- Home
- Cronaca
- L’ospedale di Castellammare era già nella bufera: prima della morte di Greta e del figlio arrestata la primaria di ginecologia
La donna, 33 anni, potrebbe essere morta per trombosi, ma a far luce sarà l’autopsia. L’Asl: “Se c’è stato un errore, saremo inflessibili”

L’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, dove Greta Astarita ha perso la vita (Ansa)

Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su Google
Castellammare di Stabia (Napoli), 12 ottobre 2026 – Greta Astarita è morta alle 14.46 di sabato 10 ottobre all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Forse per una trombosi, ma sarà l’autopsia a dirlo con certezza. Aveva 33 anni, viveva a Piano di Sorrento con il marito e una bambina di cinque anni. Era al settimo mese di gravidanza. Poche ore prima aveva perso il figlio, che si sarebbe chiamato Nicolò come il nonno, fatto nascere prematuramente nel tentativo di salvarlo.
Venerdì sera, alle 20.46, si era presentata al pronto soccorso con il marito, dopo essere passata dal primo soccorso di Vico Equense. Un dolore forte, all’inguine secondo i familiari, a una gamba secondo la direzione sanitaria. Quello che è certo è che se n’è andata nella sua casa di Piano, e che due ore dopo è rientrata in ambulanza in condizioni gravissime. Terapia intensiva, consulenza neuroradiologica all’ospedale del Mare a Napoli, angiotac al ritorno a Castellammare. Poi il coma. Un andirivieni tra due ospedali per capire che cosa le stesse succedendo.
La Procura di Torre Annunziata, guidata da Nunzio Fragliasso, ha aperto un fascicolo contro ignoti per duplice omicidio colposo in ambito di responsabilità sanitaria, dopo la denuncia presentata dai familiari alla polizia. Per il feto la qualificazione omicidiaria dipende dal fatto che sia nato vivo. Titolare dell’indagine è il pm Vincenzo Lanni, al momento non ci sono indagati.
Sono state sequestrate le cartelle cliniche e le due salme, su cui saranno eseguite le autopsie. I medici legali dovranno stabilire se il bambino fosse già senza battito prima del parto o se sia nato vivo e morto pochi istanti dopo. Tra le ipotesi c’è una trombosi, per ora soltanto una pista: il dolore a una gamba, la stasi, l’assetto ormonale della gravidanza potrebbero aver favorito la formazione di coaguli arrivati ad altri organi. Solo l’autopsia può dirlo.

Una foto di archivio dell'ospedale (Ansa)
Intanto l’Asl Napoli 3 Sud ha avviato un audit interno. Il direttore generale Giuseppe Russo parla di un’indagine “a 360 gradi”. La commissione, presieduta dal direttore sanitario del presidio Luigi Stella Alfano, si è riunita con dieci professionisti di Ginecologia, Terapia intensiva neonatale e Rianimazione. Il lavoro durerà almeno due giorni. “Se c’è stato un errore saremo inflessibili”, ha detto Alfano, assicurando che tutti i documenti clinici sono già nelle mani della polizia giudiziaria.
Il reparto di Ginecologia era già al centro di un’altra bufera. Pochi giorni fa l’ex primaria Eutalia Esposito è stata arrestata e tre medici sono stati sospesi. Per la Procura, dopo la morte di un neonato per un possibile errore medico, la primaria avrebbe provato a falsificare la cartella clinica e a depistare le indagini. Uno dei medici sospesi, sempre secondo l’accusa, avrebbe creato a mano un nodo al cordone ombelicale.
La famiglia di Greta sceglie il silenzio. In una nota, l’avvocato Ivan Giannino chiede rispetto e riservatezza. Il nonno di Nicolò aveva detto soltanto: "Non abbiamo capito nulla, ci siamo accorti solamente dopo della gravità della situazione”.
© Riproduzione riservata