Kitesurfer morto, il dolore della moglie: «Mimmo era bellissimo»

Kitesurfer morto, il dolore della moglie: «Mimmo era bellissimo»

di Caterina SOLLAZZO

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mercoledì 5 agosto 2026, 20:44 - Ultimo aggiornamento: 20:46

Ora resta soltanto l’attesa dell’ultimo viaggio. La salma di Mimmo Piepoli dalla Libia, dove è stato ritrovato il corpo del surfista 39enne di Erchie scomparso l’1° maggio nelle acque di Porto Cesareo, dovrà rientrare in Italia, ma al momento non sono ancora stati comunicati né il giorno del trasferimento né la data dei funerali. Sarà lo stesso sindaco Giuseppe Margheriti, non appena riceverà comunicazioni ufficiali dalle autorità competenti, a informare la cittadinanza sull’arrivo di Mimmo nella sua città natale e sulle esequie.

Ora è il momento di chi vive questo dolore nel ricordo di chi era Mimmo. Ci sono parole che valgono più di mille fotografie. «Mio marito era bellissimo». Carla le ha ripetute tante volte in questi tre lunghi mesi. Non era soltanto un modo per ricordare il volto dell’uomo che amava, ma il ritratto di una vita costruita insieme, di una famiglia cresciuta tra sacrifici e sogni condivisi. In quelle poche parole c’è tutto il dolore di una moglie che non ha mai smesso di sperare e che, fino all’ultimo istante, ha creduto che Mimmo Piepoli potesse tornare a casa.

Dal giorno della sua scomparsa, Carla ha affrontato un calvario che ha commosso l’Italia intera. Avrebbe potuto lasciarsi sopraffare dalla disperazione, invece ha scelto di combattere. Lo ha fatto con una forza straordinaria, trasformando il dolore in determinazione. Ha mosso cielo e terra perché le ricerche non si fermassero, ha lanciato appelli pubblici, ha coinvolto i mass media, ha scritto alle più alte cariche dello Stato chiedendo che nessuna possibilità venisse trascurata. Ogni giorno era una nuova battaglia, ogni segnalazione una speranza, ogni telefonata la possibilità che tutto potesse cambiare. Con il passare delle settimane quella di Carla non è stata più soltanto la storia di una moglie che cercava il marito. È diventata il simbolo di una battaglia combattuta con dignità, coraggio e amore. Dietro ogni parola e ogni appello c’era una donna che si rifiutava di arrendersi, convinta che Mimmo fosse ancora vivo.

«Ho fatto l’impossibile. Tanto… perché io lo volevo a casa. Lo sentivo vivo, ne ero sicura. Forse perché non volevo dargli una fine. Perché lui non meritava questo», ha sottolineato con il fiato quasi sospeso ma straziante. Parole semplici, ma capaci di raccontare meglio di qualsiasi cronaca i lunghi mesi trascorsi tra speranza e paura. Anche quando il ritrovamento di un corpo sulle coste della Libia aveva fatto temere il peggio, Carla ha continuato ad aggrapparsi all’unica possibilità che le restava: quella che tutto potesse ancora avere un finale diverso.

Per lei Mimmo era il pilastro della famiglia. «Ha fatto tanti sacrifici. Fa male stare qui senza di lui. Lui era la colonna di casa», ha raccontato. Nei suoi ricordi prende forma il ritratto di un uomo instancabile, capace di fare qualsiasi cosa: riparava automobili, saldava, lavorava la terra, realizzava impianti elettrici.

In casa era lui a trovare una soluzione a ogni problema. Ogni angolo conserva ancora il segno delle sue mani e del suo lavoro, testimonianza silenziosa di una vita spesa per chi amava. Per oltre tre mesi Carla ha vissuto sospesa tra la speranza e la paura. Poi è arrivata la conferma che nessuno avrebbe mai voluto ricevere. L’esame del Dna ha accertato che il corpo recuperato il 2 luglio sulle coste della Libia appartiene proprio a Mimmo Piepoli. Una notizia che ha spezzato definitivamente la speranza, trasformando l’attesa in un dolore immenso. A comunicarlo alla comunità è stato il sindaco Giuseppe Margheriti. Erchie aspetta il ritorno di uno dei suoi figli. Lo aspetta un intero paese che in questi mesi non ha mai smesso di sperare insieme a Carla. Dopotutto forse resteranno soprattutto quelle parole, semplici ma potentissime.

«Mio marito era bellissimo». Non è soltanto il ricordo di un volto. È il ritratto dell’uomo con cui aveva costruito la sua vita, condividendo sacrifici, progetti e speranze. È il ricordo di un amore che ha resistito all’attesa, al dolore e alla distanza. Un amore che Carla ha difeso fino all’ultimo, senza mai smettere di credere che il suo Mimmo potesse tornare a casa.

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