L’estranea è, senza troppi giri parole, non solo il miglior film italiano visto all’83sima Mostra del cinema di Venezia (e probabilmente quest’anno), ma anche il film più riuscito e compiuto della carriera di Paolo Strippoli. Al suo quarto lungometraggio “e mezzo” (considerando la co-regia con Roberto del Feo per A Classic Horror Story) il regista barese arriva in concorso al Lido, un anno dopo il passaggio fuori concorso con La valle dei sorrisi, con un’opera fresca, ambiziosa, complessa, stratificata, eppure – a differenza delle sue precedenti – sempre solida nella tenuta drammaturgica.
Al centro della storia c’è una famiglia della Bari benestante. Una madre, un padre (straordinari Jasmine Trinca e Adriano Giannini) e due figli. E soprattutto, c’è la paura più contemporanea che esista: quella di perdere il controllo su ciò che crediamo di avere in pugno e di non essere più padroni dei nostri destini. Strippoli parte proprio da questo spunto per mettere in scena un racconto a episodi che mescola thriller, dramma, horror e persino quel gusto per il grottesco, senza mai risultare sbilanciato verso un genere o un altro.
Un’energia rara

C’è una sequenza, nell’Estranea, che è un capolavoro di straordinaria potenza già destinato ad entrare nell’immaginario cinematografico italiano con una forza prorompente. Non vogliamo spoilerare troppo per evitare di guastarvi il godimento, ma si tratta sostanzialmente di un montaggio parallelo costruito su uno dei più grandi episodi della cultura recente del nostro paese: da una parte l’euforia, l’esplosione collettiva di felicità, e dall’altra la tragedia. Ed è proprio qui che Strippoli mostra il suo grande talento, perché riesce a creare un contrasto perfetto tra la gioia rumorosa e il silenzio disperato di una famiglia. Un conflitto di immagini che restituisce meglio di qualunque dialogo l’angoscia diffusa che attraversa il presente.
L’estranea è però girato con una mano, una grinta, un’energia e una naturalezza rara nel panorama cinematografico italiano contemporaneo. Strippoli lo aveva già dimostrato nei suoi lavori precedenti, ma qui sembra aggiungere un tocco in più di freschezza e vitalità, riuscendo finalmente a tenere insieme il tutto senza risultare sfilacciato. C’è l’attesa, l’inquietudine psicologica e la costruzione lenta del mistero, ma soprattutto c’è una tensione narrativa continua che non concede momenti di pausa. È anche un film pensato per essere esportabile all’estero (non è un caso, infatti, la sua partecipazione a Toronto) e capace di reggere il confronto fuori dai nostri confini senza perdere identità. E pur seguendo l’onda della grande tradizione del nostro cinema di genere (e anche quello internazionale), L’estranea è un film che non sembra somigliare a nessun altro.
Guardare in faccia il presente
Perché Strippoli lo sa: per far rivivere quella tradizione non bisogna cullarsi sugli allori di un passato che non esiste più, ma iniziare a guardare in faccia al presente e ribaltare quel paradigma, senza vergognarsi nel mostrare qualcosa di sporco – nel senso più letterale del termine – e senza quella paura di risultare roboante, intenso ed eccessivo. Ed è anche un tentativo di cambiare il paradigma produttivo del genere in Italia (cosa che stanno provando a fare Mainetti e pochi altri). Per questo, al contrario del pensiero di alcuni colleghi che lo anticipavano come una presenza ingombrante, la sua partecipazione in concorso è più significativa che mai.
L’estranea è quindi un’opera straordinaria che conferma il talento limpidissimo e cristallino di Paolo Strippoli, e che riesce a essere tutto e il contrario di tutto di quello che abbiamo visto in tanti anni di cinema. Un thriller, che è insieme horror psicologico e tragedia pop e viscerale, in cui non manca nemmeno il culto per i B-Movie. Ma la cosa bella è che si vede, fotogramma per fotogramma, che Strippoli ama quello che fa e che il suo amore riesce a contagiare le immagini prima ancora che la storia. Questo passaggio all’83sima Mostra non è quindi solo un traguardo meritatissimo, ma l’inizio di una carriera che qui, con questo film, ha finalmente trovato la sua voce più alta. Dall’8 settembre al cinema con 01 Distribution.
Alessandro Ritrovato
Classe 2003, si appassiona al cinema grazie ai film di Alfred Hitchcock. Dal 2023 è collaboratore delle testate ScreenWorld e CinemaSerieTv del portale Digital Dreams, e dal 2025 comincia a scrivere sul rinnovato sito di BadTaste. Laureato in Economia dei beni culturali con un Master in Management dell'audiovisivo, cerca sempre di essere a attento a tutto ciò che ruota attorno al mondo del cinema, con una particolare dedizione verso i meccanismi che regolano il mercato e l'industria cinematografica.