L’isola che non c’era è nata davanti al Po: ma basta una mareggiata per farla sparire

L’isola che non c’è, in realtà, c’è. È una lingua di sabbia nata appena sei anni fa davanti alla foce della Busa Dritta, ramo terminale del Po di Pila, nel territorio di Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Siamo nel Delta, dove il Grande Fiume incontra l’Adriatico in un paesaggio di rami, lagune, scanni e campagne bonificate. Qui il confine tra acqua e terra è labile. Lo scanno è ancora fragile, appena consolidato dalla vegetazione pioniera: basta una mareggiata, con una punta di marea di 110 centimetri sopra il medio mare, perché finisca sott’acqua. Poi il fiume torna a depositare sabbia e il disegno ricomincia. È una terra che nasce, arretra e cambia forma sotto gli occhi di chi la abita. Ma questo equilibrio è fragile. Per 68 giorni, dal 16 giugno al 22 agosto, le portate del Po sono rimaste sotto la soglia critica e il cuneo salino è arrivato a circa 30 chilometri dalla foce. Nel 2022 ne aveva raggiunti 40.
Quando il Po perde forza, l’acqua marina, più densa, avanza sul fondo dei suoi rami. Con i terreni che sono anche tre-quattro metri sotto il livello dell’acqua, il sale filtra nelle falde, mette in difficoltà l’irrigazione e altera l’equilibrio delle lagune. È qui che diventano visibili gli effetti di ciò che accade lungo tutto il corso del fiume. Ed è qui che è arrivata la Carovana del Po, promossa dall’Autorità di Bacino Distrettuale e da Legambiente nell’ambito del progetto europeo Life Climax Po, mirato all'adattamento ai cambiamenti climatici e alla gestione intelligente delle risorse idriche nell'intero distretto idrografico.

Così a Pila, sulla barca dell’impresa familiare Navigazione Marino Cacciatori, tecnici, amministratori e ambientalisti hanno osservato dall’acqua un Delta che Francesco Tornatore, responsabile del progetto per l’Autorità di Bacino, definisce «il più naturale degli ambienti artificiali». 

BIODIVERSITÀ

Un ambiente in cui occorre «sopravvivere», sottolinea Roberto Pizzoli, sindaco di Porto Tolle e presidente dell’Ente Parco del Delta: «Intendo proprio sopravvivere, non vivere». La sfida è tenere insieme attività produttive, biodiversità ed ecosistema attraverso interventi strutturali. Uno: la barriera antisale progettata sul Po di Pila. Rodolfo Laurenti, direttore del Consorzio di Bonifica Delta del Po, spiega: «Dobbiamo pensare alle condizioni che ci saranno tra 50 o 80 anni». Paratoie regolabili contrasteranno la risalita del mare durante le magre, ma nessuna opera basta, senza considerare quanta acqua arriva dall’intero bacino. 

Due: la sabbia. Paolo Mancin, presidente del Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine, chiede di scavare bocche lagunari e canali ostruiti dai sedimenti: «Noi viviamo sul posto, il Delta si muove. Siamo i guardiani del territorio». Una necessità che non va confusa, però, con il dragaggio generalizzato del Po. Tornatore avverte: «Il fiume va dragato? Va bene, ma vediamo di cosa stiamo parlando. Non è il giardino di casa, è un fiume». 


PAESAGGIO

È la contraddizione del Delta: togliere sabbia dove soffoca una laguna e averne abbastanza perché il mare non si mangi la costa; tenere fuori il sale senza separarsi dal mare; mantenere asciutte campagne che dipendono dalle idrovore. Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, mette l’accento sull’adattamento e sulla necessità di ripensare i modelli economici e di sviluppo: «Non vuol dire che da domani dobbiamo smettere di fare quello che facciamo». 

Dalla barca, però, i numeri tornano a diventare paesaggio. All’Isola della Batteria restano l’idrovora dismessa, vecchie fortificazioni militari e gli edifici di una comunità che coltivava anche riso prima che quelle terre tornassero sommerse. Ci sono canneti che arretrano per colpa del sale e vecchie opere che raccontano quanto possa cambiare la linea di costa.


COMUNITÀ

Davanti alla Busa Dritta accade anche il contrario: il Po deposita sabbia e costruisce nuovi lembi di terra. È il Delta: una terra che non è mai uguale a se stessa, abitata da comunità che da generazioni imparano a vivere con l’acqua e che cercano un nuovo equilibrio per poter continuare a chiamarla casa.