Juventus-Milan, sfida anche sul mercato: chi si è mosso meglio?
La super sfida di questa sera all'Allianz Stadium tra la Juventus di Luciano Spalletti e il Milan di Rúben Amorim non è soltanto il big match della 3^ giornata di Serie A. Secondo l'analisi approfondita proposta da Tuttosport, la classica del calcio italiano mette di fronte due colossi che, oltre a inseguire il riscatto sul rettangolo verde dopo una stagione deludente, rappresentano due modelli societari e filosofie di gestione totalmente agli antipodi.
La restaurazione della Juventus: addio algoritmi, spazio al modello italiano
In casa bianconera, l'era della gestione legata ai puri dati matematici e agli algoritmi spinti sembra già giunta al capolinea. Dopo l'anno travagliato sotto la guida di Damien Comolli, l'azionista di maggioranza John Elkann ha optato per una netta virata verso la tradizione e la competenza manageriale consolidata nel nostro calcio. La nomina di Giovanni Carnevali, strappato al Sassuolo per ricoprire il ruolo di amministratore delegato e direttore generale, va esattamente in questa direzione: ridare stabilità e un volto prettamente italiano alla dirigenza di Corso Galileo Ferraris.
Parallelamente, la responsabilità dell'area sportiva è stata affidata a un ex dirigente rossonero di lungo corso come Frederic 'Ricky' Massara. Elkann ha avviato una profonda ristrutturazione, tagliando figure della precedente gestione come il direttore tecnico François Modesto e pianificando una imminente rivoluzione nell'area scout. Restano comunque saldi i profili scelti da Comolli ma stimati per professionalità, tra cui spicca Marco Ottolini, prezioso braccio destro di Massara nell'ultima sessione di calciomercato estivo. Una Juventus con i piedi ben piantati a terra, dove l'algoritmo torna a essere un semplice strumento di supporto all'intuizione del singolo dirigente.
La svolta del Milan: la gestione "Cardinale-centrica" e la rivoluzione RedBird
Scenario diametralmente opposto in Via Aldo Rossi, dove negli ultimi tre mesi il club ha assunto una fisionomia totalmente accentrata sulla figura di Gerry Cardinale. Il numero uno del fondo RedBird Capital, dopo quattro anni di deleghe che hanno portato scarse soddisfazioni sportive e una contestazione strisciante da parte della tifoseria milanista, ha deciso di prendere in mano le redini del comando in prima persona. Liquidato a gennaio il debito con il fondo Elliott e azzerata l'intera area tecnica a fine maggio, l'investitore statunitense ha optato per una riorganizzazione interna dopo un mese di casting europei.
Scarica la nuova app Pianeta Milan
Se il download non parte subito, tocca
in alto a destra e poi “Aggiungi a schermata home”
Tocca
e poi “Aggiungi a Home”
per installare la App sul tuo Iphone.
Cardinale ha inserito un uomo di sua strettissima fiducia, Massimo Calvelli, nel ruolo di amministratore delegato del Milan. Ha scelto personalmente Rúben Amorim per la panchina e, supportato dai dirigenti confermati a Casa Milan, ha coordinato una campagna acquisti da oltre 150 milioni di euro di investimenti. La vera novità risiede nella presenza fisica del patron: contrariamente al passato, Cardinale ha "messo le tende" a Milano, conducendo trattative in prima persona con l'ausilio di potenti intermediari come Jorge Mendes, presenziando stabilmente a Milanello (dove è stato avvistato anche ieri) e seguendo la squadra nelle trasferte più calde, da quella di stasera a Torino fino al prossimo match dell'Olimpico contro la Lazio. Il Milan è diventato la sua priorità assoluta a discapito degli affari negli Stati Uniti.