La festa, il sangue, l’onore È ancora “Cavalleria rusticana”  - L'Unione Sarda.it

Andiamo all’opera.

24 luglio 2026 alle 00:27

Il capolavoro di Pietro Mascagni oggi e domani al Teatro del Mare 

La piazza, la chiesa, l’osteria. In poche decine di metri quadrati un intero mondo: la festa e il peccato, la devozione e il desiderio, il giudizio della comunità e la violenza. È dentro questa geometria elementare che “Cavalleria rusticana”, il capolavoro in un atto di Pietro Mascagni che il Teatro Lirico di Cagliari sta portando in tournée nell’isola per “Rotte Sonore Summer 2026”, continua a raccontare l’umano. Le recite già andate in scena il 15 e 16 luglio a San Giovanni di Sinis e il 18 luglio a Carbonia, approdano oggi e domani alle 20.30 al Teatro del Mare del Parco del Nervi di Cagliari. Per il Lirico di Cagliari, un ritorno: l’ultima tournée operistica risaliva al 2017, mentre “Cavalleria rusticana” mancava da Cagliari dal settembre 2020.

La piazza

Luca Baracchini firma una lettura scenica pensata per adattarsi ai tre spazi all’aperto; ricorrendo a elementi di scena e a costumi del Teatro Lirico, realizza un dispositivo flessibile che affida ai luoghi parte della drammaturgia. È una scelta coerente con un’opera in cui la comunità non è sfondo ma guarda, commenta, celebra, condanna: la piazza di Verga e Mascagni è insieme teatro, tribunale e cassa di risonanza. Portarla fuori dal teatro significa restituirle il contatto diretto con il pubblico, l’aria della festa che lentamente si guasta fino a diventare presagio.

Gli artisti

Il podio è affidato a Matteo Beltrami, direttore e violinista genovese già ospite a Cagliari nel 2021 per il “Requiem” di Cherubini eseguito a porte chiuse durante la pandemia. Questa sarà la sua prima apparizione davanti al pubblico sardo. Dirigerà l’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico, preparato per l’occasione da Riccardo Pinna. Il cast riunisce interpreti conosciuti dagli spettatori sardi: Rachele Stanisci è Santuzza, Marco Berti è Turiddu, Elena Schirru Lola, Angelo Veccia Alfio e Cristina Melis Lucia. Voci chiamate a sostenere una scrittura musicale compatta e incandescente, nella quale ogni slancio melodico contiene già il proprio rovescio tragico.

La storia

Debuttata al Teatro Costanzi di Roma il 17 maggio 1890, “Cavalleria rusticana” nasce dal libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, tratto dalla novella omonima di Giovanni Verga. Mascagni aveva appena vinto il concorso bandito dall’editore Sonzogno, consegnando alla storia quello che sarebbe diventato il manifesto del Verismo musicale. In poco più di un’ora, l’opera addensa passioni assolute e codici sociali implacabili. Turiddu torna dal servizio militare e trova l’amata Lola sposata con Alfio; per vendetta seduce Santuzza, poi la abbandona e riprende a frequentare l’antico amore. Quando Santuzza, ferita nell’onore, rivela il tradimento ad Alfio, il dramma privato entra nello spazio pubblico, mettendo in moto il tragico rituale della sfida.

La potenza

Ma a rendere ancora oggi così potente l’opera non è soltanto la meccanica del triangolo amoroso. È il modo in cui il desiderio individuale si scontra con una società che assegna ruoli, stabilisce colpe e non concede vie di fuga. Santuzza, esclusa dalla messa, esposta alla vergogna, chiede amore ma riceve giudizio, pagando così il prezzo più alto. Attorno a lei il paese vive la Pasqua, mentre la tragedia è pronta a essere consumata. Il celebre Intermezzo sospende per pochi minuti il tumulto, ma non lo risolve: è una parentesi di bellezza prima che l’antico – e antiquato – codice d’onore maschile reclami il suo tributo. Tra Sinis, Sulcis e Cagliari, “Cavalleria rusticana” mostra nella sua bellezza ciò che è sempre stata: una tragedia breve e feroce, capace di trasformare una piazza qualunque, di ieri come di oggi, nel centro esatto del mondo, dove si vivono feste e si consumano vendette.

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