolo Aniene non ha nascosto il rapporto personale e l’amicizia che lo lega a Mancini da decenni, ha scelto il ct della porta accanto, quello con cui è più facile trovare un’intesa. Magari, per dirla con un termine alla moda, più aziendalista. Conte avrebbe accettato (perché avrebbe accettato in caso di offerta autentica) ma a patto di avere la possibilità di ricostruire tutto, con applicazione fedele di un metodo, il suo, che ha portato al Napoli lo scudetto e il secondo posto e che gli ha consentito di conquistare cinque scudetti e la Premier da allenatore. Un vincente.
LA SORPRESA
Mancini aveva contro la sua investitura solo le modalità con cui aveva abbandonato la nave ad agosto del 2023. Per molti all’origine del terzo flop mondiale c’è il suo improvviso voltafaccia, quelle dimissioni che costrinsero Gravina ad aggrapparsi a Spalletti. Motivo per cui la cordata guidata dal presidente dell’Inter, Marotta, avrebbe preferito non perdonarlo. Per il resto, Mancini ct è stato tra i migliori per rendimento e risultati raggiunti negli ultimi vent’anni di Nazionale, con la finale di Wembley e la vittoria dell’Europeo in casa dell’Inghilterra. La vera sorpresa è che nella squadra di Mancini ci sarà Lele Oriali. Sì, l’ex interista ha deciso di staccarsi da Antonio Conte dopo un sodalizio durato 12 anni. Un inseparabile braccio destro di Conte anche nel Napoli.
«Lele l'ho conosciuto quando Tavecchio mi chiese di fare il ct - racconta il tecnico leccese - Il presidente federale mi propose Lele Oriali e una lista con altri nomi. Dopo 10 minuti con lui chiusi il casting. Capii che era quello giusto, parla poco ma si fa capire. Nella gestione dei calciatori è fondamentale, da dirigente percepisce tante cose. Non è tenero ma è giusto. E se sei giusto, sei sempre rispettato». Evidentemente Oriali ha preferito non affrontare la prossima sfida di Conte. Che, a questo punto, dopo la chiusura dell’Italia, sarà all’estero. In Italia sono pochissime le opportunità, anche perché sono davvero un paio i club che possono permettersi Conte. Ora resta da decidere il nome del direttore tecnico, che per Malagò appare come una figura fondamentale: Maldini sta davvero perdendo troppo tempo, l’ex capo dello sport italiano pure prima o poi si stuferà di aspettarlo. Come è giusto che sia.