La protagonista.
21 luglio 2026 alle 00:13
A volte si scambia per asprezza la facilità nel dire no. Soprattutto se a pronunciare quel diniego è una donna. Una che dirige, comanda, presiede l’amministrazione di un’azienda o un’istituzione. Forse è per questo che, nel ricordo della nipote, Javotte Bocconi era una figura autoritaria, imponente, quasi regale. O, forse, era davvero come la evoca Giada Manca di Villahermosa, figlia di suo fratello Gaetano: difficile nei rapporti con i famigliari, consapevole del proprio ruolo fino ad apparire altera, abituata a riscuotere obbedienza.
La forza di un progetto
Chissà, certo è che il potere esige fermezza e convinzioni solide, e la donna che ha guidato l’Università Bocconi per quasi un trentennio, dal 1932 al 1957, lo ha esercitato con sicurezza. Non lo ha fatto da sola: intorno a lei gravitavano personaggi di grande esperienza e autorevolezza, e lo usò per promuovere l’espansione dell’ateneo e l’avvio di numerose iniziative a favore degli studenti. Quando morì, nel gennaio del 1965, era presidente onoraria dell’Associazione Amici della Bocconi a lei intitolata: l’istituto di riferimento delle scelte strategiche e di governance dell’università milanese.
La vita
Nata a Cagliari l’8 ottobre 1879, Genoveffa Yvonne Manca di Villahermosa, per tutti Javotte, era la discendente di due delle più importanti famiglie dell’aristocrazia sarda, figlia di don Giuseppe e di donna Clara Sanjust. A 27 anni sposa Ettore Bocconi, secondogenito di Ferdinando, che in memoria del primo figlio ucciso nella battaglia di Adua, la disfatta coloniale italiana in Etiopia in cui morirono migliaia di soldati, fonda l’Università Commerciale Luigi Bocconi. È il 1902 e Milano è la capitale economica e culturale del neonato Stato Unitario. Già allora, la città più dinamica e moderna del paese. I Bocconi sono commercianti ricchissimi grazie ai grandi magazzini: un’idea di Ferdinando che, ispirandosi ai modelli di Parigi e Londra, inaugura, nel 1877, “Alle Città d’Italia”, il primo megastore italiano. In seguito, diventerà “La Rinascente”. In onore di Luigi, l’imprenditore trasforma un lutto privato in un lascito per la collettività: la prima università italiana interamente dedicata all'economia e al commercio.
Da Biasi a Nivola
Quando, nel 1932, il marito Ettore muore, ad assumerne la guida è Donna Javotte. Fiera, elegante, colta, lady Bocconi vive in Corso Venezia, in una casa molto grande con una sala da pranzo da ventiquattro posti. Ha una dimora sul lago di Como, vicino a Villa d’Este e ama i ritratti: ne commissiona ad Antonio Alciati e al sassarese Giuseppe Biasi. Un po’ di Isola se la porta anche nella nuova sede dell’Ateneo, che sposta da Largo Treves al 25 di via Sarfatti, dove si trova tuttora, e che inaugura alle porte di Natale, in piena seconda guerra mondiale. Nell’edificio progettato da Giuseppe Pagano, accoglie le opere di Salvatore Fancello e Costantino Nivola, scultori di Orani, compagni di studi e amici, e poi del grafico Giovanni Pintori. I manifesti dell’artista di Sardara si trovano nei musei di design di tutto il mondo, dal MoMA di New York al SFMOMA di San Francisco; le creazioni di cemento colato nella sabbia di Nivola ne hanno fatto uno dei più notevoli artisti italiani del Novecento. Pare che Donna Javotte non fosse incline alla nostalgia, però la scelta di tre artisti sardi tra i più grandi non dev’essere un caso. Sotto la sua guida, avviò la costruzione di residenze per gli studenti e di un complesso destinato a ospitare la biblioteca e gli istituti; volle e finanziò l’edificazione della chiesa di San Ferdinando. Nel 1956 ricevette la medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell’arte.
L’eredità
Nel 1951, quando si costituisce l’Associazione Amici della Bocconi, attraverso l’organizzazione, in seguito intitolata “Istituto Javotte Bocconi Manca di Villahermosa“, si adopera per favorire gli scambi culturali con l’estero, finanziare borse di studio e altre iniziative assistenziali per laureati e studenti. Non ebbe figli, lady Bocconi. Lasciò, però, un’eredità cospicua, composta non di sole opere, piuttosto una postura, un modo memorabile di stare al mondo.
Muore a Milano il 17 gennaio 1965, e verrà sepolta nella tomba di famiglia al Cimitero Monumentale. Alla sua morte l'intero patrimonio della famiglia Bocconi passerà all'università. Sarà il primo lascito versato all’ateneo.
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