La Marina britannica valida il lancio di effettori da un sottomarino autonomo, lo stesso hanno già fatto gli statunitensi e sarà fatto dagli australiani. E a decidere obiettivi e strategia sarà l’intelligenza artificiale.
La guerra sottomarina è ormai entrata in una nuova era. La Royal Navy ha annunciato di aver effettuato con successo il lancio di un siluro pesante tipo Mk 48 da uno dei suoi sommergibili senza equipaggio (Uuv) denominati Excalibur, segnando un passo significativo verso l’impiego di tali soluzioni da parte delle forze Nato. L’evento, accaduto il 13 settembre presso il Centro britannico di valutazione e collaudo (British Underwater Test & Evaluation Centre) che ha sede in Scozia, rappresenta un importante traguardo operativo per il “Pilastro 2” dell’accordo sul programma Aukus, ovvero l’intesa multilaterale tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia volta a sviluppare sistemi di carico utile per veicoli sottomarini senza equipaggio compatibili con i droni armabili e subacquei di quelle nazioni.
Sebbene si sia trattato ancora di una dimostrazione di fattibilità, secondo il comunicato stampa emesso dalla Marina di re Carlo “ha convalidato l’integrazione meccanica, elettrica e software di un siluro statunitense su un veicolo autonomo alleato, dimostrando che le forze alleate possono raggiungere rapidamente l’intercambiabilità degli armamenti”.
L’ammiraglio Daryl Caudle, a capo delle operazioni navali, ha dichiarato: la cooperazione e i test tra alleati segnano una prima volta storica per la guerra sottomarina alleata; dimostrare di poter lanciare senza problemi un siluro pesante statunitense da un veicolo sottomarino autonomo della Royal Navy conferma la nostra visione condivisa di una reale intercambiabilità. Integrando armi, carichi utili e architetture di missione tra le piattaforme alleate, accresciamo la flessibilità, la portata e la potenza di combattimento delle nostre forze congiunte, garantendo che siano pronte ad affrontare le sfide strategiche del futuro”.
Il siluro Mk 48 e le caratteristiche del sommergibile Excalibur
L’ultima versione dello Mk 48, la “Mod 7” è frutto di un programma di sviluppo congiunto con la Marina Militare Australiana ed è ottimizzata sia per missioni tradizionali, colpire bersagli sommersi o galleggianti, sia per minacce emergenti come le mine vaganti (droni esplosivi che si spostano nell’acqua) e veloci imbarcazioni di piccolo tonnellaggio.
L’Excalibur, presentato nel maggio 2025, è il primo sottomarino senza equipaggio della Marina militare inglese: lungo circa 12 metri, trasporta il siluro lungo 6 metri agganciato sotto la carena grazie a un pattino che favorisce le operazioni di lancio. L’Excalibur non dispone di tubi lanciasiluri, bensì di un ampio vano centrale per il carico dotato di portelli sia nella parte superiore sia in quella inferiore, ma lo Mk 48 ha dimensioni troppo grandi per poter essere ospitato all’interno, soluzione che favorirebbe le prestazioni di navigazione del sottomarino senza equipaggio.
Si tratta di un sommergibile da 19 tonnellate progettato e costruito dalla società MSubs con sede a Plymouth (UK), che per la parte elettronica e software di controllo della navigazione utilizza prodotti della Marine-AI.
Il futuro della guerra sottomarina e le sfide dell’intelligenza artificiale
Ciò che emerge, dunque, è che Usa, Australia e Regno Unito potranno utilizzare i medesimi effettori su tutte e unità, essendo pienamente compatibili l’una con l’altra. Ora la US Navy e la Royal Navy proseguiranno gli esperimenti seguendo il “Progetto Cutlass” che prevede l’utilizzo della piattaforma Anduril “Dive-XL” affrontando aspetti operativi quali l’integrazione di altri carichi utili avanzati, le architetture di comando e controllo e gli scenari di impiego tattico, al fine di far maturare ulteriormente le capacità sottomarine senza equipaggio.
Tra le sfide tecnologiche ancora da risolvere ci sono le comunicazioni protette tra postazione di comando e controllo e drone sottomarino, che possono trovarsi e migliaia di chilometri di distanza, la capacità auto-decisionale dei computer di bordo, basata su algoritmi di intelligenza artificiale: nel silenzio e nel buio degli abissi i mezzi Uuv devono poter “imparare” da soli che cosa può essere un obiettivo e che cosa no lo è; sapersi proteggere dalle contromisure nemiche, compiere manovre di evitamento degli ostacoli per completare missioni a lunga autonomia e anche, entro certi limiti, auto-ripararsi.